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“Le hanno scambiate”. Garlasco, spunta ora il particolare inquietante. E se fosse vero…

Pubblicato: 30/09/2026 08:42

La difesa di Andrea Sempio ha ora venti giorni di tempo per depositare nuove consulenze e controdeduzioni dopo la seconda chiusura delle indagini da parte della Procura di Pavia sul delitto di Chiara Poggi. Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia stanno lavorando con i propri esperti in vista della probabile richiesta di rinvio a giudizio. L’avviso di conclusione delle indagini, notificato lunedì, secondo la difesa non avrebbe modificato l’impostazione dell’accusa rispetto al precedente atto del 6 maggio.

Per i magistrati pavesi, il 13 agosto 2007 sarebbe stato Sempio a uccidere Chiara Poggi, con le aggravanti della crudeltà e dell’odio legato al presunto rifiuto. Una ricostruzione che la difesa del 38enne intende contestare punto per punto, concentrando l’attenzione soprattutto sugli elementi scientifici richiamati nell’inchiesta.
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L’impronta della scarpa e il nodo del Dna

Tra gli elementi sui quali si concentra il confronto tra accusa e difesa c’è l’impronta della scarpa individuata nel sangue della vittima. Si tratta dell’impronta attribuita a una scarpa Frau, che secondo l’ipotesi investigativa sarebbe compatibile con il numero calzato da Sempio.

La difesa intende però produrre nuove testimonianze sul numero di scarpe dell’indagato. Due persone sarebbero pronte a riferire che già vent’anni fa Sempio portava il numero 44 e non il 42. L’obiettivo è mettere in discussione la compatibilità tra l’impronta repertata nella villetta di Garlasco e la calzatura attribuita all’indagato.

L’altro grande fronte riguarda il Dna sui pedali della bicicletta Umberto Dei, appartenuta ad Alberto Stasi. Proprio su questo elemento si concentra una parte importante delle contestazioni della difesa di Sempio e delle questioni sollevate dalla difesa dello stesso Stasi.

Il genetista Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, sostiene che i cosiddetti dati grezzi analizzati successivamente erano stati acquisiti prima dell’identificazione del profilo genetico di Chiara e poi nuovamente esaminati. Secondo questa impostazione, dunque, occorre ricostruire con precisione la sequenza temporale delle analisi e degli accertamenti effettuati sui reperti.

Dagli atti citati emergono infatti risultati differenti. Le analisi successive sui campioni prelevati dai pedali, secondo quanto riportato nella relazione dei consulenti della Procura, avrebbero dato esito negativo, senza consentire di ottenere un profilo genetico. In precedenza, invece, un campione era stato associato al Dna di Chiara Poggi.

I consulenti Previderé e Grignani hanno esaminato anche i tracciati elettroforetici trasmessi dal Ris alla Procura nel novembre 2025. Dalla loro analisi sarebbe emerso un profilo genetico parziale compatibile con quello della vittima, oltre a due profili completi sovrapponibili per 15 marcatori al profilo di Chiara.

Gli accertamenti sul lavoro degli investigatori

La vicenda del Dna sui pedali ha aperto anche un altro fronte investigativo, relativo al lavoro svolto dagli investigatori del Ris nel 2007. Quattro ex appartenenti al reparto, tra cui l’ex generale Luciano Garofano, sono stati sentiti come testimoni e hanno ribadito di non aver occultato alcun dato.

Tra le ipotesi prese in considerazione dagli inquirenti c’è anche quella di un possibile scambio di provette, eventualmente riconducibile a un errore. Si tratta, però, di un’ipotesi investigativa che deve ancora trovare conferme. Un elemento preso in considerazione riguarda la quantità di profilo genetico di Chiara, che sarebbe equivalente a quella individuata su un cucchiaino utilizzato per la colazione.

Resta inoltre da stabilire, nel caso in cui l’ipotesi dello scambio fosse confermata, se eventuali responsabili fossero consapevoli dell’accaduto oppure se si sia trattato di un errore.

Nella documentazione analizzata dai consulenti vengono citati anche due file che indicavano l’assenza di picchi elettroforetici e quindi l’assenza di un profilo genetico utilizzabile. I file riportavano come data di esecuzione il 10 settembre 2007 e come data di modifica il 20 settembre. Su quest’ultimo elemento, tuttavia, i consulenti della famiglia Poggi sostengono che il 20 settembre i file siano stati semplicemente aggiornati.

La documentazione ricostruisce anche le operazioni compiute dal capitano Alberto Marino. Il 10 settembre venne effettuato un primo test, risultato negativo, mentre l’11 settembre furono raccolti i campioni sui pedali della bicicletta. Tra questi figurava il campione denominato “bu_p”, successivamente sottoposto all’estrazione del Dna.

Le successive analisi molecolari portarono quindi all’individuazione di un profilo genetico ritenuto riconducibile alla vittima. Il riferimento temporale è il 19 settembre 2007, mentre il giorno successivo sarebbero arrivati i due risultati negativi sui quali oggi si concentra una parte del confronto tra le diverse ricostruzioni.

Per la difesa di Alberto Stasi e secondo quanto emerge dagli accertamenti della Procura, quei risultati non sarebbero stati riportati nelle relazioni originarie. È proprio su questo passaggio che si innestano le nuove verifiche sull’attività degli investigatori.

La difesa di Sempio prepara le prossime mosse

Nel frattempo, la difesa di Andrea Sempio ha già indicato la strada che intende seguire. Armando Palmegiani, attraverso i social, ha riferito del lavoro in corso insieme a Cataliotti e Taccia, sottolineando la volontà di proseguire le attività difensive e di rafforzare il lavoro della squadra.

L’avviso di conclusione delle indagini rappresenta ora il passaggio formale che precede le successive decisioni della Procura e l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. La difesa avrà a disposizione i venti giorni previsti per presentare ulteriori elementi e consulenze.

Parallelamente, rimangono aperti altri filoni collegati alla gestione delle indagini. Uno riguarda gli accertamenti trasmessi da Brescia dopo l’archiviazione dell’ex procuratore Mario Venditti e il ruolo dei carabinieri che si occuparono degli approfondimenti tra il 2016 e il 2017. L’altro riguarda invece l’attività svolta dal Ris nel 2007 e la gestione degli elementi relativi al Dna individuato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi.

Anche la difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, considera centrale proprio la questione del Dna. La sua legale storica, Giada Bocellari, ha annunciato l’intenzione di depositare alla Corte d’Appello di Brescia l’istanza di revisione della condanna, sostenendo che gli elementi emersi possano incidere sulla ricostruzione contenuta nella sentenza.

Il caso Garlasco, dunque, resta aperto su più fronti. Da una parte c’è la nuova fase dell’inchiesta a carico di Sempio, con la difesa impegnata nella preparazione delle proprie consulenze. Dall’altra proseguono gli approfondimenti sui reperti genetici, sulle attività investigative del 2007 e sulle circostanze che hanno portato alla successiva rivalutazione dei dati relativi alla bicicletta di Stasi.

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