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“Gianni Di Vita ha ammesso”. Ricina, svolta nel caso: cosa succede

Pubblicato: 18/10/2026 12:29

Per mesi, dietro la tragedia che ha sconvolto una piccola comunità, si è cercato di capire cosa potesse essersi spezzato dentro una famiglia apparentemente normale. Poi, in una stanza della Questura, davanti agli inquirenti che da tempo scavavano nei silenzi e nelle crepe di un matrimonio in crisi, è arrivata una confessione sussurrata: una relazione extraconiugale, un nome fatto, una donna sposata. Un tassello che improvvisamente sposta l’asse di un’indagine finora avvolta nel mistero più oscuro.

La confessione in Questura

La pista delle relazioni extraconiugali nascoste è sempre più al centro dell’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina durante le feste natalizie del 2025 nella loro casa di Pietracatella, in provincia di Campobasso.

Durante uno degli interrogatori come persona informata sui fatti, il marito e padre delle due vittime, Gianni Di Vita, ha confermato agli inquirenti di aver avuto un’amante e che i rapporti coniugali erano da tempo fortemente in crisi. Come ricostruisce il Corriere della Sera, l’uomo avrebbe fatto anche il nome della donna, confermando che è a sua volta sposata.

La crisi familiare già emersa dai messaggi

Affermazioni arrivate dopo domande dirette degli inquirenti che da tempo indagano sui rapporti familiari. Una crisi coniugale che era già emersa da vecchi messaggi della vittima ritrovati sul suo telefono. Anche il padre di Antonella nei giorni scorsi aveva parlato di presunti tradimenti: “Perché è successo? Magari per una schifezza. Per una donna si deve arrivare a questo?”

Perquisizioni nei computer delle scuole

Dalle affermazioni di Gianni Di Vita sarebbe partita la nuova fase delle indagini coordinate dalla Procura di Larino, che nei giorni scorsi ha fatto scattare perquisizioni informatiche sui computer di diverse scuole di Campobasso e provincia alla ricerca di elementi che possano ricondurre a ricerche sulla ricina.

Gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco si sono presentati al liceo dove insegna un’amica di Gianni Di Vita, già più volte sentita come persona informata dei fatti, e in un’altra scuola dove lavora il marito della stessa professoressa, oltre che nella scuola frequentata da Sara e da sua sorella e in un istituto dove insegna una cugina di Gianni Di Vita.

“Non ero il bersaglio”

“Non ho mai creduto che volessero uccidermi. Così come non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia e mia moglie”, ha dichiarato lo stesso ex sindaco di Pietracatella: “Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo”.

Sulle frequentazioni dei due coniugi gli investigatori avrebbero raccolto moltissimi elementi che al momento non hanno rivelato e che verranno messi sul tavolo quando arriveranno i risultati delle perizie medico legali in corso in Germania e quelle sui computer sequestrati. Al momento il giallo di Pietracatella non vede ancora nessun indagato.

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