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Virus autunnali nei bambini: influenza e bronchiolite, quando chiamare il pediatra e quando rientrare a scuola

Pubblicato: 07/10/2026 12:39

Il ritorno sui banchi di scuola e la ripresa della socialità rappresentano il vero catalizzatore dei malanni di stagione. A tracciare la mappa della situazione è Rino Agostiniani, presidente della Società italiana di pediatria, il quale evidenzia come la vita di comunità agisca da moltiplicatore per le infezioni. Insieme ai classici ceppi dell’influenza, tra cui A(H3N2), A(H1N1) e B/Victoria, circolano «molte altre forme virali da altri virus non influenzali, che però in qualche caso possono essere particolarmente fastidiosi». I più piccoli pagano il prezzo più alto perché non hanno ancora sviluppato una solida memoria immunitaria e rischiano di trasformarsi nel veicolo che trasmette il virus a casa, mettendo in pericolo i nonni anziani.

Per contrastare la diffusione, la circolare del Ministero della Salute indica di avviare le campagne vaccinali a inizio ottobre per tutti i soggetti dai sei mesi in su. Rino Agostiniani ricorda che «al di là dei fragili la raccomandazione attuale è da 6 mesi a 6 anni», specificando che la profilassi resta utile anche se effettuata a campagna inoltrata.

Picco dei contagi, prevenzione e regole per il rientro in classe

L’andamento dell’epidemia raggiunge solitamente il suo apice nei primi mesi dell’anno. Come sottolinea lo stesso Rino Agostiniani, «Solitamente le epidemie influenzali durano fino a marzo inoltrato», ricordando di non limitare l’allerta al periodo delle feste poiché «Febbraio e marzo sono sempre mesi impegnativi». Sul fronte del virus respiratorio sinciziale, la vera svolta è arrivata con l’impiego dell’anticorpo monoclonale, che ha portato a «un crollo delle bronchioliti. È cambiata la storia di questa malattia».

Quando la febbre fa la sua comparsa, la linea guida per i genitori deve essere dettata dalla prudenza e dall’osservazione dei comportamenti. Il presidente della SIP raccomanda di cambiare approccio: «Non guardate il termometro ma le condizioni generali del bambino». Se dopo aver assunto il farmaco il piccolo ritrova le sue energie, non c’è da allarmarsi.

In merito ai tempi per il ritorno alle attività scolastiche, l’esperto suggerisce di riportare i bambini in classe «Non appena ritorna il solito bambino di sempre», spiegando che «il contagio nei confronti degli altri spesso è più marcato quando la malattia è in incubazione che non quando è nella fase finale». Infine, un ultimo mito da sfatare riguarda le basse temperature: «Non è il freddo che fa ammalare. Portiamo i bambini all’aria aperta, nel verde, e anche se sono meno vestiti va bene», evitando l’errore di coprirli eccessivamente.

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Ultimo Aggiornamento: 07/10/2026 13:49

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