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Elezioni in Russia, Putin chiama alle urne il Paese: il voto per la Duma diventa un test

Pubblicato: 16/09/2026 20:47

«Cari amici, vi chiedo di esercitare il vostro diritto costituzionale e di fare una scelta ponderata e responsabile, affinché il risultato delle elezioni confermi la maturità e la resilienza della società russa». A due giorni dall’apertura delle urne, Vladimir Putin chiama i russi al voto per il rinnovo della Duma e attribuisce all’appuntamento un significato che va ben oltre la composizione del prossimo Parlamento.

Il presidente non è candidato e la sua carica non è direttamente in discussione. Tra il 18 e il 20 settembre, i cittadini russi saranno chiamati a eleggere i 450 deputati della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento. Saranno però le prime elezioni legislative dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina del febbraio 2022 e si svolgeranno mentre il conflitto continua a incidere sulla società e sull’economia russe.

Putin trasforma il voto in un test sulla guerra

Nel suo messaggio televisivo Putin ha legato esplicitamente la partecipazione alle urne alla coesione nazionale e al sostegno ai militari impegnati in Ucraina. Il presidente ha presentato il voto come una dimostrazione della capacità della Russia di rimanere unita di fronte alle pressioni esterne e ai tentativi, denunciati dal Cremlino, di indebolire il Paese.

È proprio questo uno degli elementi che rende politicamente significativo un appuntamento il cui esito, almeno sul piano della forza dominante, appare poco incerto. Russia Unita, il partito sostenuto da Putin, parte da una posizione nettamente predominante e punta a mantenere il controllo della Duma. Il sistema politico russo è fortemente controllato e le principali fonti internazionali non indicano una concreta possibilità che il partito del Cremlino perda la maggioranza.

Più del nome del primo partito, dunque, saranno altri numeri a offrire indicazioni: affluenza, distribuzione territoriale dei consensi, risultato di Russia Unita e voto nelle grandi città. Elementi che potranno essere letti, con tutte le cautele imposte dalle caratteristiche del sistema elettorale russo, come segnali sul rapporto tra il potere e una società sottoposta da oltre quattro anni alle conseguenze della guerra.

L’obiettivo della maggioranza dei due terzi

Un numero particolarmente importante è 300. Nella Duma composta da 450 deputati rappresenta la soglia dei due terzi, politicamente rilevante anche per il controllo dei procedimenti di revisione costituzionale.

Russia Unita aveva conquistato 324 seggi alle elezioni del 2021. Da allora la composizione dell’assemblea è cambiata e il partito resta comunque largamente dominante.

Accanto a Russia Unita competono le tradizionali formazioni dell’opposizione parlamentare, tra cui il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), il Partito Liberal-Democratico (LDPR), Russia Giusta e Nuova Gente. Queste formazioni mantengono differenze politiche con il partito di governo, ma non rappresentano un fronte unitario contrario alla guerra in Ucraina.

Yabloko escluso dalla lista nazionale

Molto più ristretto è lo spazio per l’opposizione apertamente contraria al conflitto. Il caso più significativo riguarda Yabloko, l’unico partito registrato che ha mantenuto una posizione esplicitamente contro la guerra.

Il 10 agosto la Corte Suprema russa ha annullato la registrazione della lista federale del partito, accogliendo un ricorso presentato da Rodina. Tra le motivazioni indicate dalla Corte figurano violazioni della normativa sulla proprietà intellettuale durante la campagna e finanziamenti provenienti da persone che avevano a loro volta ricevuto denaro dall’estero. La decisione è stata confermata in appello il 17 agosto. Yabloko contesta il provvedimento e il 15 settembre si è rivolto anche alla Corte costituzionale.

L’esclusione riguarda la lista federale, ma alcuni candidati del partito sono rimasti in corsa nei collegi uninominali. Tra questi c’è Polina Lermant, 24 anni, candidata a Mosca con una piattaforma esplicitamente contraria alla guerra.

Anche altri esponenti critici sono stati esclusi dalla competizione dopo essere stati designati come «agenti stranieri». Tra loro Boris Nadezhdin, noto per le sue posizioni contrarie alla guerra.

Niente osservatori dell’Osce

A pesare sulla valutazione internazionale del voto c’è anche l’assenza degli osservatori dell’Osce. Mosca non ha invitato la missione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa a monitorare le elezioni.

L’Osce ha criticato la decisione, sostenendo che la Russia stia venendo meno agli impegni assunti in materia di osservazione elettorale e segnalando un progressivo restringimento dello spazio politico rispetto alle precedenti legislative del 2021. Le autorità russe respingono invece le accuse sulla regolarità del processo elettorale e sostengono che il voto si svolga nel rispetto della legge.

Le elezioni si terranno inoltre anche in Crimea e nelle aree delle regioni ucraine di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson controllate dalla Russia. Si tratta di territori che Mosca considera parte della Federazione Russa dopo le annessioni, non riconosciute internazionalmente dalla maggior parte degli Stati.

Il vero dato che osserverà il Cremlino

È quindi difficile leggere le elezioni del 18-20 settembre come una competizione per stabilire chi governerà la Russia: Putin resterà presidente indipendentemente dal risultato e Russia Unita parte da una posizione di netto predominio.

Il significato politico dell’appuntamento riguarda piuttosto la capacità del Cremlino di mostrare partecipazione, consenso e compattezza dopo oltre quattro anni di guerra. Lo stesso Putin, nel suo appello, ha contribuito a trasformare il voto parlamentare in una verifica pubblica della tenuta del sistema e del sostegno alla linea seguita dall’inizio del conflitto.

Per questo, una volta chiuse le urne, non conterà soltanto quanti seggi avrà conquistato Russia Unita. Saranno osservati anche il livello della partecipazione e le differenze tra regioni e grandi centri urbani. Dati che, pur all’interno di un sistema nel quale lo spazio per l’opposizione critica è fortemente limitato, contribuiranno a mostrare quale immagine del proprio consenso il Cremlino sarà in grado di presentare dopo il primo voto legislativo dell’era della guerra in Ucraina.

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