
La nuova legge elettorale voluta dal centrodestra, ribattezzata Melonellum, si prepara ad affrontare una battaglia giudiziaria che potrebbe arrivare fino alla Corte costituzionale prima delle prossime elezioni politiche. Al centro dell’iniziativa c’è un gruppo di costituzionalisti, avvocati e cittadini che contesta diversi aspetti della riforma, ritenendoli potenzialmente incompatibili con i principi della Carta. Il progetto si sviluppa su due fronti: da una parte, i ricorsi da presentare davanti ai giudici ordinari; dall’altra, una mobilitazione civica che punta a coinvolgere personalità del mondo della cultura, dell’arte e dell’impegno sociale.
La scadenza individuata per il deposito degli atti è il 26 ottobre, data che, secondo il calendario illustrato dai promotori, coinciderebbe con l’entrata in vigore della legge. L’obiettivo dichiarato è accelerare il percorso giudiziario, affinché le questioni sollevate possano essere esaminate dalla Consulta prima dell’apertura delle urne. Si tratta, tuttavia, di un traguardo auspicato dai promotori, non di un esito già acquisito: l’eventuale passaggio alla Corte costituzionale dipenderà dalle valutazioni dei giudici chiamati a esaminare i ricorsi.
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Melonellum, parte la mobilitazione contro la legge elettorale
A promuovere l’iniziativa è il gruppo di costituzionalisti guidato da Roberto Zaccaria, che presenta il progetto alla Camera alle ore 13. La campagna prende il nome di «Dalla parte della Costituzione» e punta a contestare sul piano giuridico le disposizioni considerate più problematiche della nuova normativa elettorale.
Il programma prevede il coinvolgimento di circa 300 ricorrenti, tra i quali figurerebbero almeno 50 personalità conosciute. L’adesione riguarda esponenti di diversi ambienti, dalle professioni culturali alle battaglie civili, con l’intento di affiancare all’iniziativa giudiziaria una mobilitazione pubblica indipendente dai partiti e dal mondo accademico.
Alla preparazione degli atti hanno lavorato circa 70 avvocati, coordinati dal professor Enrico Grosso. Il loro compito è individuare i profili della legge che, secondo la ricostruzione dei promotori, potrebbero entrare in conflitto con le disposizioni costituzionali che regolano la rappresentanza politica, l’uguaglianza del voto e l’organizzazione delle istituzioni.
La contestazione non si limita dunque a una critica politica alla riforma. Il progetto mira a portare davanti ai giudici questioni specifiche, chiedendo che siano valutate attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento.

I ricorsi nei 29 distretti giudiziari e il percorso verso la Consulta
Il calendario indicato dai promotori individua nel 26 ottobre la data di avvio del deposito dei ricorsi nei tribunali dei 29 distretti italiani. Gli atti dovranno consentire ai giudici ordinari di valutare le questioni sollevate e, qualora ne ricorrano i presupposti, di sottoporre alla Corte costituzionale i dubbi sulla legittimità delle norme contestate.
Il procedimento richiede diversi passaggi. La presentazione di un ricorso, infatti, non determina automaticamente l’intervento della Consulta: spetta al giudice competente valutare se la questione di costituzionalità sia rilevante per il caso esaminato e non manifestamente infondata.
In caso di rimessione alla Corte, l’ordinanza del giudice deve essere pubblicata in Gazzetta ufficiale. Solo successivamente la questione potrà proseguire il proprio iter davanti ai giudici costituzionali, secondo le procedure e i tempi previsti.
I promotori puntano a ottenere una pronuncia entro marzo, nella speranza di arrivare a una decisione prima delle prossime elezioni politiche. Il percorso, però, dipenderà dall’andamento dei procedimenti e dalle decisioni degli organi giudiziari coinvolti.
L’obiettivo, nelle parole di Zaccaria, è «arrivare, al massimo entro marzo, al giudizio in Corte».

I sei punti contestati dai costituzionalisti
Il lavoro legale coordinato da Enrico Grosso individua sei profili di possibile incostituzionalità. Si tratta delle principali obiezioni che i promotori intendono sottoporre all’attenzione dei giudici, con riferimento a diversi articoli della Costituzione.
Il primo riguarda l’obbligo di indicare preventivamente il futuro presidente del Consiglio. Secondo i promotori, questa disposizione, collegata alla presentazione delle liste, potrebbe limitare la libertà dei partiti di organizzarsi e scegliere come partecipare alle elezioni, in contrasto con l’articolo 49. La contestazione investe anche le prerogative del Presidente della Repubblica previste dall’articolo 92 in materia di nomina del presidente del Consiglio.
Il secondo nodo è rappresentato dal premio di maggioranza attribuito alla coalizione che raggiunga il 42% dei voti nelle due Camere. Per i giuristi, il meccanismo potrebbe compromettere il principio del voto libero e uguale sancito dall’articolo 48, soprattutto per gli effetti che produrrebbe sulla distribuzione dei seggi parlamentari.
A questi rilievi si collega una terza contestazione: secondo i promotori, l’assetto complessivo della legge potrebbe introdurre un sistema assimilabile a un premierato di fatto senza seguire il procedimento previsto dall’articolo 138 della Costituzione per le revisioni costituzionali.
Il quarto profilo riguarda la rappresentanza di genere nelle candidature e nelle preferenze. Le regole previste dalla normativa, nella lettura dei ricorrenti, potrebbero entrare in conflitto con l’articolo 51, che disciplina l’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza.
Il quinto punto investe il numero di firme richieste per la presentazione delle liste. Gli avvocati contestano l’entità degli obblighi, giudicandoli sproporzionati e potenzialmente incompatibili con il principio di uguaglianza dell’articolo 3, anche in rapporto alle soglie di accesso previste dalla legge.
Infine, il sesto rilievo riguarda la riorganizzazione della rappresentanza degli italiani all’estero attraverso una circoscrizione unica mondiale, che accorperebbe le precedenti circoscrizioni. Secondo i promotori, la modifica potrebbe incidere sui principi di uguaglianza, libertà del voto e parità nell’accesso alle cariche elettive, richiamati dagli articoli 3, 48 e 51.
Il premio nazionale e il nodo dell’elezione del Senato
Tra gli aspetti contestati figura anche il premio nazionale fisso, che secondo i costituzionalisti potrebbe entrare in conflitto con l’articolo 57 della Costituzione. La disposizione stabilisce infatti che il Senato sia eletto su base regionale, principio che, nella valutazione dei ricorrenti, deve essere considerato anche nel definire gli effetti del sistema elettorale sulla distribuzione dei seggi.
È su questo insieme di questioni che si concentrerà l’iniziativa giudiziaria. I promotori ritengono che i diversi meccanismi della legge debbano essere valutati non soltanto singolarmente, ma anche per le conseguenze che potrebbero produrre sull’equilibrio tra rappresentanza parlamentare, potere esecutivo e garanzie costituzionali.
Le contestazioni, al momento, costituiscono le argomentazioni giuridiche alla base dei ricorsi annunciati. Non rappresentano una dichiarazione di illegittimità della legge, che potrà essere stabilita soltanto attraverso le procedure previste e, se la questione arriverà alla Consulta, con una decisione della Corte costituzionale.
La battaglia sul Melonellum entra nella fase giudiziaria
Con il progetto «Dalla parte della Costituzione», i promotori intendono trasformare le critiche alla legge elettorale in una serie di iniziative davanti ai tribunali. La strategia combina il lavoro tecnico degli avvocati con il sostegno di cittadini e personalità pubbliche, nella prospettiva di aprire un confronto sulla compatibilità della riforma con i principi costituzionali.
La scadenza del 26 ottobre rappresenta il primo passaggio del calendario annunciato, mentre il traguardo auspicato resta una pronuncia entro marzo. Tra il deposito degli atti e un eventuale giudizio della Consulta, tuttavia, dovranno essere superati tutti i passaggi procedurali necessari.
La partita sul Melonellum si sposta così dal confronto politico a quello giudiziario. I sei profili contestati saranno sottoposti alla valutazione dei giudici, chiamati a stabilire se esistano le condizioni per investire la Corte costituzionale. Soltanto allora sarà possibile capire se e in quale misura le obiezioni sollevate potranno incidere sul futuro della nuova legge elettorale.


