Vai al contenuto

Silvia Salis agita le acque nel campo largo, il durissimo attacco a Schlein

Pubblicato: 16/10/2026 20:11

Silvia Salis scuote il centrosinistra e riapre uno dei dossier più delicati in vista delle prossime elezioni politiche: quello della leadership. La sindaca di Genova sostiene che il campo largo non abbia ancora una figura riconosciuta da tutte le sue componenti e accusa la sinistra di avere sviluppato negli anni una sorta di diffidenza verso il concetto stesso di leadership e di vittoria. Parole che hanno provocato irritazione nel Partito democratico e una replica indiretta di Elly Schlein, convinta invece che l’alleanza progressista abbia finalmente le condizioni per essere competitiva.

Il confronto nasce dalle dichiarazioni rilasciate da Salis a Sette del Corriere della Sera. La sindaca, eletta a Genova alla guida di una coalizione molto larga, ha spiegato che proprio quell’esperienza le avrebbe dimostrato come il centrosinistra possa vincere quando riesce a tenere insieme forze diverse senza cancellarne l’identità. Il problema, a livello nazionale, sarebbe però ancora irrisolto: manca una leadership condivisa e manca soprattutto una cultura capace di accettare che qualcuno debba guidare la coalizione.

Salis: “Il centrosinistra ha elaborato anticorpi contro la vittoria”

La frase destinata a far discutere è particolarmente netta. Secondo Salis, “il centrosinistra ha elaborato anticorpi potentissimi contro la vittoria”. La sindaca individua due problemi: da una parte il fastidio verso la figura del leader, dall’altra il tentativo di smussare le caratteristiche dei singoli partiti pur di mantenere unita la coalizione.

Nella sua lettura, proprio questo meccanismo finirebbe per produrre l’effetto opposto a quello desiderato. Invece di costruire una coalizione forte, si rischierebbe di creare un’alleanza senza un’identità chiara e incapace di parlare con una voce riconoscibile agli elettori.

Salis parte anche dall’esperienza di Genova, dove la coalizione che l’ha sostenuta andava da Azione fino al Movimento 5 Stelle passando per Pd e Avs. Quando Bonelli e Fratoianni furono tra i primi a sostenerla, ricorda, lei disse immediatamente che l’obiettivo era vincere al primo turno. Una convinzione che allora aveva suscitato perplessità, ma che per la sindaca rappresenta proprio ciò che manca spesso al centrosinistra nazionale: “Bisogna darsi il permesso di vincere”.

“Manca un leader riconosciuto”

È sul nodo della leadership, però, che le parole di Salis assumono un significato politico più delicato. La sindaca di Genova sostiene che, a differenza del centrodestra, dove la leadership di Giorgia Meloni non viene sostanzialmente messa in discussione, nel campo progressista non esista ancora una figura capace di essere riconosciuta da tutti.

Questo non significa, precisa, negare le ambizioni di Elly Schlein. Salis riconosce che la segretaria del Pd abbia pieno titolo per aspirare alla candidatura alla presidenza del Consiglio. Allo stesso tempo cita Giuseppe Conte, che è già stato due volte premier e guida il Movimento 5 Stelle, oltre al mondo riformista e ad Avs, tutte componenti che dovrebbero poter riconoscersi nella scelta finale.

Il rischio, secondo la sindaca, è che proprio l’assenza di una decisione politica condivisa conduca a una competizione permanente interna al centrosinistra, con ogni partito impegnato prima di tutto a difendere il proprio spazio.

Il giudizio sul Pd: “Se fosse stato più inclusivo sarebbe al 30%”

Salis non risparmia una critica anche al Partito democratico. A suo giudizio, il centrosinistra avrebbe pagato negli anni la frammentazione del principale partito della coalizione e l’incapacità di contenere le divisioni interne.

La sindaca sostiene che, se il Pd fosse riuscito a essere più inclusivo e a trattenere al proprio interno sensibilità politiche differenti, oggi potrebbe aspirare stabilmente al 30% dei consensi. È un passaggio che tocca direttamente il dibattito tra area riformista e maggioranza schleiniana e che arriva proprio mentre i democratici cercano di mostrare un’immagine di maggiore compattezza.

Non a caso dal Nazareno sono arrivate reazioni fredde. Il deputato dem Arturo Scotto ha definito quella di Salis una “battuta malriuscita”, respingendo l’idea che il centrosinistra sia strutturalmente incapace di costruire una proposta vincente.

La replica di Schlein: “Finalmente si può vincere”

Elly Schlein ha risposto senza citare direttamente Salis, ma il riferimento è apparso evidente. Intervenendo al seminario del gruppo parlamentare del Pd ad Arezzo, la segretaria ha sostenuto che “l’alleanza progressista, unita e competitiva, può finalmente vincere le elezioni e realizzare il programma”.

Il messaggio è opposto rispetto alla diagnosi della sindaca di Genova. Per Schlein il processo di costruzione della coalizione non sarebbe bloccato, ma avrebbe invece raggiunto un livello di maturità tale da rendere possibile la sfida al centrodestra.

La leader dem ha insistito sull’unità del partito e sulla necessità di lavorare prima di tutto su un programma comune, evitando che il confronto sulla leadership finisca per oscurare i contenuti. Il seminario di Arezzo è stato organizzato proprio per definire una proposta alternativa alla destra su economia, welfare, innovazione e politiche per le nuove generazioni.

Il vero nodo resta Schlein-Conte

Dietro il botta e risposta tra Salis e Schlein c’è però una questione che il centrosinistra non ha ancora risolto: chi guiderà la coalizione alle elezioni. Il Partito democratico rivendica il proprio ruolo di principale forza dell’opposizione e Schlein appare naturalmente candidata a rappresentare il campo progressista, ma Giuseppe Conte non ha mai rinunciato all’idea che la leadership debba essere definita attraverso un confronto politico o eventualmente attraverso le primarie.

Il Movimento 5 Stelle continua inoltre a difendere la propria autonomia e guarda con sospetto all’ingresso stabile di alcune forze centriste nella coalizione, in particolare Italia Viva. Matteo Renzi, al contrario, ha già fatto sapere che in eventuali primarie a un turno tra Conte e Schlein Italia Viva sarebbe pronta a sostenere la segretaria dem.

È proprio questa molteplicità di posizioni a rendere centrale il tema sollevato da Salis. Il problema non è soltanto individuare un nome, ma stabilire chi abbia il potere politico di indicarlo e con quali regole.

Salis boccia l’idea delle primarie aperte a tutti

La sindaca di Genova si mostra molto prudente anche sulle primarie. Non le considera uno strumento sbagliato in assoluto, ma teme che in una coalizione priva di una direzione già condivisa possano trasformarsi in uno scontro interno difficile da ricomporre.

Il rischio sarebbe quello di una “guerra civile ai gazebo”, con elettorati fortemente mobilitati a sostegno dei rispettivi candidati e poi meno disponibili, alle elezioni politiche, a votare per il vincitore se appartenente a un’altra forza della coalizione.

Salis indica quindi una strada molto più tradizionale: dovrebbero essere i leader dei partiti del centrosinistra a trovare un accordo politico e scegliere insieme il candidato alla presidenza del Consiglio. Una posizione che ridimensiona anche le indiscrezioni circolate negli ultimi mesi su una possibile candidatura della stessa sindaca.

“Non sarò io la candidata”

Il nome di Silvia Salis è stato infatti più volte indicato come possibile soluzione esterna al duello Schlein-Conte, soprattutto dopo la vittoria ottenuta a Genova con una coalizione particolarmente ampia.

La sindaca, però, continua a escludere questa possibilità. Ha spiegato di non voler partecipare alle primarie e di voler fare campagna elettorale per il centrosinistra restando nel ruolo di sindaca. Una scelta che non impedisce comunque alle sue parole di assumere un peso nazionale.

Proprio perché non appare formalmente in corsa, le sue critiche rischiano di essere ancora più difficili da archiviare come semplice tattica personale.

Il precedente di Genova

Il modello che Salis propone implicitamente è quello sperimentato nella sua città. A Genova il centrosinistra è riuscito a riunire componenti molto diverse, da Azione al Movimento 5 Stelle, mantenendo però una candidatura chiaramente riconoscibile.

È questo equilibrio che la sindaca ritiene necessario replicare sul piano nazionale: coalizione larga, identità politiche differenti e una leadership netta. Senza questi tre elementi, secondo Salis, il rischio è che la costruzione del campo largo si riduca a una sommatoria di sigle.

Per Schlein, invece, il percorso compiuto finora dimostra che l’unità è già molto più avanzata rispetto al passato e che la priorità deve essere consolidare un programma comune capace di trasformare l’alleanza elettorale in una proposta di governo.

Una discussione destinata a crescere

Il confronto tra Salis e Schlein arriva mentre il centrosinistra entra nella fase più delicata della preparazione elettorale. La discussione sulla futura legge elettorale, l’ipotesi delle primarie, il rapporto tra Pd e Movimento 5 Stelle e il ruolo delle forze centriste rendono sempre più urgente una decisione sul perimetro e sulla guida della coalizione.

La sindaca di Genova ha quindi messo in parole un problema che da settimane attraversa tutto il campo progressista: essere uniti non significa necessariamente avere già deciso chi comanda.

Schlein risponde che, per la prima volta dopo molto tempo, esistono le condizioni per vincere. Salis avverte che proprio per vincere bisogna smettere di avere paura della leadership. Due letture diverse dello stesso problema, destinate con ogni probabilità a riemergere ancora quando il centrosinistra dovrà passare dalle dichiarazioni alla scelta concreta del candidato premier.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure