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“Il campione di Chiara Poggi c’era già”. Dubbi shock anche sul DNA ottenuto dal cucchiaino

Pubblicato: 08/10/2026 22:14

Al centro dei nuovi approfondimenti sull’assassinio di Chiara Poggi — che vedono l’attenzione degli inquirenti rivolta anche alla posizione di Andrea Sempio — spiccano gli interrogativi sulle modalità con cui venne isolato il profilo genetico della vittima, destinato a essere comparato con il materiale biologico rinvenuto sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. A fare chiarezza su quella scelta è stato l’ex carabiniere del Ris Alberto Marino, già consulente per la Procura di Vigevano nel settembre 2007.

Interrogato un mese fa dai magistrati, Marino ha spiegato le ragioni del ricorso al cucchiaino da colazione in luogo di un tampone autoptico: «Non c’era un campione di confronto della vittima. Di solito quando non viene mandato un campione espressamente acquisito come confronto, utilizziamo un reperto che abbia, diciamo, un contesto tale da essere ritenuto a buon titolo il campione di confronto. Poi è chiaro che poteva esserlo anche tutto il sangue presuntivo per casa, perché chi altro poteva essere?». Sollecitato sul perché non si fosse attinto direttamente dalle chiazze ematiche, l’ex ufficiale ha ribadito: «Abbiamo ritenuto che il cucchiaino fosse a maggior titolo più campione di confronto rispetto alle tracce sulla scena del crimine. Il profilo genetico è lo stesso, ovviamente».

Le perplessità della Procura e il giallo dei campioni

Un’impostazione che ha suscitato le immediate e severe perplessità del procuratore aggiunto Civardi, che durante l’audizione ha incalzato il teste evidenziando due riserve sostanziali: «Questa affermazione mi solleva due dubbi: 1. Perché vai a cercare il DNA di Chiara Poggi su un reperto di cui non hai la certezza che sia stato messo in bocca da lei? 2. Perché parti dal presupposto che sui pedali della bicicletta di Stasi ci sia il DNA di Chiara Poggi? Ma questo è un ulteriore e diverso discorso. Adesso torno a chiederle: ma è sicuro? Cioè, questo è quello che ha detto un anno e tre mesi fa. Il problema è: magari si è sbagliato. Se invece lei dice: ‘No, noi il profilo di Chiara Poggi non l’abbiamo preso dal sangue prelevato al momento dell’esame autoptico, ma per noi il profilo di Chiara Poggi è quello risultante dal cucchiaino’, io ne prendo atto. Questo è il suo verbale».

Riflettendo sulle obiezioni sollevate, l’esperto del Ris ha precisato: «Allora, il punto è questo: non è scorretto quello che ho detto, nel senso che il profilo sul cucchiaino è lo stesso del sangue trovato ovunque. Però, formalmente, non avendo acquisito un prelievo di sangue quale campione di confronto, formalmente tutte le tracce sulla scena del crimine – e lo so che è un po’ pignolo come ragionamento – però le tracce sono tracce, il campione di confronto è un altro. Abbiamo ritenuto che il cucchiaino fosse a maggior titolo più campione di confronto rispetto alle tracce sulla scena del crimine. Il profilo genetico è lo stesso, ovviamente».

A complicare ulteriormente il quadro si inserisce l’emergere di un verbale datato 4 settembre 2007, nel quale si indicava espressamente il sangue della vittima come campione di comparazione. Un’evidente divergenza che alimenta il sospetto su dove sia stato realmente estratto il codice genetico utilizzato nelle analisi. Resta infine da chiarire una singolare coincidenza quantitativa tra il DNA prelevato sul posate e quello rinvenuto sulla bicicletta di Stasi, un’anomalia che fa balenare l’ipotesi di uno scambio involontario di provette, nodo difficilissimo da districare a quasi vent’anni di distanza.

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