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Legge elettorale, il centrodestra valuta ballottaggio e preferenze: le opposizioni preparano gli emendamenti

Pubblicato: 31/08/2026 09:07

ROMA – Entra nella fase decisiva il confronto sulla nuova legge elettorale. Martedì 1° settembre, alle 12, scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti in commissione Affari costituzionali del Senato. Il centrodestra lavora soprattutto sul ritorno delle preferenze e sulla correzione della norma relativa ai voti raccolti dalle liste sotto il 3 per cento. Resta invece aperta la discussione sul possibile ballottaggio nazionale, sul quale non è stata ancora raggiunta una posizione comune.

Il testo approvato dalla Camera prevede un sistema proporzionale con un premio di maggioranza per la coalizione che supera il 42 per cento. Se nessuno raggiunge quella soglia, i seggi vengono distribuiti con il proporzionale puro e la maggioranza di governo deve essere costruita dopo il voto. È proprio per evitare questo scenario, considerato un possibile fattore di instabilità, che una parte della maggioranza propone di recuperare il secondo turno previsto nella prima versione della riforma.

Le modifiche studiate dal centrodestra

Un’intesa politica è già stata raggiunta sulle preferenze. L’emendamento dovrebbe prevedere un capolista bloccato e un elenco di sei candidati, con la possibilità per l’elettore di esprimere fino a tre scelte. Rispetto alla proposta bocciata alla Camera con voto segreto, il nuovo testo dovrebbe rafforzare anche l’alternanza di genere. Questa volta la modifica dovrebbe essere sottoscritta da tutti i partiti della coalizione, dopo il via libera arrivato nel vertice tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi.

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha confermato che la maggioranza intende riproporre la modifica, presentandola come uno strumento per restituire agli elettori la possibilità di scegliere direttamente una parte dei parlamentari. È una soluzione intermedia tra le liste completamente bloccate e un sistema fondato soltanto sulle preferenze, sulla quale durante l’estate sono state superate parte delle riserve manifestate soprattutto da Lega e Forza Italia.

Il secondo intervento riguarda la norma che esclude dal calcolo della cifra elettorale nazionale della coalizione i voti delle liste rimaste sotto il 3 per cento, fatta eccezione per la migliore tra quelle che non hanno raggiunto la soglia. La disposizione, pensata per limitare la frammentazione e la presenza di liste minori create soltanto per raccogliere consensi, è stata definita dalle opposizioni la norma “ruba voti”. Anche nel centrodestra sono però emersi dubbi tecnici e costituzionali, perché il meccanismo potrebbe penalizzare la coalizione che ha ottenuto il maggior numero complessivo di voti. L’orientamento è quindi quello di modificarla o cancellarla.

Più complesso resta il nodo del ballottaggio. Il senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera propone un secondo turno qualora nessuna coalizione superi il 48 per cento e almeno due raggiungano il 38 per cento, senza consentire nuovi apparentamenti tra il primo e il secondo voto. Secondo Pera, senza un correttivo il sistema rischierebbe di produrre una situazione di stallo. Anche Ignazio La Russa considera necessario evitare un risultato senza maggioranza, ma ha riconosciuto che introdurre ora un cambiamento così rilevante presenta difficoltà politiche e tecniche.

All’interno della coalizione le posizioni non coincidono. Fratelli d’Italia e Forza Italia appaiono più disponibili a discutere il secondo turno, mentre la Lega continua a esprimere perplessità. Tra i problemi da risolvere c’è anche la possibilità che il ballottaggio produca maggioranze differenti alla Camera e al Senato. Per questo la scelta definitiva viene considerata politica e dovrebbe essere affidata ai leader del centrodestra, dopo gli approfondimenti sulla formulazione dell’eventuale emendamento.

Le opposizioni verso la mobilitazione

Il centrosinistra prepara intanto un pacchetto comune di proposte di modifica. Il Pd, il Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e le altre forze di opposizione contestano soprattutto la possibilità di cambiare nuovamente l’impianto della riforma durante l’esame al Senato. Il senatore democratico Dario Parrini interpreta il ritorno del ballottaggio come una risposta della maggioranza al mutamento dei sondaggi e alla crescita di Roberto Vannacci. Una lettura condivisa anche da Angelo Bonelli, mentre Carlo Calenda accusa il centrodestra di intervenire sulle regole elettorali per fronteggiare un nuovo concorrente alla propria destra.

Tra gli emendamenti delle opposizioni dovrebbero esserci il superamento delle liste bloccate, il ritorno ai collegi o alle preferenze e la cancellazione dell’obbligo di indicare sulla scheda il candidato alla presidenza del Consiglio. Riccardo Magi ha inoltre annunciato un’iniziativa pubblica per il 15 settembre, giorno indicato per il voto finale a Palazzo Madama. Prima di allora, tuttavia, la maggioranza dovrà decidere se limitarsi alle modifiche già condivise oppure aprire anche il capitolo del ballottaggio.

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