
Quando le cime secolari che sovrastano il nostro territorio iniziano a tremare, scosse profonde e boati improvvisi rompono un silenzio apparentemente eterno, ricordandoci quanto sia precario l’equilibrio della natura. C’è un dinamismo invisibile che lavora nel cuore dei versanti rocciosi, una trasformazione silenziosa e inarrestabile che sfugge all’occhio umano finché la roccia non decide di cedere di schianto, liberando tutta la sua forza distruttiva lungo le vallate. Tra scenari mozzafiato, pareti imponenti e un clima che continua a stravolgere i ritmi delle stagioni, l’attenzione resta altissima di fronte a eventi che impongono riflessioni profonde sulla tutela e sulla sicurezza del territorio.
Nel pomeriggio del 4 ottobre, il territorio attorno a Cortina d’Ampezzo è stato teatro di ben due franamenti nel giro di poche ore. Un nuovo cedimento ha colpito la Croda Marcora, già segnata in passato da episodi analoghi, mentre poco prima un secondo distacco era precipitato dalla Tofana di Dentro, arrivando a invadere la val Travenanzes con boati tremendi e imponenti nubi di polvere. Questo crollo sulla parete nord ricalca da vicino l’esposizione dei distacchi verificatisi l’estate scorsa sul Pelmo.
L’episodio non ha sorpreso Vittorio Fenti, geologo ed esperto conoscitore del territorio bellunese, già docente all’istituto minerario Follador di Agordo e con all’attivo oltre 2.000 lavori geologici e più di 40 pubblicazioni. Secondo l’esperto, la Tofana di Dentro appare più bassa e decisamente più ripida rispetto alla Tofana di Rozes, che è rivolta a sud ed è più stabile. Il crollo si è verificato nell’area orientale della parete nord, un settore fortemente fratturato: la presenza di spaccature costituisce un fattore predisponente determinante, rendendo le pareti fragili ed esposte come quelle del Pelmo. Al contrario, sistemi come le Pale di San Lucano, l’Agner e il versante meridionale della Marmolada sono composti da roccia più solida, rendendo gli smottamenti rari.
Permafrost, escursione termica e la nuova dinamica autunnale
Dal punto di vista della struttura, la Tofana di Dentro è formata da dolomia principale con la parte sommitale composta da calcari, caratteristiche presenti anche nella Torre Venezia sul Civetta e nel Pelmo. Se durante i mesi estivi il focus era puntato sull’alternanza tra gran caldo e bombe d’acqua, i crolli continuano ora con l’arrivo dell’autunno.
Il fenomeno è strettamente legato ai cambiamenti climatici e al progressivo scioglimento del permafrost: «da tempo viene segnalata la fragilità delle montagne dolomitiche», ricorda Fenti. Con la scomparsa del ghiaccio perenne, i blocchi rocciosi perdono il loro legante naturale e l’ampia escursione termica quotidiana fa il resto. Oltre i 2.000 metri la temperatura scende sotto lo zero la notte, mentre di giorno il sole scalda la roccia, innescando nuovi distacchi.
Nonostante ciò, l’esperto precisa che «formulare previsioni su nuovi crolli è un po’ azzardato». Pur ricordando come durante l’estate una colata detritica sul Pelmo sia arrivata a toccare un parcheggio, Fenti invita alla cautela se si attraversa la val Travenanzes, sconsigliando però la chiusura dei sentieri e raccomandando prudenza e comunicazione dei propri spostamenti. Un tempo le frane si concentravano a novembre con le grandi piogge, mentre oggi il caldo autunno sta riscrivendo le regole del rischio in quota.


