
«Meloni si è chiusa nel Palazzo, non ascolta il Paese». Elly Schlein torna all’attacco della presidente del Consiglio e traccia un bilancio durissimo dell’esperienza di governo del centrodestra. In un’intervista a L’Espresso, la segretaria del Partito democratico definisce quelli trascorsi dall’insediamento dell’esecutivo «quattro anni buttati» e accusa Giorgia Meloni di concentrarsi sulla futura legge elettorale invece che sui problemi economici e sociali del Paese.
Nel colloquio Schlein mette al centro crescita, produzione industriale, salari, costo dell’energia e sanità pubblica, per poi indicare alcune delle priorità con cui il Pd intende presentarsi alla prossima sfida elettorale. Tra queste anche una riduzione della precarietà sul modello spagnolo, il salario minimo, nuovi investimenti nella sanità territoriale e politiche rivolte ai giovani.
Schlein: «Meloni festeggia, ma l’Italia no»
L’attacco alla presidente del Consiglio parte dalla situazione economica. «Meloni si è chiusa nel Palazzo, non ascolta il Paese. Ma mentre lei festeggia l’Italia no», afferma Schlein, che descrive un’economia sostanzialmente ferma e richiama le difficoltà attraversate negli ultimi anni dal settore industriale.
L’ultima fotografia dell’Istat presenta in realtà un quadro più articolato. Nel secondo trimestre del 2026 il Pil italiano è aumentato dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre la crescita acquisita per l’intero anno è dello 0,8%. Nello stesso trimestre, tuttavia, il valore aggiunto dell’industria è diminuito dello 0,5%.
Anche la produzione industriale continua a mostrare segnali contrastanti. A giugno l’indice è sceso dell’1% rispetto a maggio e dello 0,6% su base annua, anche se nella media del secondo trimestre è aumentato dello 0,4% rispetto ai primi tre mesi dell’anno.
È su questa debolezza strutturale che Schlein concentra la propria critica al governo, insieme alla questione dei salari e al costo dell’energia.
Salari ed energia al centro dell’attacco al governo
La leader del Pd sostiene che l’Italia abbia «salari tra i più bassi d’Europa, col costo dell’energia più alto». Anche in questo caso il quadro europeo richiede alcune distinzioni, ma il problema della competitività energetica italiana è documentato.
La Commissione europea ha infatti rilevato che i prezzi dell’elettricità in Italia rimangono tra i più elevati dell’Unione europea, sia per le famiglie sia per le imprese, indicando tra le cause strutturali l’elevata dipendenza del sistema elettrico italiano dal gas.
La questione salariale è invece da tempo uno dei principali terreni di scontro tra maggioranza e opposizione. L’Italia resta inoltre uno dei cinque Paesi dell’Unione europea privi di un salario minimo nazionale fissato per legge, insieme a Danimarca, Austria, Finlandia e Svezia.
Per Schlein la risposta deve passare non soltanto dall’introduzione del salario minimo, ma anche da una riduzione della precarietà e da una politica industriale capace di sostenere contemporaneamente investimenti e qualità del lavoro.
«L’unica priorità di Meloni è cambiare la legge elettorale»
La segretaria dem riserva poi un attacco diretto al progetto di modifica delle regole elettorali. Secondo Schlein, «l’unica priorità di Meloni è cambiare la legge elettorale per provare a garantirsi la rielezione».
Il tema è già da mesi al centro dello scontro parlamentare. Il Pd contesta sia il metodo sia il merito della riforma e accusa la maggioranza di voler intervenire sulle regole del voto in prossimità della fine della legislatura.
Schlein aveva già annunciato che le opposizioni avrebbero contrastato il progetto «in Parlamento e fuori», collegando la battaglia sulla legge elettorale alla più ampia critica nei confronti dell’azione del governo.
Sanità, Schlein: «Sei milioni rinunciano a curarsi»
Un altro fronte centrale dell’intervista è quello della sanità pubblica. Schlein sostiene che durante gli anni del governo Meloni sia diminuito il peso della spesa sanitaria rispetto al Pil e richiama il crescente numero di cittadini che rinunciano a visite ed esami a causa dei costi o delle liste d’attesa.
«Sono aumentate da 4,5 milioni a 6 milioni le persone che rinunciano a curarsi perché non se lo possono permettere o perché le liste d’attesa sono troppo lunghe», afferma la segretaria del Pd.
Un recente rapporto della Fondazione Gimbe ha quantificato in 5,8 milioni le persone che nel 2024 hanno rinunciato a prestazioni sanitarie, mentre la spesa sanitaria pubblica si è attestata nel 2025 al 6,2% del Pil, contro il 6,3% dell’anno precedente. Una percentuale inferiore alla media dei Paesi europei e dell’area Ocse.
Sul finanziamento della sanità il governo rivendica invece l’aumento delle risorse stanziate in termini assoluti, respingendo l’accusa di aver effettuato tagli. Lo scontro politico riguarda quindi soprattutto il rapporto tra gli stanziamenti nominali, l’andamento del Pil, l’inflazione e l’effettiva capacità del Servizio sanitario nazionale di rispondere alla domanda dei cittadini.
La proposta del Pd: più sanità sul territorio
Schlein indica anche quale dovrebbe essere, secondo il Pd, la direzione da seguire. «La sanità del futuro è quella del territorio», afferma, chiedendo di aumentare l’assistenza domiciliare e rafforzare le case di comunità.
Tra le priorità indica inoltre maggiori investimenti sulla non autosufficienza e sulla salute mentale, due settori destinati ad assumere un peso crescente anche per effetto dell’invecchiamento della popolazione.
Il punto, nella strategia del Pd, è ridurre la pressione sugli ospedali e spostare una parte maggiore dell’assistenza sul territorio, costruendo una rete più vicina ai pazienti e capace di intervenire prima che le patologie richiedano il ricorso alle strutture ospedaliere.
Giovani e lavoro, Schlein guarda alla Spagna di Sánchez
L’altro pilastro dell’intervista riguarda i giovani. «Non sono il nostro futuro, sono già il nostro presente e devono prendersi voce e spazio anche in politica», afferma Schlein.
La segretaria dem indica come riferimento alcune delle politiche adottate dal governo spagnolo di Pedro Sánchez, in particolare sul fronte della precarietà. La Spagna ha introdotto negli ultimi anni una riforma del mercato del lavoro concordata attraverso il confronto tra governo, sindacati e imprese, con l’obiettivo di limitare il ricorso ai contratti temporanei.
«Faremo come Sánchez in Spagna, che ha fatto sedere al tavolo imprese e sindacati e concordato una drastica riduzione dei contratti precari», afferma Schlein, ricordando anche che Madrid dispone già di un salario minimo legale, progressivamente aumentato negli ultimi anni.
«Dobbiamo rendere l’Italia un Paese per giovani»
L’obiettivo dichiarato dalla segretaria del Pd è rendere l’Italia un Paese nel quale le nuove generazioni possano trovare lavori più stabili, salari più elevati e condizioni che consentano di costruire un progetto di vita.
È un tema sul quale il Partito democratico sta cercando di costruire una parte significativa della propria proposta politica, collegando la riduzione della precarietà ad altre questioni come casa, formazione, trasporto pubblico e sostegno all’occupazione.
«Servirà un grande sforzo, ma dobbiamo rendere l’Italia un Paese per giovani», conclude Schlein.
L’intervista segna così un ulteriore passaggio nella lunga campagna di avvicinamento alle prossime elezioni politiche. Da una parte Giorgia Meloni rivendica i risultati ottenuti dal suo esecutivo, dall’altra Schlein prova a costruire l’alternativa mettendo al centro sanità, salari, lavoro ed energia. Su questi terreni è destinato a giocarsi una parte importante dello scontro tra maggioranza e opposizione negli ultimi mesi della legislatura.


