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Bollette luce e gas, notizia terribile per gli italiani: cosa sta per succedere

Pubblicato: 18/09/2026 08:16

L’inverno si avvicina e sul fronte dell’energia cresce l’attenzione per l’andamento dei prezzi. Dopo il ritorno dei rincari di benzina e gasolio, il possibile aumento delle bollette del gas rappresenta il principale elemento di preoccupazione per famiglie e imprese. A fare il punto, in un’intervista a Leggo, è Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, secondo cui nei prossimi mesi sarà necessario affrontare uno scenario ancora difficile, pur senza tornare necessariamente ai livelli raggiunti durante la crisi energetica del 2022.

Il quadro europeo delle scorte di gas è infatti meno favorevole rispetto a un anno fa. La situazione non è però uniforme: l’Italia dispone di riserve relativamente elevate, mentre la Germania presenta livelli sensibilmente più bassi. Per Tabarelli, proprio questa differenza rappresenta uno degli elementi da tenere sotto osservazione in vista dell’inverno.
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Gas, prezzi più che raddoppiati rispetto all’inizio dell’anno

Secondo Tabarelli, il primo elemento da considerare è la distanza rispetto ai picchi del 2022. In quel periodo i prezzi del gas erano circa tre volte superiori a quelli attuali. Oggi, spiega il presidente di Nomisma Energia, il valore si aggira intorno agli 80 euro per megawattora, dopo una recente fase di discesa.

Il confronto con il periodo precedente alla crisi resta però significativo. All’inizio dell’anno e prima dell’esplosione della crisi energetica i prezzi si collocavano intorno ai 30 euro per megawattora. Il costo è quindi più che raddoppiato e questo si riflette sulle bollette.

Una parte degli aumenti è già arrivata nei mesi precedenti, mentre ulteriori rincari potrebbero verificarsi nelle prossime settimane. Tabarelli invita tuttavia alla cautela sulle previsioni, pur ritenendo «altamente probabili» nuovi aumenti.

A pesare è soprattutto la combinazione tra scorte europee più basse, tensioni internazionali e una crisi energetica che, secondo l’analisi dell’esperto, continua a essere legata agli effetti della guerra iniziata con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Tra gli elementi che hanno contribuito a contenere finora i rialzi c’è anche l’aspettativa dei mercati sulla possibilità che la guerra possa terminare in tempi relativamente brevi. Una prospettiva che, sottolinea Tabarelli, resta comunque da verificare.

Scorte europee, Germania sotto pressione

Il livello complessivo delle scorte europee si aggira intorno al 69%, contro circa l’82% dello stesso periodo dell’anno precedente. Il dato, però, deve essere letto considerando le differenze tra i singoli Paesi.

L’Italia, secondo Tabarelli, può contare su scorte relativamente alte. La situazione della Germania è invece più delicata: da circa il 76% di un anno fa si è passati a un livello vicino al 56%.

Per il presidente di Nomisma Energia, il dato tedesco costituisce un elemento di preoccupazione anche per gli altri Paesi europei. La Germania ha infatti un peso rilevante sul piano industriale ed energetico e le eventuali difficoltà durante l’inverno potrebbero avere conseguenze anche oltre i suoi confini.

Le maggiori disponibilità italiane rappresentano comunque un elemento positivo. Il punto, però, è che il prezzo del gas non viene determinato esclusivamente sulla base delle scorte italiane, ma all’interno del mercato europeo.

Questo significa che eventuali problemi della Germania potrebbero riflettersi anche sulle famiglie italiane. Tabarelli considera inoltre importante la decisione tedesca di mantenere disponibili le centrali a carbone.

Un altro fattore da monitorare sarà la domanda della Cina. Se Pechino ricorrerà maggiormente al carbone, potrebbe diminuire la necessità di importare Gnl, compreso quello proveniente dagli Stati Uniti. Al contrario, un forte aumento della domanda cinese di gas naturale liquefatto potrebbe accentuare la competizione internazionale per le forniture e contribuire a spingere verso l’alto i prezzi europei.

Gas russo e sicurezza energetica

Nell’intervista a Leggo, Tabarelli affronta anche il tema del possibile ritorno del gas russo in Europa. Oggi, secondo l’esperto, non ci sarebbero le condizioni per riprendere le importazioni dalla Russia, perché la questione è strettamente legata alla guerra e alla politica internazionale.

La riflessione riguarda però anche la sicurezza energetica. Per Tabarelli, la dipendenza dall’estero impone una particolare attenzione alla capacità di produrre energia e di realizzare infrastrutture.

L’esperto sottolinea inoltre che la sicurezza energetica non può essere affrontata soltanto attraverso l’annuncio di nuovi impianti fotovoltaici. A suo giudizio, occorre anche produrre energia dove possibile e realizzare le infrastrutture necessarie, compreso il territorio italiano.

In prospettiva, qualora si arrivasse alla pace, Tabarelli non esclude una ripresa delle relazioni energetiche con la Russia. Il riferimento è anche alla storia dei rapporti tra Europa e Unione Sovietica durante la Guerra fredda, quando furono avviate importanti relazioni nel settore energetico.

Extraprofitti, Tabarelli contrario a nuove tasse

Un altro tema affrontato nell’intervista riguarda gli extraprofitti delle società energetiche e l’ipotesi di introdurre nuove forme di tassazione per sostenere famiglie e imprese.

La posizione di Tabarelli è netta: secondo il presidente di Nomisma Energia, questa non sarebbe la strada da seguire. La priorità dovrebbe essere invece quella di favorire gli investimenti.

L’esperto ricorda che le società energetiche sono già sottoposte a una tassazione significativa e che sono già previste specifiche addizionali. Eventuali comportamenti scorretti o operazioni considerate anomale, aggiunge, dovrebbero essere valutati dalle autorità competenti.

Tabarelli riconosce che alcune aziende stanno registrando profitti elevati, ma sottolinea anche che negli anni caratterizzati da risultati più bassi non erano state destinate risorse alle imprese. A suo giudizio, gli utili elevati possono rappresentare anche un segnale della scarsità della capacità produttiva.

Benzina e gasolio, resta il nodo delle raffinerie

Sul fronte dei carburanti, il problema viene ricondotto soprattutto alla riduzione dell’offerta e alla situazione delle raffinerie europee.

Tabarelli richiama innanzitutto il tema del debito pubblico italiano. Ridurre le tasse sui carburanti finanziando la misura attraverso il deficit, sostiene, significherebbe semplicemente spostare il problema.

A incidere sui prezzi è anche la diminuzione della capacità di raffinazione europea. Negli ultimi anni, spiega l’esperto, sono state chiuse numerose raffinerie e anche in Italia diversi impianti hanno cessato l’attività.

Una quota significativa del prezzo del gasolio alla pompa sarebbe quindi legata proprio alla scarsità della capacità di raffinazione nel continente. Per questo, secondo Tabarelli, non sarebbe sufficiente intervenire sulla fiscalità per alcuni mesi.

Il prezzo, nella sua analisi, svolge anche una funzione nel contenimento della domanda, spingendo consumatori e imprese a ridurre consumi e utilizzi.

Benzina a 3 euro al litro, «uno scenario estremo»

Resta infine la domanda sul possibile arrivo della benzina e del gasolio a 3 euro al litro. Tabarelli considera questa eventualità possibile, ma la colloca in uno scenario particolarmente estremo.

Il confronto viene fatto con le crisi petrolifere degli anni Settanta, quando la quantità di petrolio venuta meno determinò una situazione di scarsità più marcata e i prezzi del greggio arrivarono a triplicare o quadruplicare.

Secondo Tabarelli, oggi non si registra però una situazione strutturale di scarsità energetica paragonabile a quella di allora. Una volta superata la crisi e risolte le tensioni internazionali, compresa la situazione relativa allo Stretto di Hormuz, potrebbe tornare disponibile una quantità significativa di energia.

Questo non esclude nuove crisi, guerre o improvvisi aumenti della domanda, ma rende quello dei 3 euro al litro uno scenario definito dall’esperto come estremo.

Nel breve periodo, l’attenzione resta quindi concentrata sull’inverno e sull’evoluzione geopolitica. Tabarelli guarda in particolare alle decisioni degli Stati Uniti e di Donald Trump e alla possibilità che venga ristabilita rapidamente la libera circolazione del petrolio attraverso Hormuz. In quel caso, secondo la sua analisi, i prezzi potrebbero scendere significativamente.

I livelli attuali del gasolio, nell’ordine di 2,20-2,30 euro al litro, restano elevati, ma l’esperto osserva che, se rapportati all’inflazione, non risultano completamente fuori scala rispetto ad alcuni picchi del passato. La crisi rimane grave, mentre i consumi, conclude Tabarelli, continuano a essere sostenuti e non mostrano un crollo della domanda.

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