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“Spettacolo indecoroso!”. Di Battista impazzisce in diretta: con chi ce l’ha

Pubblicato: 14/10/2026 12:48

Le divisioni interne, il confronto sulle primarie e la difficoltà di trovare una linea comune sui temi politici rischiano di trasformare un progetto di alleanza in un terreno di scontro permanente. È questo il nodo che torna al centro del dibattito sul campo largo, mentre le forze che aspirano a costruire un’alternativa al centrodestra devono fare i conti con differenze di impostazione e strategie non sempre convergenti. In un quadro politico segnato da tensioni internazionali e questioni economiche, il confronto tra gli alleati potenziali continua a concentrarsi anche sulle modalità con cui individuare una leadership condivisa.

A criticare apertamente questa situazione è Alessandro Di Battista, ex esponente del Movimento 5 Stelle, che non risparmia giudizi severi sul comportamento delle forze progressiste. Ospite della trasmissione DiMartedì, condotta da Giovanni Floris su La7, l’ex parlamentare ha contestato le continue contrapposizioni tra i partiti, accusandoli di dedicare troppe energie alle questioni interne e troppo poche ai contenuti politici. Una presa di posizione che si inserisce in una critica già espressa in precedenti interventi televisivi e che riguarda anche l’evoluzione del Movimento nel quale Di Battista aveva militato.
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Di Battista contro il campo largo: «Il mondo brucia»

Nel corso della trasmissione di Giovanni Floris, Di Battista ha definito il campo largo uno «Spettacolo indecoroso», soffermandosi sulle discussioni che coinvolgono le forze politiche potenzialmente alleate. A suo giudizio, le continue divergenze rischiano di allontanare gli elettori e di rendere meno credibile il progetto di una coalizione alternativa al centrodestra.

L’ex esponente pentastellato ha sintetizzato la propria critica con parole nette: «Il mondo brucia e questi parlano se fare o meno le primarie, svuotano le urne».

Il riferimento è al confronto sulla scelta del candidato e sulle modalità con cui individuare la leadership della coalizione. Per Di Battista, la discussione sulle primarie non dovrebbe diventare il fulcro dell’iniziativa politica, soprattutto in assenza di una piattaforma programmatica capace di mettere in evidenza le priorità condivise.

La critica riguarda dunque non soltanto i rapporti tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle, ma anche il rischio che le loro divergenze finiscano per indebolire il rapporto con una parte dell’elettorato. L’ex parlamentare considera le tensioni pubbliche un segnale di difficoltà nella costruzione di un progetto politico riconoscibile.

L’avvertimento su Meloni e le prossime elezioni

Non è la prima volta che Di Battista esprime perplessità sulla possibilità che il campo largo riesca a presentarsi come un’alternativa convincente. In una precedente partecipazione alla trasmissione Accordi e Disaccordi, sul Nove, aveva richiamato l’attenzione sulle distanze tra l’elettorato del Movimento 5 Stelle e quello del Partito democratico.

«C’è una parte di cittadini che sostiene il Movimento Cinque Stelle che la Schlein non la voterebbe neanche sotto tortura», aveva dichiarato, riferendosi alla segretaria del Pd, Elly Schlein.

Nello stesso intervento, Di Battista aveva espresso una valutazione sulle prospettive elettorali della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sostenendo che la premier fosse già favorita e che le divisioni dell’opposizione potessero rafforzarne la posizione.

«Penso che se continuano così – già la Meloni per me è favorita, era favorita mesi fa – ma se continuano così possono anche non fare le elezioni», aveva affermato.

Si tratta di una valutazione politica personale, legata alla lettura che l’ex esponente del Movimento 5 Stelle dà dei rapporti di forza tra maggioranza e opposizione. Il punto centrale del suo ragionamento è che le difficoltà nel trovare un’intesa rischiano di compromettere le possibilità di competere efficacemente con il centrodestra.

La critica al Movimento 5 Stelle: «Li sento raramente parlare di temi»

Le osservazioni di Di Battista non si fermano ai rapporti tra Pd e M5S. Una parte rilevante delle sue dichiarazioni riguarda proprio il Movimento 5 Stelle, la forza politica nella quale aveva trovato spazio e con cui aveva condiviso una stagione importante della propria attività pubblica.

Secondo l’ex parlamentare, il confronto politico dovrebbe partire dai contenuti e dalle proposte, anziché concentrarsi prevalentemente sulle alleanze e sulle dispute interne. Nel descrivere l’attuale dibattito tra le forze progressiste, ha dichiarato: «Io non li sento, li sento raramente, a parte i temi che li dividono, li sento raramente parlare di temi».

Il riferimento è alla capacità di costruire un’agenda riconoscibile, fondata su obiettivi precisi e su battaglie politiche portate avanti con continuità. Di Battista ha richiamato in particolare l’impostazione che, a suo giudizio, aveva caratterizzato la fase iniziale del Movimento, attribuendo un ruolo centrale alle idee di Gianroberto Casaleggio.

«Cioè, la grande forza di quel Movimento Cinque Stelle, che poi furono le idee di Gianroberto, era scegliere dei temi e martellare giorno e notte su quei temi», ha spiegato.

Il richiamo alla stagione delle origini diventa così uno strumento per contestare l’evoluzione del partito e la sua capacità di mantenere una precisa identità politica. Nella lettura dell’ex esponente pentastellato, il Movimento dovrebbe tornare a distinguersi attraverso proposte e iniziative concrete, anziché essere identificato soprattutto con il confronto sulle alleanze.

Reddito di cittadinanza e lotta alla casta, il richiamo alle origini

Per spiegare quale fosse, secondo lui, la forza originaria del Movimento 5 Stelle, Di Battista ha elencato alcune delle battaglie che avevano caratterizzato la proposta politica del partito e contribuito a renderlo riconoscibile tra gli elettori.

«Chi votava il 5 Stelle sapeva perfettamente che questi sono quelli che vogliono ridurre gli stipendi parlamentari, abolire il finanziamento pubblico ai giornali e ai partiti, quelli che vogliono mettere il reddito di cittadinanza, fare la legge anticorruzione, quelli che sono contro la casta».

Il riferimento comprende temi come la riduzione dei costi della politica, il contrasto alla corruzione, il reddito di cittadinanza e la critica ai privilegi della classe dirigente. Per Di Battista, erano queste battaglie a definire il profilo del Movimento e a permettere agli elettori di riconoscerne immediatamente le priorità.

La sua critica attuale si concentra quindi sulla distanza che, a suo giudizio, si sarebbe creata tra quell’identità e il dibattito politico odierno. Il problema non sarebbe soltanto la difficoltà di trovare un’intesa con il Partito democratico, ma anche la necessità per il M5S di recuperare una proposta autonoma e chiaramente riconoscibile.

Le parole pronunciate a DiMartedì riportano così al centro due questioni: la capacità del campo largo di superare le divisioni e quella del Movimento 5 Stelle di riaffermare le proprie priorità programmatiche. Per Di Battista, senza una maggiore attenzione ai contenuti e alle battaglie concrete, il confronto sulle primarie rischia di restare una discussione interna, incapace di costruire una prospettiva politica condivisa.

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