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Greta morta al settimo mese di gravidanza: l’atroce notizia sui medici è appena arrivata

Pubblicato: 14/10/2026 08:01

Quando la gioia più grande dell’attesa si tramuta improvvisamente in un baratro di dolore inaccettabile, la fiducia nel sistema sanitario vacilla sotto il peso di domande che esigono risposte immediate. Nel silenzio commosso di una comunità sconvolta e nell’intimità di una tragedia che spezza due vite in un solo istante, l’attenzione della magistratura si accende per ricostruire ogni singolo passaggio clinico. Un’inchiesta giudiziaria ad altissima tensione che punta a scandagliare cartelle mediche, protocolli di ricovero ed eventuali omissioni, mentre la ricerca della verità si muove sul filo sottile delle perizie autoptiche e delle garanzie di legge per tutti gli attori coinvolti.

Il dramma si è consumato all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, nel Napoletano, dove la trentatreenne Greta Astarita è deceduta al settimo mese di gravidanza subito dopo aver dato alla luce il suo bambino, purtroppo anch’egli nato senza vita. Un doppio decesso sconvolgente che ha spinto la Procura della Repubblica di Torre Annunziata ad aprire un fascicolo d’inchiesta per omicidio colposo. Nel registro degli indagati figurano dieci medici: otto in servizio presso la struttura sanitaria di Castellammare di Stabia e due in forza all’ospedale del Mare di Napoli, nosocomio dove la giovane donna era stata successivamente trasferita. L’iscrizione dei sanitari è un atto dovuto in vista del conferimento dell’incarico per l’autopsia, fissato per giovedì 15 ottobre, consentendo così alle parti di nominare propri consulenti tecnici.

L’ipotesi clinica e la richiesta di rispetto della famiglia

Secondo una prima pista investigativa che dovrà trovare riscontro negli esami medico-legali, Greta Astarita sarebbe stata stroncata da una fulminante trombosi. Il compito degli inquirenti sarà quello di verificare la correttezza di tutti i controlli a cui la trentatreenne è stata sottoposta durante la degenza, valutando se vi siano stati accertamenti diagnostici omessi o non tempestivamente eseguiti che avrebbero potuto salvare la vita della donna e del piccolo.

Nel frattempo, attorno ai familiari si è stretto un cordoglio enorme. Attraverso l’avvocato Ivan Giannino, che ne cura la tutela legale, la famiglia ha formalmente richiesto il silenzio stampa, scegliendo di non rilasciare interviste o commenti per tutelare la memoria delle vittime ed evitare che «il rischio di un processo mediatico parallelo, alimentato da indiscrezioni o ricostruzioni parziali, non farebbe che amplificare il dramma che i parenti si trovano già ad affrontare». La parola passa ora agli esami peritali per far luce su questa immane tragedia.

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