
A distanza di poche ore emergono nuovi elementi sul lavoro svolto dai carabinieri del Ris nell’ambito delle indagini sul delitto di Garlasco del 2007, quando venne uccisa Chiara Poggi. Dopo quanto rivelato ieri, 5 ottobre, dal Tg1 sulla possibile distruzione di alcuni reperti liquidi relativi alla traccia 33, l’impronta parziale di una mano trovata vicino al corpo della vittima e attribuita soltanto negli ultimi mesi ad Andrea Sempio, oggi è il programma Ore14 a riportare l’attenzione su una serie di email scambiate all’epoca dagli uomini del Ris.
Al centro della nuova ricostruzione ci sono in particolare le impronte di scarpa individuate nella villetta di via Pascoli. Si tratta della traccia che gli accertamenti avevano associato ad Alberto Stasi e che, nelle analisi più recenti, è stata ritenuta compatibile anche con la calzatura riconducibile all’attuale indagato Andrea Sempio. L’impronta in questione è quella di una scarpa Frau numero 42, elemento che torna ora al centro dell’attenzione alla luce della corrispondenza interna tra gli investigatori del Ris.

Le email mostrate da Ore14 fanno oggi parte del fascicolo sul caso Garlasco, dopo la chiusura delle indagini avvenuta lo scorso 28 settembre. La documentazione riguarda diversi momenti degli accertamenti svolti nel 2007 e nel 2008 e coinvolge, tra gli altri, l’allora comandante del Ris Luciano Garofano e il capitano Aldo Mattei, incaricato di esaminare alcuni aspetti della consulenza presentata dalla difesa di Stasi.
Secondo quanto mostrato dalla trasmissione, l’8 agosto 2008 la pm Rosa Muscio inviò al Ris una copia della memoria depositata dalla difesa di Alberto Stasi. Nel documento venivano affrontati, tra gli altri aspetti, le tracce riconducibili a Stasi presenti sulla scena del delitto e il DNA individuato sulla bicicletta. Gli scambi successivi tra gli appartenenti al Ris riguardarono anche le osservazioni sulle impronte di scarpa rinvenute all’interno della villetta.
Una delle comunicazioni più discusse risale al 27 agosto 2007. In quell’occasione Garofano scrisse al capitano Mattei chiedendo una bozza del lavoro sulle evidenze raccolte a Garlasco. Nella mail, l’allora comandante del Ris chiedeva particolare attenzione alla trattazione delle tipologie delle macchie e ai relativi riferimenti scientifici, facendo riferimento anche alle valutazioni del genetista Avato, consulente della difesa di Alberto Stasi.
Nel lavoro del capitano Mattei, per quanto riportato da Ore14, le impronte di scarpa venivano ricondotte a un’unica tipologia di suola. Una delle tracce, indicata con il numero 6, risultava però incompleta. La conclusione riportata negli atti era che non si potesse escludere che un paio di calzature di taglia compatibile con quelle abitualmente utilizzate dall’indagato avesse prodotto le impronte rinvenute al piano terreno della casa dei Poggi. La compatibilità con la taglia di Stasi veniva quindi collegata anche alla parzialità della traccia.
È però un’altra email di Garofano, sempre del 27 agosto 2007, ad attirare oggi l’attenzione. Rivolgendosi a Mattei, l’allora comandante del Ris scriveva, in sostanza, che la parte relativa all’impronta di scarpa avrebbe potuto essere approfondita, suggerendo di soffermarsi sull’unicità del disegno della suola e di valutare anche un’ipotesi sulla misura, pur mantenendo le necessarie cautele. È proprio questa indicazione a essere oggi oggetto di discussione.
Il passaggio riapre quindi il tema di come furono valutate all’epoca le impronte di scarpa trovate nella villetta di Garlasco. La traccia numero 6, caratterizzata dal particolare disegno a pallini, è oggi tornata al centro degli accertamenti perché associata alla scarpa Frau numero 42. Le nuove analisi della Procura di Pavia hanno inoltre valutato la compatibilità dell’impronta con il piede di Andrea Sempio, mentre negli accertamenti del passato era stata considerata compatibile con la taglia delle calzature di Alberto Stasi.
Le email non stabiliscono, da sole, quale sia l’effettivo valore probatorio dell’impronta né consentono di trarre conclusioni definitive sulla sua attribuzione. Saranno gli atti contenuti nel fascicolo, le consulenze e le nuove verifiche tecniche a chiarire se gli elementi emersi possano modificare la lettura degli accertamenti del 2007. Di certo, il contenuto delle comunicazioni interne del Ris aggiunge un nuovo tassello al complesso quadro investigativo del delitto di Garlasco, riportando ancora una volta al centro della vicenda quelle impronte che, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continuano a essere oggetto di esame.


