
Quando le istituzioni e gli organi di garanzia decidono di posare la propria attenzione sulle dinamiche interne a contesti fortemente strutturati, il confine tra libera espressione e rispetto dei doveri d’ufficio diventa improvvisamente sottilissimo. È un equilibrio delicatissimo che chiama in causa principi costituzionali, codici di condotta e responsabilità individuali, in grado di sollevare interrogativi profondi sulla tenuta del sistema. Ogni singolo movimento viene passato al vaglio dei tecnici, mentre l’opinione pubblica osserva con apprensione l’evolversi di un confronto che rischia di segnare un precedente fondamentale. Le verifiche sono appena iniziate, ma la sensazione è che si sia aperto un capitolo dalle ripercussioni imprevedibili.
La procura militare di Roma accende il suo faro su Futuro nazionale. E questa volta non c’è più soltanto un esposto. Il procuratore Marco De Paolis ha avviato «accertamenti preliminari» sulla presenza di appartenenti alle forze armate nella struttura organizzativa del movimento presieduto dal generale Roberto Vannacci. Un primo passo, ancora esplorativo, per capire se dietro l’attività politica del movimento possano esserci fatti di competenza della magistratura con le stellette. È il nuovo fronte giudiziario che si apre attorno a Futuro Nazionale e nasce dalla seconda denuncia presentata dal Sindacato dei Militari guidato da Luca Comellini, dopo quella depositata il 28 agosto alla procura ordinaria di Roma nella quale si chiede ai magistrati di verificare, tra le altre ipotesi, una possibile violazione della legge Scelba sulla ricostituzione del partito fascista.
Ora, però, De Paolis guarda a un terreno più circoscritto. «L’attività della Procura è in ordine alla posizione di appartenenti alle Forze Armate all’interno della struttura organizzativa Futuro Nazionale», spiega il procuratore. L’obiettivo è verificare «l’eventuale sussistenza di fatti di propria stretta competenza in relazione a persone soggette alla giurisdizione militare». Nel mirino dell’esposto ci sono infatti alcuni militari ancora in servizio e il ruolo che avrebbero assunto nella macchina politica costruita attorno a Vannacci. Un comitato a Roma, un altro a Villafranca di Verona. È da qui che parte la domanda posta alla magistratura militare: fino a dove può spingersi l’attività politica di chi continua a indossare una divisa?
L’esposto sulle idee e le verifiche sulle divise
Gli accertamenti della procura militare si affiancano così al primo esposto del Sindacato dei Militari presentato alla procura ordinaria. Una denuncia molto più ampia, costruita sul programma, sulle dichiarazioni pubbliche e sui contenuti diffusi online da Futuro Nazionale, firmata dall’avvocato Massimiliano Strampelli, docente di Diritto militare all’Università degli studi Link. La tesi dei denuncianti è che il movimento riproporrebbe «il nucleo dottrinale antidemocratico e il metodo di lotta» del fascismo. Non sarebbe necessario, sostengono richiamando la giurisprudenza della Cassazione, dimostrare che Futuro nazionale sia la copia del disciolto Partito nazionale fascista: la legge Scelba potrebbe trovare applicazione anche di fronte alla riproposizione del suo fondamento ideologico e del suo metodo politico.
Nella denuncia vengono passati al setaccio i principi definiti dal movimento «non negoziabili», dal modello di «famiglia naturale» all’identità cristiana; il piano di «remigrazione», che contempla anche il ritorno nei Paesi d’origine degli immigrati regolari; le proposte sulle zone rosse e sull’impiego dei militari nei controlli; fino ai moduli di educazione alla difesa e ai campi di «educazione militare con valenza civica» destinati agli studenti. Ci sono poi le immagini realizzate con l’intelligenza artificiale nelle quali alcuni avversari politici vengono raffigurati come schiavi dell’antica Roma e dati in pasto alle fiere, mentre Vannacci osserva la scena nelle vesti di un alto ufficiale dell’Impero. Per i firmatari dell’esposto sarebbe uno degli elementi che segnano il passaggio dall’avversario politico al «nemico».
È sulla base di questo insieme di elementi che il Sindacato dei Militari ha chiesto alla Procura ordinaria di accertare se sia stato oltrepassato il confine della legittima battaglia politica. Tra le ipotesi prospettate figurano la violazione della legge Scelba, la propaganda e l’istigazione all’odio, l’istigazione a delinquere e alla disobbedienza alle leggi. È stato chiesto anche il sequestro del portale online che ospita il programma del movimento. La seconda denuncia ha spostato invece l’attenzione dalle idee alle divise. E adesso la procura militare ha deciso di verificare. Nessuna conclusione, per il momento, sulla sussistenza di reati. Ma gli «accertamenti preliminari» disposti da De Paolis trasformano quello che fino a ieri era un esposto in un’attività formale della magistratura militare.


