
Resta ancora aperta la partita giudiziaria di Mario Roggero, il gioielliere cuneese di 72 anni condannato a 14 anni e 9 mesi per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, durante l’assalto alla sua gioielleria nell’aprile 2021. La difesa ha chiesto di sospendere, o in alternativa modificare, l’esecuzione della pena in attesa della decisione del Presidente della Repubblica sulla domanda di grazia.
Sul caso si è pronunciato questa mattina il Tribunale di sorveglianza di Torino, chiamato a esaminare la richiesta di differimento della pena. Roggero, detenuto nel carcere di Bollate da oltre 50 giorni, ha seguito l’udienza in videocollegamento, senza intervenire. Il procuratore generale ha espresso parere contrario, mentre i giudici hanno deciso di riservarsi.
L’udienza si è conclusa in tempi brevi. «Abbiamo insistito sulle nostre richieste e il tribunale si è riservato: ci farà sapere nei prossimi giorni», ha spiegato l’avvocato Stefano Marcolini, difensore di Roggero. La decisione di Torino potrebbe arrivare prima di un secondo appuntamento già fissato davanti al Tribunale di sorveglianza di Milano per il 16 settembre.

Le richieste della difesa sono due. Quella principale riguarda il differimento della pena fino alla decisione del Capo dello Stato sulla grazia. In subordine, il legale ha chiesto la detenzione domiciliare, sempre per il periodo necessario ad attendere l’esito della procedura presidenziale.
Secondo Marcolini, l’eventuale decisione del Tribunale di sorveglianza di Torino potrebbe avere conseguenze anche sull’udienza milanese. «Se fosse in una certa direzione, probabilmente Milano potrebbe emettere anche un non luogo a provvedere», ha spiegato il difensore, auspicando quindi che il primo pronunciamento arrivi prima del 16 settembre.
C’è poi un aspetto giuridico che la difesa considera particolarmente rilevante. La richiesta di sospendere l’esecuzione della pena mentre è pendente una domanda di grazia, ha sottolineato l’avvocato, si fonda su una disposizione del codice penale sulla quale esisterebbero pochi precedenti. Per questo, secondo Marcolini, la decisione del tribunale potrebbe assumere un interesse anche sul piano della giurisprudenza.


