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Ranucci frena sulle ambizioni politiche: “Il 63% degli italiani si fida, ma non mi candido”

Pubblicato: 08/09/2026 23:20

Il giornalista Sigfrido Ranucci ha rilasciato una serie di dichiarazioni rilevanti a margine della presentazione del suo ultimo libro, intitolato Il ritorno della casta, durante un evento tenutosi presso il Villetta Social Lab nel quartiere Garbatella a Roma. Nel corso del suo intervento, l’ex conduttore del programma d’inchiesta Report ha affrontato le recenti speculazioni riguardo a una sua possibile discesa nell’agone politico nazionale. Le sue parole arrivano in un momento di forte dibattito pubblico e mediatico, scaturito dalle decisioni dei vertici Rai di rimodulare la sua presenza all’interno del palinsesto televisivo e dalla sua successiva uscita dalla conduzione dello storico programma di approfondimento d’inchiesta. Ranucci ha voluto fare chiarezza in modo netto e definitivo, rivendicando con orgoglio la propria identità professionale di giornalista e allontanando ogni voce di impegno diretto all’interno di partiti o movimenti politici.

La netta smentita sull’ingresso in politica

Il celebre volto televisivo ha respinto con decisione l’idea di una candidatura, sottolineando come la politica rappresenti un mestiere di enorme responsabilità che richiede competenze specifiche e una vocazione ben diversa da quella giornalistica. Ranucci ha spiegato che le voci su un suo impegno partitico nascono da una lettura errata del suo ruolo pubblico e ha ribadito di non sentirsi all’altezza di ricoprire cariche istituzionali. Secondo il suo punto di vista, molti esponenti politici preferiscono concentrarsi sulle dinamiche e sui format televisivi anziché svolgere il proprio lavoro istituzionale. Il giornalista ha espresso la propria volontà di rimanere ancorato alla sua vera passione, ovvero l’inchiesta sul campo, attività che porta avanti da oltre tre decenni e che considera lo strumento principale per fare informazione trasparente ed efficace.

Il consenso pubblico e i dati dei sondaggi

Nel corso dell’incontro, Ranucci ha citato un recente sondaggio condotto dall’istituto SWG per la trasmissione La7, evidenziando una forte spaccatura tra il percepito mediatico e la fiducia della popolazione. Oltre a registrare una quota di gradimento personale pari al sette per cento, la rilevazione ha mostrato che ben il sessantatré per cento degli italiani lo ritiene una figura credibile per la guida del Paese. Questo dato testimonia il forte impatto che le sue battaglie giornalistiche hanno avuto sull’opinione pubblica nel corso degli anni. Ranucci ha comunque criticato la narrazione mediatica circostante, evidenziando come certi numeri vengano spesso ignorati dai principali conduttori dell’informazione nazionale, e ha ribadito che il consenso popolare non deve essere scambiato per una volontà di trasformare il lavoro di reporter in una campagna elettorale.

Il futuro professionale dopo la Rai

Il dibattito si è poi spostato sulle ragioni del suo allontanamento dal programma Report e sul rapporto con la dirigenza del servizio pubblico. Ranucci ha dichiarato di non aver ancora compreso appieno le vere motivazioni alla base delle decisioni dei vertici di Viale Mazzini, ipotizzando che la politica possa temere la sua figura professionale più come conduttore e giornalista d’inchiesta che come potenziale avversario politico. Nonostante il cambiamento di scenario e le difficoltà operative nello stringere accordi con le principali aziende televisive attuali, il giornalista ha riaffermato l’intenzione di continuare il proprio impegno civile. La sua priorità rimane la difesa dei diritti civili e il sostegno alle fasce di popolazione più vulnerabili, obiettivi che intende perseguire attraverso nuove progettualità informative e di ricerca in qualsiasi ambito o piattaforma si renda disponibile per il futuro.

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Ultimo Aggiornamento: 08/09/2026 23:37

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