
Si è spenta Emma Bonino, una delle figure più riconoscibili della politica radicale italiana ed europea e fondatrice di +Europa. La leader politica aveva 78 anni. Era stata ricoverata lo scorso 7 settembre a Roma, all’ospedale Santo Spirito, a causa di un’insufficienza respiratoria. Tra il 2015 e il 2023 aveva affrontato un tumore ai polmoni. Nel corso di cinquant’anni di impegno pubblico ha promosso numerose battaglie civili, dal diritto all’aborto alla nascita della Corte penale internazionale, ricoprendo incarichi come parlamentare, ministra e commissaria europea, oltre a tre candidature al Quirinale.
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino ha costruito la propria carriera politica al fianco di Marco Pannella, diventando una delle esponenti più note del Partito radicale. Il suo percorso ha attraversato la lotta per la legalizzazione dell’aborto negli anni Settanta, l’impegno per l’istituzione della Corte penale internazionale tra gli anni Ottanta e Novanta, l’incarico da commissaria dell’Unione europea tra il 1995 e il 1999 e infine, nel 2017, la fondazione di +Europa. È stata la prima esponente radicale a diventare ministra, prima nel 2006 nel secondo governo Prodi e poi nel 2013 nel governo Letta.
La malattia e la vita privata
Bonino aveva reso pubblica la propria malattia nel gennaio 2015, annunciando a Radio Radicale di essere affetta da un microcitoma polmonare. Pochi mesi dopo aveva comunicato che il tumore era in remissione grazie alla chemioterapia, per poi dichiararsi definitivamente guarita nel 2023. Negli anni successivi era comunque stata ricoverata più volte per problemi respiratori, anche nell’ottobre 2024 e nel novembre 2025, prima dell’ultimo ricovero di settembre 2026.
Pur avendo dedicato l’intera vita all’attività politica e pur avendo spesso reso pubblica la propria esperienza personale — come nel caso dell’aborto — Bonino ha sempre difeso una certa riservatezza sulla propria sfera privata, distinguendo tra ciò che è politico e ciò che resta personale. Ebbe due relazioni importanti con militanti radicali, Marcello Crivellini e poi Roberto Cicciomessere, e tra il 1975 e il 1976 ebbe in affido per quattro anni due bambine, Aurora e Rugiada.
Gli inizi con i radicali e la battaglia per l’aborto
L’ingresso di Bonino in politica risale al 1975, quando contribuì a fondare a Milano il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto insieme ad altri esponenti radicali, tra cui Adele Faccio, che la presentò a Pannella. L’anno precedente Bonino aveva abortito clandestinamente, in un periodo in cui l’interruzione di gravidanza era ancora illegale in Italia. Nello stesso 1975 si autodenunciò pubblicamente per procurato aborto, consegnandosi al seggio elettorale della sua città natale: fu il suo primo momento di grande visibilità nazionale.
Nel 1976, alla prima partecipazione elettorale del Partito radicale, Bonino fu eletta alla Camera insieme a Pannella, Faccio e Mauro Mellini, venendo poi riconfermata a ogni tornata successiva fino al 1990. Due anni dopo i radicali furono tra i principali sostenitori della legge sulla legalizzazione dell’aborto, difesa poi al referendum del 1981.
L’impegno internazionale e gli incarichi europei
Negli anni Ottanta e Novanta Bonino si dedicò anche alla nascita di una Corte penale internazionale, attraverso la Ong Non c’è pace senza giustizia, obiettivo raggiunto nel 2002 con l’entrata in vigore dello Statuto di Roma. Portò avanti diverse campagne globali: dalla lotta antiproibizionista sulle droghe a quella contro le mine antiuomo, dal sostegno alla causa tibetana — incontrò il Dalai Lama nel 1993 — alla battaglia contro la pena di morte.
Il punto più alto della sua carriera internazionale arrivò nel 1995 con la nomina a commissaria europea, indicata dal governo Berlusconi dopo essere stata eletta alla Camera con il centrodestra l’anno precedente. Ottenne le deleghe su politica dei consumatori, pesca e aiuti umanitari d’urgenza, schierandosi nel 1996 a favore di un intervento Onu in Kosovo. Durante il mandato viaggiò in numerosi Paesi africani, dalla regione dei Grandi Laghi dopo il genocidio in Ruanda a Somalia e Sudan, firmando nel 1997 la convenzione di Ottawa contro le mine antiuomo e guidando l’anno successivo la delegazione europea alla conferenza di Roma che portò alla nascita della Corte penale internazionale.
Le candidature al Quirinale e la nascita di +Europa
Terminato il mandato europeo nel 1999, Bonino si candidò per la prima volta alla presidenza della Repubblica, senza ottenere il sostegno delle principali coalizioni, che scelsero Carlo Azeglio Ciampi. Ritentò senza successo nel 2006 e nel 2013. Alle europee del 1999 la sua lista radicale raggiunse l’8,45% dei voti, un risultato considerato storico per il movimento.
Dopo un periodo di difficoltà politica, che la vide anche trasferirsi temporaneamente al Cairo per studiare arabo, Bonino tornò al Parlamento europeo nel 2004 e alla Camera nel 2006 con la lista Rosa nel Pugno, ottenendo l’incarico di ministra del Commercio internazionale nel governo Prodi. Fu poi senatrice dal 2008 al 2009 e ministra degli Esteri nel governo Letta dal 2013, prima di essere sostituita da Federica Mogherini con l’arrivo di Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Nel 2017 contribuì infine a fondare +Europa, partito che avrebbe presieduto tra il 2024 e il 2025 e con cui fu eletta al Senato per l’ultima volta nel 2018.


