
Un momento di spensieratezza tra amici, le risate interrotte da un’ombra improvvisa che si avvicina veloce, la richiesta apparentemente banale di una sigaretta e poi il terrore viscerale. In una manciata di secondi la quotidianità si spezza, trasformandosi in una trappola senza via d’uscita: spintoni, pugni che arrivano al volto senza preavviso e il bagliore sinistro e freddo di una lama sproporzionata brandita a mezz’aria. Un ragazzo cerca disperatamente una via di fuga, tenta di arrampicarsi oltre un ostacolo per salvare la pelle, ma viene afferrato, scaraventato a terra e brutalizzato da un branco spietato, pronto a ferire pur di strappare via oggetti di poco valore. La sensazione del metallo affilato sulla gamba e le minacce sussurrate a pochi centimetri dal viso lasciano un segno che va ben oltre la ferita fisica, consegnando alla cronaca il ritratto di una violenza urbana gratuita e sconvolgente.
L’agguato nei pressi della metropolitana
La drammatica vicenda si è consumata nel pieno pomeriggio dello scorso 29 maggio nei pressi della stazione metropolitana di Cologno Sud, all’interno del territorio comunale di Cologno Monzese, alle porte di Milano. La vittima, un ragazzo di appena 19 anni, si trovava in compagnia di alcuni coetanei per trascorrere qualche ora all’aperto, quando il gruppetto è stato puntato e circondato da una banda composta da sei o sette giovani, diversi dei quali arrivati a bordo di monopattini elettrici. Quella che sembrava un’innocua richiesta di una sigaretta si è trasformata istantaneamente in una feroce aggressione di gruppo. Dopo una prima scarica di schiaffi e cazzotti, uno degli aggressori, giunto sul posto su un monopattino insieme a una ragazza, ha estratto una grossa lama, descritta dalle testimonianze come un vero e proprio machete. Alla vista dell’arma, i presenti hanno provato a fuggire in preda al panico, ma il diciannovenne, nel tentativo di scavalcare una recinzione per porsi in salvo, è stato raggiunto, violentemente tirato giù e colpito alla gamba con il coltello. Sotto la minaccia costante dell’arma, i malviventi sono riusciti a portargli via una collana d’argento, il telefono cellulare, la maglietta e il cappellino che indossava, prima di dileguarsi e far perdere le proprie tracce.
Le indagini e la svolta attraverso i filmati
L’attività investigativa è scattata immediatamente dopo la denuncia dell’accaduto, vedendo impegnati in prima linea i carabinieri di Cologno Monzese. Gli inquirenti hanno avviato una meticolosa ricostruzione dei fatti, analizzando passo dopo passo ogni singolo dettaglio e incrociando le testimonianze raccolte sul posto con le immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti nella zona della stazione e lungo le vie di fuga. Proprio l’analisi approfondita dei video ha consentito ai militari di identificare i responsabili materiali dell’aggressione e di chiudere il cerchio attorno ai colpevoli. Nelle scorse ore è scattata l’ordinanza di custodia cautelare a carico di due giovani di nazionalità egiziana, rispettivamente di 18 e 19 anni, entrambi già ampiamente noti alle forze dell’ordine per precedenti specifici.
Il profilo degli arrestati e il trasferimento in carcere
Gli accertamenti condotti dai carabinieri hanno rivelato un quadro ancora più grave relativo alla pericolosità dei due giovani arrestati. Soltanto due giorni dopo la rapina di Cologno Sud, vale a dire il 31 maggio, i due erano già stati bloccati dai carabinieri della sezione Radiomobile di Sesto San Giovanni. Anche in quel caso, la coppia si muoveva con disinvoltura a bordo di monopattini e, sempre con l’impiego di coltelli, aveva tentato di mettere a segno un ulteriore scippo ai danni di un passante. A loro carico erano già state contestate pesanti accuse che spaziavano dal porto abusivo di armi alla resistenza e violenza a pubblico ufficiale, fino alla palese violazione della misura dell’obbligo di dimora a cui erano sottoposti. Alla luce dei nuovi e inconfutabili elementi di prova raccolti per la rapina col machete, per i due ragazzi si sono aperte le porte del carcere di Monza, dove rimarranno a disposizione dell’autorità giudiziaria.


