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Usa, CNN, MS NOW e Politico fanno causa a Trump dopo l’esclusione dalla Casa Bianca

Pubblicato: 21/09/2026 15:46

Lo scontro tra Donald Trump e una parte della stampa americana arriva davanti a un giudice federale. CNN, MS NOW e Politico hanno annunciato un’azione legale contro l’amministrazione dopo la decisione di revocare ai loro giornalisti l’accesso alla Casa Bianca. Le tre testate sostengono che il provvedimento sia stato adottato perché il presidente considera ostile la loro copertura giornalistica e che proprio per questo violi le garanzie costituzionali sulla libertà di stampa e sul giusto processo.

La causa sarà presentata davanti al Tribunale distrettuale federale di Washington D.C., dove le redazioni chiederanno un intervento rapido per ottenere il ripristino degli accrediti. “Abbiamo informato il governo che presenteremo una denuncia per proteggere i nostri diritti sanciti dal Primo Emendamento e difendere il principio secondo cui il governo non decide ciò che la stampa può riportare o pubblicare”, hanno spiegato le tre organizzazioni.

I giornalisti respinti ai cancelli della Casa Bianca

Il divieto annunciato da Trump è diventato concreto sabato 19 settembre. Quando i giornalisti delle tre testate si sono presentati per entrare nel complesso presidenziale, CNN, MS NOW e Politico si sono visti negare l’accesso e i pass sono stati disattivati. Nel caso della CNN, la reporter della Casa Bianca Betsy Klein ha raccontato di essere stata fermata al controllo di sicurezza e di non essere stata autorizzata a entrare, nonostante lavorasse regolarmente dalla Casa Bianca da anni.

La decisione era stata annunciata il giorno precedente direttamente da Trump, che aveva accusato le tre testate di pubblicare ripetutamente notizie false e negative sulla sua amministrazione. Interpellato sulle ragioni precise del provvedimento, il presidente non aveva indicato un singolo articolo o episodio, spiegando invece che la scelta derivava dal complesso della copertura degli ultimi anni.

Le testate: “Violati Primo e Quinto Emendamento”

CNN, MS NOW e Politico sostengono che il provvedimento sia stato adottato senza preavviso e senza offrire alle redazioni la possibilità di contestare formalmente la decisione. Da qui il richiamo non soltanto al Primo Emendamento, che tutela libertà di parola e di stampa, ma anche al Quinto Emendamento, che garantisce il diritto a un procedimento equo prima che il governo privi una persona di determinati interessi protetti.

Secondo le testate, la Casa Bianca avrebbe applicato una forma di discriminazione fondata sul punto di vista, escludendo giornalisti non per ragioni di sicurezza o per violazioni delle regole di accesso, ma perché la loro copertura sarebbe giudicata troppo critica nei confronti del presidente. Sarà proprio questo uno dei punti centrali che il giudice dovrà valutare.

Trump: “Non attacco la stampa libera, attacco le fake news”

Donald Trump respinge l’accusa di voler limitare la libertà di stampa. Dopo l’annuncio della causa, il presidente ha ribadito su Truth Social che la Casa Bianca non starebbe conducendo una battaglia contro il giornalismo indipendente, ma contro quella che definisce “fake news”.

“La Casa Bianca non sta sferrando un attacco alla stampa libera, un valore che ho a cuore. Sta invece attaccando le fake news”, ha scritto Trump, arrivando a descrivere il fenomeno come una minaccia per la sicurezza nazionale.

Nei giorni precedenti il presidente aveva spiegato che CNN, MS NOW e Politico avrebbero prodotto, a suo giudizio, una copertura sistematicamente negativa dell’amministrazione repubblicana. Le tre redazioni contestano però che un presidente possa decidere quali giornalisti ammettere sulla base del tono o dell’orientamento dei loro articoli.

Il nodo giuridico dell’accesso alla Casa Bianca

La vicenda apre una questione costituzionale complessa. La Costituzione americana non impone alla Casa Bianca di aprire ogni evento a tutti i giornalisti, e la presidenza conserva ampi margini nell’organizzazione degli spazi e degli incontri. Esiste però una lunga giurisprudenza secondo cui, una volta istituito un sistema stabile di accrediti per la stampa, l’accesso non può essere negato arbitrariamente o in assenza di criteri chiari.

Un precedente importante è la sentenza Sherrill v. Knight del 1977, nella quale la Corte d’Appello del Distretto di Columbia stabilì che il giornalista titolare dei requisiti per un pass della Casa Bianca dispone di un interesse protetto e che un eventuale diniego deve essere fondato su criteri specifici e accompagnato dalla possibilità di contestarne le ragioni.

Il punto centrale del nuovo ricorso sarà quindi stabilire se la Casa Bianca abbia esercitato una legittima discrezionalità nell’organizzazione dell’accesso oppure se abbia utilizzato quel potere per punire tre testate a causa dei contenuti pubblicati.

Il precedente dello scontro con Associated Press

Il nuovo caso arriva dopo un’altra battaglia giudiziaria tra l’amministrazione Trump e la stampa. Nel 2025 la Associated Press aveva fatto causa alla Casa Bianca dopo essere stata esclusa da alcuni eventi presidenziali per aver continuato a utilizzare la denominazione “Golfo del Messico” invece di “Golfo d’America”, quella scelta dall’amministrazione.

In primo grado un giudice federale aveva ordinato alla Casa Bianca di ripristinare l’accesso, sostenendo che il governo non potesse penalizzare una testata per il proprio punto di vista. Successivamente, però, una corte d’appello aveva sospeso quella decisione nell’attesa di esaminare più approfonditamente il caso, sottolineando l’ampia discrezionalità del presidente negli eventi che si svolgono in spazi non aperti indistintamente alla stampa.

Il contenzioso attuale presenta tuttavia una differenza rilevante: CNN, MS NOW e Politico non denunciano l’esclusione da un singolo evento o dal pool presidenziale, ma la revoca generale dell’accesso al complesso della Casa Bianca.

La White House Correspondents’ Association contro il divieto

La decisione di Trump è stata criticata anche dalla White House Correspondents’ Association, l’associazione che rappresenta i giornalisti accreditati presso la presidenza. Secondo l’organizzazione, consentire alla Casa Bianca di escludere una testata per una copertura ritenuta sfavorevole creerebbe un precedente in grado di condizionare l’intero corpo stampa.

La questione riguarda infatti anche le altre redazioni. Se la legittimità del divieto fosse confermata, qualsiasi amministrazione potrebbe teoricamente utilizzare l’accesso fisico alla Casa Bianca come strumento di pressione verso testate considerate ostili. Le tre organizzazioni ricorrenti sostengono proprio che questo rischio possa produrre un effetto dissuasivo anche sugli altri giornalisti.

Una battaglia che va oltre le tre testate

Il contenzioso arriva nel pieno di un rapporto sempre più conflittuale tra Trump e una parte dei media americani. Durante il secondo mandato il presidente ha ripetutamente accusato numerose testate di faziosità e ha sostenuto la necessità di modificare le modalità con cui viene organizzata la copertura della Casa Bianca.

Le redazioni coinvolte insistono invece sul fatto che l’accesso dei giornalisti alle istituzioni non possa dipendere dall’approvazione politica del presidente nei confronti di ciò che viene pubblicato. Non rivendicano, in altre parole, un diritto illimitato a partecipare a qualsiasi evento, ma contestano un’esclusione che ritengono motivata esclusivamente dal contenuto della loro attività giornalistica.

Ora la parola passa al giudice federale. Le testate chiedono una decisione urgente e le prime udienze potrebbero tenersi già nei prossimi giorni. Il risultato avrà conseguenze che vanno molto oltre CNN, MS NOW e Politico: in gioco c’è il confine tra il potere della Casa Bianca di gestire i propri spazi e il divieto costituzionale di discriminare la stampa sulla base delle opinioni espresse.

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