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“L’ho sempre saputo!”. Avvelenate con la ricina: la rivelazione shock di Gianni Di Vita

Pubblicato: 16/10/2026 10:02

Prosegue il lavoro degli investigatori per ricostruire quanto accaduto nella vicenda delle due donne morte dopo un presunto avvelenamento con la ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Gli accertamenti si concentrano anche sugli ambienti frequentati dalle persone coinvolte, con verifiche mirate alla ricerca di eventuali elementi digitali che possano contribuire a chiarire la vicenda. L’obiettivo è raccogliere informazioni utili, ricostruire possibili passaggi precedenti ai fatti e verificare se siano presenti tracce riconducibili a ricerche sulla sostanza tossica.

Nel frattempo, la comunità resta in attesa di risposte su una vicenda che ha provocato dolore e interrogativi. Le indagini procedono attraverso attività tecniche e acquisizioni di dati, mentre le persone vicine alle vittime mantengono un atteggiamento prudente rispetto alle ipotesi investigative. Ogni elemento dovrà essere analizzato e verificato prima di poter assumere un significato preciso nell’ambito dell’inchiesta.
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Il caso della ricina a Pietracatella, parla Gianni Di Vita

A intervenire sulla vicenda è Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne coinvolte nel caso. In un breve colloquio con il Corriere della Sera, incontrato al cimitero del paese, l’uomo ha espresso la propria incredulità rispetto alla possibilità che qualcuno abbia agito con l’intenzione di uccidere i suoi familiari.

“Non ho mai creduto che volessero uccidermi”. È questa la frase con cui Di Vita ha sintetizzato il proprio pensiero, aggiungendo: “Così come – aggiunge – non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia e mia moglie”.

Parole che restituiscono la posizione personale dell’uomo, mentre l’inchiesta cerca di chiarire le circostanze dei decessi e le eventuali responsabilità. Interpellato sulle indagini in corso, Di Vita ha preferito non entrare nel merito degli accertamenti, lasciando agli investigatori il compito di ricostruire i fatti.

“Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo”.

Una dichiarazione che conferma la volontà di non anticipare valutazioni sull’inchiesta. Al momento, la ricostruzione della vicenda resta affidata agli accertamenti degli inquirenti e all’analisi degli elementi raccolti.

Le verifiche al liceo classico Mario Pagano di Campobasso

Tra le attività investigative più recenti figurano i controlli effettuati al liceo classico Mario Pagano di Campobasso, istituto frequentato fino allo scorso anno da Sara e Alice Di Vita. Sara è morta insieme alla madre, mentre Alice ha conseguito il diploma a giugno e attualmente frequenta l’università a Torino.

Gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco, il Servizio centrale operativo, hanno trascorso circa quattro ore all’interno della scuola, mentre le lezioni proseguivano regolarmente. L’attività si è concentrata sui sistemi informatici dell’istituto, con l’obiettivo di verificare l’eventuale presenza di ricerche sul web relative alla ricina.

I controlli hanno riguardato i dati collegati ai 63 computer attivi nei diversi ambienti scolastici. L’interesse degli investigatori è rivolto alla possibilità che nei sistemi informatici siano rimaste informazioni utili per ricostruire eventuali ricerche effettuate sulla sostanza e individuare elementi pertinenti all’indagine.

Copiati i dati del server, servirà tempo per analizzarli

Per acquisire le informazioni non è stato necessario esaminare singolarmente tutte le postazioni informatiche. Gli investigatori hanno copiato i dati presenti sul server della scuola, al quale risultano collegati i diversi computer.

Si tratta di una modalità di acquisizione che consente di raccogliere il materiale digitale centralizzato, rinviando a una fase successiva l’analisi approfondita dei contenuti. Sarà necessario del tempo per estrarre le informazioni e verificare se tra i dati raccolti siano presenti elementi utili a chiarire le circostanze oggetto dell’inchiesta.

La presenza di eventuali ricerche sulla ricina, qualora venisse accertata, dovrà essere valutata nel suo contesto e confrontata con gli altri elementi investigativi. L’acquisizione dei dati, infatti, non implica di per sé che siano già state individuate informazioni decisive o responsabilità.

Accertamenti anche negli istituti scolastici di Riccia

Le verifiche al liceo di Campobasso si inseriscono in un’attività investigativa che nei giorni precedenti aveva già interessato due scuole di Riccia. In quegli istituti lavorano, con ruoli differenti, una professoressa di matematica amica di Gianni Di Vita e suo marito.

Anche in quel caso, secondo quanto riferito, gli investigatori avevano proceduto acquisendo i dati dei server scolastici, senza dover passare al vaglio uno per uno i singoli computer. L’attenzione è rivolta alla ricerca di eventuali tracce digitali che possano risultare pertinenti alla vicenda dell’avvelenamento.

Un’ulteriore tappa degli accertamenti è prevista al liceo delle Scienze umane di Casacalenda, dove lavora Laura Di Vita, cugina di Gianni. L’attività si inserisce nel percorso di raccolta e verifica delle informazioni informatiche provenienti dagli istituti scolastici interessati.

Per il momento, gli elementi acquisiti devono ancora essere esaminati. Il lavoro degli investigatori prosegue quindi su più fronti, con l’obiettivo di individuare eventuali riscontri e ricostruire la sequenza dei fatti. L’analisi dei dati informatici rappresenta una delle attività in corso nell’ambito dell’inchiesta sulla morte delle due donne a Pietracatella, ma saranno soltanto gli esiti delle verifiche e il confronto con gli altri elementi raccolti a stabilirne l’effettiva rilevanza.

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