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Beatrice morta a due anni a Bordighera, la sorella maggiore accusa: “La picchiavano di continuo”

Pubblicato: 22/09/2026 14:55

Emergono nuovi particolari sconvolgenti dall’inchiesta sulla morte di Beatrice, la bambina di due anni di Bordighera deceduta il 9 febbraio scorso. A parlare, in un’audizione protetta davanti al pubblico ministero Veronica Meglio, è stata la sorella maggiore della piccola. Un racconto lungo, doloroso, che ricostruisce mesi di paura vissuti tra le mura di casa. La Procura di Imperia sta coordinando le indagini e ha disposto che le piccole testimoni vengano riascoltate il prossimo 16 ottobre, per chiarire ogni aspetto di una vicenda che ha scosso l’intera comunità ligure.

La testimonianza della sorella maggiore

Agli atti dell’inchiesta è confluita l’audizione protetta della sorella maggiore, riportata da La Stampa. La ragazzina descrive una condizione di paura costante in cui avrebbe vissuto Beatrice. “Certe cose poi accadevano anche con la mamma che picchiava Bea, magari Emanuel iniziava e la mamma continuava. Cioè era un continuo picchiarla e Bea quando vedeva questo Emanuel aveva il terrore, aveva paura”. La bambina, secondo il racconto, avrebbe iniziato a piangere ogni volta che vedeva l’uomo entrare in casa, e quel pianto avrebbe scatenato ulteriori violenze. “Perché aveva quella cosa che ormai la picchiavano anche senza motivo”, ha detto la sorella.

Le accuse a carico della madre e del compagno

Per questa vicenda si trovano attualmente in carcere la madre della bambina, Emanuela Aiello, e il suo compagno Emanuel Iannuzzi. I due sono accusati di maltrattamenti aggravati. Al centro dell’indagine c’è proprio il clima di violenza quotidiana descritto dalla sorella maggiore. Secondo la testimone, Iannuzzi non sopportava nulla della piccola. “A lui dava fastidio proprio ogni cosa di lei. Gli dava fastidio quello che faceva: se mangiava troppo andava male, se mangiava poco andava male. Tutto quello che faceva era sbagliato per lui”. Quando il magistrato ha chiesto chi avesse fatto più del male a Beatrice, la risposta è stata netta: “Secondo me è più Emanuel, perché era la persona che le metteva molto di più le mani addosso. La mamma secondo me non lo faceva volendolo”.

I dubbi sulla verità ancora da scoprire

Nel verbale trova spazio anche una riflessione molto lucida della giovane testimone sulla morte della sorellina. “Non si è ancora scoperta tutta la verità, per ora cioè hanno detto alcune cose ma alcune penso siano bugie. Hanno mentito”, ha dichiarato. La sorella ha sottolineato come lei e l’altra sorella stiano raccontando ciò che hanno visto, ma che solo gli adulti presenti in casa quella notte possano sapere cosa è realmente accaduto quando loro non c’erano. Ipotizzando cosa possa essere successo, ha detto: “Non lo so perché secondo me qualcosa c’entra Emanuel che ha fatto morire Bea. Perché magari quella notte l’ha potuta sbattere per terra che magari un colpo talmente forte che magari l’ha potuta far morire. O magari anche la mamma”. Parole che ora saranno al vaglio degli inquirenti.

Gli episodi di violenza raccontati ai magistrati

Il racconto prosegue con la descrizione di presunti maltrattamenti che, secondo la testimone, non sarebbero stati isolati. La sorella ha mimato con il braccio e la mano la presa per i capelli con cui Iannuzzi avrebbe afferrato la piccola, arrivando a strapparle delle ciocche. Ha poi descritto episodi avvenuti durante i pasti a casa dell’uomo: “Quando Bea non voleva più mangiare a casa di Emanuel gli tirava degli schiaffi e la sbatteva contro la finestra e gli usciva sangue dal naso”. In un altro episodio, sempre secondo il racconto riportato da La Stampa, le avrebbe provocato un occhio nero. Tutti elementi che la Procura sta verificando con riscontri medici, testimonianze e consulenze, in attesa di definire le esatte responsabilità penali per la morte di Beatrice.

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