
Sono i telefoni di Valter Lavitola uno dei punti centrali degli accertamenti condotti dai carabinieri in vista dei prossimi passaggi dell’inchiesta. Gli investigatori stanno esaminando i dispositivi sequestrati all’ex direttore dell’Avanti!, cercando di ricostruire conversazioni, contatti e informazioni che possano aiutare a chiarire i suoi rapporti e le sue attività.
L’attenzione non è rivolta soltanto a ciò che è stato recuperato dai cellulari. Per chi indaga, infatti, può essere altrettanto significativo capire che cosa manca e se alcune conversazioni siano state cancellate volontariamente. L’analisi forense dovrà stabilire proprio questo: quali dati siano stati eliminati, quando sarebbe avvenuta la cancellazione e se vi siano elementi utili per comprendere le ragioni di eventuali interventi sui dispositivi.
Il lavoro degli investigatori arriva in una fase delicata dell’indagine, con l’udienza davanti al Tribunale del Riesame prevista per la prossima settimana e l’interrogatorio di Lavitola davanti ai pm di Roma. Nel frattempo, in carcere, l’ex direttore dell’Avanti! sarebbe stato aggredito da alcuni detenuti e schiaffeggiato. Secondo le informazioni riferite dalla Penitenziaria, non avrebbe riportato conseguenze gravi.
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I telefoni e le conversazioni cancellate
I dispositivi sotto esame sono due: quello acquisito durante la perquisizione di luglio e quello trovato al momento dell’arresto. Dai primi accertamenti emergerebbe un elemento destinato a essere approfondito: i cellulari apparirebbero in parte “puliti”, con l’assenza di diverse conversazioni che gli investigatori si sarebbero aspettati di trovare.
Il dato, però, non viene interpretato automaticamente come la prova di una cancellazione volontaria. Lavitola, secondo la ricostruzione contenuta nel materiale dell’inchiesta, avrebbe avuto da tempo la percezione che gli investigatori si stessero avvicinando a lui. Questa consapevolezza sarebbe maturata anche dopo l’individuazione e l’arresto degli esecutori materiali dell’attentato contro Sigfrido Ranucci.
Da quel momento, l’ex direttore dell’Avanti! avrebbe manifestato in più occasioni la convinzione che le indagini potessero arrivare anche a lui. È in questo contesto che viene valutato il contenuto residuo dei telefoni. Un investigatore, osservando il materiale recuperato, avrebbe sintetizzato così il sospetto: «Quello che c’è ce lo voleva far trovare».
Tra gli elementi mancanti ci sono numerose chat con Ranucci. Ma, in questo caso, l’assenza delle conversazioni non sarebbe necessariamente indicativa di una cancellazione mirata. I due, infatti, avrebbero utilizzato anche sistemi di messaggistica caratterizzati dalla cancellazione automatica dei messaggi. Per questo motivo, la semplice mancanza delle chat non sarebbe sufficiente a dimostrare che siano state eliminate intenzionalmente.

I contatti con i Servizi e il dossier Carbon Credit
Più rilevante per gli investigatori sarebbe invece ciò che emerge, o non emerge, da altri ambiti. Nei telefoni non risultano praticamente contatti con esponenti dei Servizi, nonostante gli investigatori abbiano ricostruito attraverso altre fonti l’esistenza di rapporti riconducibili a Lavitola.
È proprio questa differenza tra il materiale presente sui cellulari e quanto emerso attraverso altri canali a rendere particolarmente importante l’analisi forense. L’obiettivo sarà verificare se le informazioni mancanti possano essere state cancellate e, soprattutto, collocare temporalmente eventuali eliminazioni.
Poche sarebbero inoltre le tracce legate alla vicenda dei Carbon Credit, uno dei dossier sui quali Lavitola si sarebbe mosso negli ultimi tempi. Anche in questo caso gli investigatori stanno cercando di capire se l’assenza di determinati contenuti sia casuale oppure il risultato di una precedente attività di cancellazione.
Diverso è il quadro relativo a Report. Nei telefoni sarebbero rimasti diversi messaggi e riferimenti attraverso i quali Lavitola raccontava rapporti, informazioni e possibili possibilità di intervento sulla trasmissione.
Su questo aspetto, però, Ranucci avrebbe respinto con decisione l’ipotesi di una reale capacità di influenza del faccendiere sul programma. Di fronte alle accuse, avrebbe definito quelle ricostruzioni «millanterie», sostenendo quindi che Lavitola avrebbe rappresentato un’influenza sulla trasmissione che, nella realtà, non avrebbe avuto.

Restano tuttavia i rapporti con alcuni giornalisti della redazione, già emersi nell’ambito dell’inchiesta. Tra questi figurano i contatti con il cronista che, su indicazione dello stesso Ranucci, si stava occupando della vicenda dei Cantieri Vittoria.
Questi rapporti erano già stati ricostruiti nell’informativa dei carabinieri e ora vengono nuovamente esaminati alla luce del materiale presente nei cellulari. Il confronto tra i dati recuperati dai dispositivi e quanto già acquisito attraverso altre fonti potrebbe quindi contribuire a definire meglio la rete di relazioni di Lavitola.
Il punto centrale degli accertamenti resta dunque duplice: capire che cosa è rimasto nei telefoni e accertare che cosa potrebbe essere stato cancellato. Sarà l’esame forense a dover stabilire se vi siano state eliminazioni, in quale momento e con quali modalità. Un lavoro che assume particolare rilievo mentre si avvicinano l’udienza davanti al Tribunale del Riesame e l’interrogatorio davanti ai pm di Roma.


