
Quando le verità processuali apparentemente consolidate vengono travolte dal sopraggiungere di nuovi filoni d’inchiesta, il sottile confine tra giustizia ed errore giudiziario torna a spalancarsi, proiettando ombre inquietanti su vicende che hanno segnato la memoria collettiva. Tra le pieghe di indagini riaperte, fascicoli rispolverati e perizie scientifiche messe improvvisamente in discussione, i protagonisti di complesse vicende di cronaca nera si ritrovano catapultati al centro di un tritacarne mediatico e giudiziario senza fine. Un labirinto di interrogativi e ricostruzioni dove ogni singolo dettaglio del passato rischia di essere rivisto sotto una luce completamente inedita.
L’attenzione sul delitto di Garlasco torna a farsi rovente con la riapertura del caso che vede coinvolto Andrea Sempio, iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Pavia nell’ambito del nuovo filone d’inchiesta sull’assassinio di Chiara Poggi, delitto per il quale è stata inflitta una condanna a 16 anni all’ex fidanzato Alberto Stasi. Ai microfoni di Porta a Porta, Sempio affronta apertamente la pressione del momento: «La paura di essere vittima di un errore c’è assolutamente». Pur ricordando come le verifiche a suo carico si fossero già concluse con un’archiviazione nel 2016, l’uomo osserva: «Se ci sono dei dubbi, se c’è qualcosa che non è stato svolto al 100%, magari sono stati anche commessi degli errori, è giusto rifare l’indagine e andare a verificare».
Sempio smonta con decisione la tesi accusatoria formulata nei suoi confronti dopo le ultime attività investigative, definendo la ricostruzione finale della Procura decisamente forzata: «se uno prende il racconto finale a me sembra un racconto tirato per i capelli». Nel mirino del giovane finiscono sia le ipotesi sul presunto movente sia i presunti tentativi di approccio con la vittima: «Questa mia ossessione per Chiara data da video che avete la conferma che non sono stati visti, a quel punto io ci provo con lei al telefono, addirittura magari minacciandola…poi qualche giorno dopo lei mi apre la porta di casa. Oppure io scavalco, aspetto nel cortile che faccia uscire i gatti che vengono ritrovati in casa…mi sembra l’aver fatto quadrare tanti elementi però il risultato finale non regge».
Le ombre sugli accertamenti genetici del Ris
Mentre l’indagato contesta le ricostruzioni della Procura, la vicenda si arricchisce di nuovi e sconcertanti interrogativi legati alle analisi biologiche effettuate nell’immediatezza del delitto. Un verbale redatto dal Ris di Parma il 4 settembre 2007 testimonia come sulla salma di Chiara Poggi fosse già stato prelevato un campione biologico destinato alle comparazioni del Dna.
Tuttavia, ascoltato dai magistrati pavesi il 10 settembre scorso, l’allora capitano Alberto Marino ha dichiarato di non memoriare la trasmissione di quel reperto ai laboratori del Ris. Tale circostanza spiegherebbe la decisione di estrarre il profilo genetico della vittima direttamente da un cucchiaino repertato all’interno della villetta di Garlasco. Un’incongruenza procedurale finita sotto la lente degli inquirenti per fare piena luce sulla correttezza di tutte le fasi d’indagine.


