
Quando le luci dei riflettori e l’esclusività delle grandi passerelle internazionali vengono improvvisamente oscurate dall’impeto delle manifestazioni di protesta, il mondo del lusso si ritrova a fare i conti con le proprie contraddizioni etiche. L’universo della moda, sempre più diviso tra la ricerca della sostenibilità e le accuse di sfruttamento, continua a essere il teatro prediletto per azioni dimostrative ad altissimo impatto visivo e mediatico. Tra la concitazione dei momenti di tensione, l’intervento immediato degli addetti alla sicurezza e le inevitabili polemiche che infiammano la rete, la contrapposizione tra attivismo e grande industria torna a far tremare i vertici del settore.
Le proteste di ambientalisti e animalisti alle sfilate di moda sono ricorrenti: l’ultima in ordine di tempo è avvenuta domenica allo show di COS, nell’ambito della New York Fashion Week, mentre sfilava la collezione Autunno 2026 davanti a ospiti illustri come Sharon Stone, Michelle Williams e Lupita Nyong’o. Alcuni attivisti PETA sono riusciti a fare irruzione in passerella con cartelli espliciti: «Pecore picchiate e insanguinate per la lana. Non comprate». Sebbene i manifestanti siano stati scortati all’esterno, si è registrata una forte tensione che ha visto protagonista Steven Kolb, presidente e amministratore delegato del Council of Fashion Designers of America.
L’uomo ha cercato di bloccare due attivisti prima che salissero in passerella: un video mostra Kolb mentre tappa la bocca a un manifestante e tenta di immobilizzare una donna che poi si divincola. L’azione fa seguito a un comunicato e a un documentario diffuso dall’associazione animalista sui metodi di lavorazione della lana certificata, in cui si vedono operai che prendono a calci e trascinano per le zampe animali terrorizzati e feriti.
La denuncia dell’associazione e le scuse di Steven Kolb
L’episodio ha scatenato un immediato botta e risposta ufficiale tra le parti coinvolte, esasperando i toni dello scontro.
Dopo l’irruzione, l’organizzazione ha rilasciato una nota infuocata: «Pochi istanti fa, due sostenitori della PETA sono stati aggrediti dal CEO del Council of Fashion Designers of America. Steven Kolb ha spinto e afferrato un membro della PETA che stava filmando l’occupazione della passerella e le ha coperto il viso con la mano. Le azioni di oggi dimostrano come i vertici del mondo della moda usino la violenza per mettere a tacere chi denuncia come le pecore vengano picchiate, insanguinate e uccise brutalmente per produrre sciarpe e maglioni».
A sua volta Steven Kolb, attraverso le sue storie Instagram, ha voluto fare un passo indietro ammettendo il proprio errore: «Ho reagito in modo inappropriato. Avrei dovuto lasciare che la sicurezza gestisse la situazione». Un mea culpa che non spegne i riflettori sulle battaglie dell’associazione, già protagonista di analoghe proteste contro Gucci e Michael Kors.


