
Sono diventate una presenza familiare tra rocce, sentieri e vegetazione del monte Solaro, il punto più alto di Capri. Ma ora le capre che vivono allo stato libero sull’isola sono finite al centro di un caso che divide amministratori, residenti e associazioni animaliste. Gli esemplari sarebbero ormai circa 90 e la crescita della popolazione sta facendo aumentare le segnalazioni per i possibili danni all’ambiente.
Una presenza che, peraltro, appartiene alla storia stessa dell’isola. Secondo una delle interpretazioni più diffuse, persino il nome Capri sarebbe legato alle capre che la popolavano fin dall’antichità. Oggi, però, il problema sarebbe diventato quello di trovare un equilibrio tra la tutela degli animali e quella di un territorio particolarmente fragile.
L’allarme per il monte Solaro
A riaccendere il dibattito è stata una lettera inviata a Repubblica da Aldo Policastro, procuratore generale a Napoli, nella quale vengono descritte le conseguenze attribuite all’elevato numero di animali presenti soprattutto nell’area del monte Solaro.
Policastro parla di «vegetazione divorata, arbusti spogliati» e di giovani piante, ginestre e cisto che non riuscirebbero più a crescere. Ma i problemi segnalati non riguarderebbero soltanto la flora: nella lettera si fa riferimento anche a «muretti a secco trasformati in pietraie» e a rocce lesionate o spostate, con il possibile pericolo che possano rotolare verso valle.
Il problema non nasce oggi. Ad Anacapri, uno dei due comuni dell’isola, della gestione delle capre si discute ormai da anni e in passato sono già stati tentati diversi interventi per limitarne la proliferazione.
Le capre di “Capri-Revolution” e le accuse a Mario Martone
Nella vicenda è finito anche il regista Mario Martone. Nel 2018, durante le riprese del film Capri-Revolution, la produzione portò sull’isola 25 capre di una razza differente da quella presente localmente. Il film ha come protagonista una giovane pastora e gli animali erano stati utilizzati proprio per alcune scene.
Secondo il sindaco di Anacapri, quelle capre «sono arrivate per le riprese, nel 2018, e poi sono state dimenticate sul territorio». Una ricostruzione che ha chiamato direttamente in causa la produzione cinematografica.
Martone ha però respinto le accuse, sostenendo che le capre fossero presenti ad Anacapri già prima del film e che l’aumento della popolazione non possa essere attribuito agli animali utilizzati sul set.
A fornire un’ulteriore versione è stato Luca Federico, aiuto regista di Capri-Revolution, secondo il quale durante le riprese le capre furono tenute all’interno di un recinto e, una volta concluso il lavoro, vennero riportate sul continente.
Il tentativo di trasferirle e la battaglia degli animalisti
La questione era esplosa già nel 2023, quando il Comune di Anacapri aveva deciso di intervenire disponendo la cattura di alcuni esemplari e il loro trasferimento fuori dall’isola.
Il progetto incontrò però la forte opposizione delle associazioni animaliste, che raccolsero circa 5mila firme con una petizione e presentarono anche un ricorso al Tar, riuscendo a fermare l’operazione.
Proprio in quel periodo si verificò un episodio che alimentò ulteriormente le tensioni: 22 capre vennero trovate morte sotto un albero. Inizialmente si diffuse il sospetto di un possibile avvelenamento, ma gli accertamenti portarono a una spiegazione completamente diversa. Gli animali erano morti folgorati da un fulmine che aveva colpito l’albero sotto il quale si erano riparati durante un temporale.
La sterilizzazione e il problema ancora irrisolto
Dopo lo stop al trasferimento degli animali, l’amministrazione tentò una soluzione alternativa, disponendo la sterilizzazione dei maschi per contenere progressivamente la crescita della popolazione.
La misura, tuttavia, non sembra aver risolto il problema. Con circa 90 capre oggi presenti sull’isola, il confronto su come intervenire è tornato d’attualità.
Al momento non risultano nuovi provvedimenti delle amministrazioni locali, mentre alcune associazioni animaliste chiedono di proseguire con le sterilizzazioni anziché ricorrere alla cattura e al trasferimento degli esemplari.
Resta così aperto il nodo che da anni divide Capri: come proteggere le capre senza compromettere la vegetazione e il delicato ecosistema del monte Solaro, trasformando quella che per secoli è stata una presenza caratteristica dell’isola in una popolazione numericamente sostenibile.


