
Non si ferma la corsa dei prezzi dei carburanti, nonostante il taglio delle accise prorogato dal governo fino alla fine del mese. Da settimane la misura sembra non riuscire a frenare il caro-benzina e il caro-diesel, con gli automobilisti costretti a fare i conti ogni giorno con rincari sempre più pesanti. Una stangata che pesa sui bilanci delle famiglie e sulle spese di chi utilizza l’auto per lavoro.
A certificare il nuovo aumento sono gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit. Oggi, sulla rete stradale nazionale, il prezzo medio della benzina in modalità self service ha raggiunto 2,100 euro al litro, mentre il gasolio si è attestato a 2,208 euro. Numeri che confermano una pressione crescente sui consumatori, nonostante gli interventi messi in campo dall’esecutivo.
Il confronto con la giornata precedente fotografa un altro passo verso l’alto. Ieri la benzina era infatti a 2,086 euro al litro e il diesel a 2,193 euro. Un incremento che, moltiplicato per i pieni effettuati nel corso del mese, si traduce in una spesa sempre più difficile da sostenere per milioni di automobilisti.

Sulla rete autostradale la situazione è ancora più pesante. Il prezzo medio della benzina in modalità self è arrivato a 2,192 euro al litro, contro i 2,176 euro del giorno precedente. Per il gasolio si sale invece a 2,285 euro, rispetto ai 2,268 euro registrati ieri. Fare rifornimento in autostrada continua quindi a rappresentare una voce particolarmente onerosa.
Il problema non riguarda soltanto il costo immediato del pieno. L’aumento dei carburanti rischia infatti di avere effetti a cascata sull’economia, incidendo sui costi dei trasporti e, di conseguenza, su quelli di numerosi beni e servizi. Per questo le associazioni dei consumatori chiedono da tempo interventi più incisivi e soprattutto capaci di agire anche sulle cause dei rincari.
Tra le voci più critiche c’è quella dell’Unione Nazionale Consumatori. Il presidente Massimiliano Dona chiede al governo di intervenire per fermare quella che definisce una vera deriva dei prezzi, sottolineando la necessità di misure strutturali. Secondo Dona, gli interventi temporanei rischiano altrimenti di trasformarsi in risorse destinate a essere rapidamente assorbite dai continui aumenti.
La richiesta dei consumatori è dunque quella di andare oltre le misure tampone. Secondo l’Unc, occorrerebbe intervenire anche sul funzionamento del mercato, contrastando eventuali speculazioni sia a livello internazionale sia sul fronte interno. L’obiettivo indicato è quello di evitare che gli automobilisti continuino a pagare il conto di una situazione che, giorno dopo giorno, diventa sempre più pesante.
Dal governo, intanto, arrivano segnali sulla possibilità di un nuovo intervento. La premier Giorgia Meloni si è detta «ottimista» sul fatto che entro la prossima settimana possa essere definito un provvedimento più mirato. L’idea è concentrare le risorse sui consumatori che hanno maggiormente bisogno, intervenendo in particolare a sostegno dei redditi più bassi.
La sfida, ha sottolineato Meloni, sarà però quella di costruire una misura semplice e immediata, facilmente comprensibile e utilizzabile dai cittadini. Nel frattempo, però, i prezzi continuano a correre e il taglio delle accise non sembra aver prodotto l’effetto sperato. Per gli automobilisti, dunque, la domanda resta la stessa: quando arriverà davvero un intervento capace di alleggerire il costo del pieno?


