
La riforma della legge elettorale entra nella fase più delicata e il ballottaggio nazionale divide apertamente la maggioranza. Matteo Salvini chiude infatti alla proposta del doppio turno e annuncia che chiederà agli alleati di votare contro l’emendamento presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera. Una posizione che rende sempre più difficile trovare un’intesa nel centrodestra prima del passaggio decisivo in Aula.
Per il leader della Lega gli elettori non devono essere chiamati nuovamente alle urne dopo due settimane: il principio indicato da Salvini è quello di una consultazione unica, al termine della quale chi ottiene più voti conquista il governo del Paese. La contrarietà del Carroccio mette quindi seriamente in discussione l’ipotesi di un secondo turno tra le due coalizioni sopra il 38% qualora nessuna raggiungesse il 48%.
Fratelli d’Italia prende tempo e prepara l’alternativa
L’emendamento sul ballottaggio potrebbe essere ritirato qualora diventasse evidente l’assenza di un accordo politico nella coalizione. La maggioranza ha rinviato la decisione al 9 settembre, quando la questione arriverà nell’Aula del Senato. Da Fratelli d’Italia arriva intanto una linea prudente: il presidente della commissione Affari costituzionali Andrea De Priamo ha chiarito che qualsiasi modifica potrà andare avanti soltanto con il consenso degli alleati.
Anche Forza Italia appare fredda sull’ipotesi del doppio turno, mentre la Lega mantiene una posizione nettamente contraria. Sullo sfondo pesa anche il possibile effetto elettorale di Futuro nazionale. Senza la pressione del voto utile al primo turno, il nuovo soggetto politico guidato da Roberto Vannacci potrebbe sottrarre consensi soprattutto al Carroccio. Lo stesso Vannacci ha ironizzato sulle divisioni interne al centrodestra, sostenendo che il ballottaggio, pensato inizialmente per limitarne la crescita, potrebbe invece finire per favorirlo.
Fratelli d’Italia tiene quindi aperta una seconda strada. Tra gli emendamenti depositati compare infatti la proposta della senatrice Paola Ambrogio di abbassare dal 42 al 41% la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza. Una possibilità confermata politicamente anche da Giovanni Donzelli, secondo il quale l’obiettivo resta quello di consentire a una coalizione sopra il 41 o il 42% di avere i numeri necessari per governare.
La soglia del 41% assume particolare rilievo alla luce degli attuali rapporti di forza: secondo l’ultimo sondaggio Swg per il TgLa7, la somma di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati raggiunge il 40,7%.
Restano aperti anche preferenze e soglia per i piccoli partiti
Il confronto sulla nuova legge elettorale non riguarda soltanto ballottaggio e premio di maggioranza. In commissione Affari costituzionali inizierà anche l’esame degli altri emendamenti, tra cui quello relativo all’introduzione delle preferenze. Le modifiche approvate in commissione potrebbero però decadere qualora la maggioranza decidesse di portare il testo direttamente in Aula senza mandato al relatore.
Resta inoltre aperto il confronto sulla cosiddetta norma anti-cespugli, che escluderebbe dal conteggio della coalizione i voti raccolti dai partiti sotto il 3%, salvo quello del migliore tra gli esclusi. Fratelli d’Italia propone di cancellare la misura o di abbassare la soglia al 2%, mentre Forza Italia difende il principio anti-frammentazione.
La partita sul Melonellum resta dunque aperta. Il nodo politico principale è ormai la capacità della maggioranza di trovare una mediazione tra la linea della Lega, contraria al ballottaggio, e quella di Fratelli d’Italia, che continua a cercare un meccanismo capace di garantire una maggioranza stabile già al primo turno.


