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Caso ricina, la scoperta inquietante su un sacchetto trovato a casa

Pubblicato: 27/08/2026 11:04

Un sacchetto di plastica rosso, con una scritta che non passa inosservata: «Monique». È uno dei dettagli emersi dall’ultimo sopralluogo nella casa di Pietracatella, dove lo scorso dicembre sono morte Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita. Nella complessa inchiesta sulla ricina, anche un oggetto all’apparenza comune può ora diventare un elemento da verificare.

La scritta sul sacchetto non prova alcun legame con il caso, ma ha attirato l’attenzione degli investigatori. Saranno gli esami scientifici e gli accertamenti dell’autorità giudiziaria a chiarire se quel reperto possa offrire indicazioni utili sulla vicenda.

Ricina, 131 reperti nella casa di Pietracatella

Nel sopralluogo effettuato alla fine di luglio, la polizia scientifica ha sequestrato 131 reperti nell’abitazione della famiglia Di Vita. L’elenco, diffuso dal Tg1 e riportato anche da ANSA, comprende oggetti di uso quotidiano e diverse sostanze presenti in casa.

Tra il materiale acquisito figurano residui di pane, un cestino dell’immondizia, una spazzola, un contenitore con liquido medicale, un prodotto per lavare i pavimenti, una borraccia e una bottiglia vuota. L’obiettivo delle indagini è verificare l’eventuale presenza di tracce di ricina.

Il dettaglio del sacchetto rosso con la scritta «Monique»

Fra i reperti sequestrati spicca il sacchetto rosso con la scritta «Monique». Secondo quanto riportato da Libero Quotidiano, il nome potrebbe essere un possibile diminutivo riferibile a persone già emerse nel corso dell’inchiesta. Al momento, tuttavia, non è possibile attribuire un significato preciso a quell’oggetto.

Gli investigatori hanno eseguito tamponi in più punti dell’abitazione e sugli oggetti prelevati, comprese le impronte delle suole di un paio di scarpe. Nell’elenco figurano inoltre guanti di gomma verdi e un filtro per aspirapolvere, anch’essi destinati alle verifiche di laboratorio.

Gli accertamenti nello studio di Gianni Di Vita

Le verifiche non si sono fermate alla casa di Pietracatella. Nella stessa giornata del sopralluogo, secondo quanto riferito dal Tg1, gli investigatori sarebbero entrati anche nello studio professionale di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara.

Il commercialista lavora in un appartamento situato di fronte alla casa di famiglia. La circostanza è stata riportata anche da ANSA e da Libero Quotidiano, nell’ambito di un’attività investigativa che procede su più fronti.

Il caso ricina resta aperto

L’inchiesta punta a ricostruire come la ricina sia entrata nella disponibilità delle vittime e quale percorso abbia portato all’avvelenamento. Nei giorni precedenti erano proseguiti anche gli accertamenti su dispositivi elettronici e comunicazioni riconducibili alla famiglia.

Secondo Libero Quotidiano, dalle chat dei telefoni sequestrati sarebbero emersi elementi ritenuti di interesse dagli investigatori. Per ora, però, il significato del sacchetto «Monique» e il suo eventuale ruolo nella vicenda restano tutti da chiarire.

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