
La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti entra in una fase decisiva, ma gli effetti dei blocchi cominciano a farsi sentire sempre più pesantemente su cittadini, imprese e servizi essenziali. Dopo cinque giorni di mobilitazione, il governo annuncia lo sblocco immediato di circa 480 milioni di euro per le aziende che attendono i rimborsi legati al costo del gasolio, promettendo ulteriori risorse per i mesi successivi. La tensione, tuttavia, resta alta: in Campania si moltiplicano le difficoltà nei rifornimenti alimentari e di carburante, mentre sulle isole di Ischia e Procida si teme persino un’interruzione dei collegamenti marittimi. Problemi anche in Molise, Calabria e Irpinia, dove i presidi rallentano la circolazione e mettono sotto pressione la distribuzione delle merci. Il governo chiede la rimozione dei blocchi, mentre le associazioni di categoria attendono che gli impegni annunciati si traducano in provvedimenti concreti.

Il governo sblocca 480 milioni: «Subito disponibili per le imprese»
Il primo segnale concreto arriva dal tavolo convocato in Prefettura a Milano con le associazioni dell’autotrasporto, alla presenza del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e del viceministro Edoardo Rixi. Al termine dell’incontro, il governo ha annunciato lo sblocco di circa 480 milioni di euro destinati alle domande presentate fino al 30 agosto per compensare parte dei maggiori costi sostenuti dalle imprese per il gasolio.
«Abbiamo sbloccato circa un miliardo di euro: 480 milioni per tutte le domande che sono arrivate fino ad agosto e poi mettiamo nuove risorse su settembre-ottobre, però il credito d’imposta sarà ovviamente nel 2027», ha spiegato Rixi. Il viceministro ha precisato che l’erogazione dei contributi partirà immediatamente, con l’obiettivo di chiudere tutte le pratiche pervenute entro la fine di agosto. Per i mesi successivi sono previste ulteriori risorse.
Rixi ha riconosciuto le ragioni della protesta, ma ha anche invitato a superare i blocchi: «Le istanze sono giuste, i blocchi non possono essere consentiti sine die». L’auspicio del governo è che la mobilitazione possa terminare già nel pomeriggio, dopo un nuovo confronto con le sigle locali e autonome. La priorità, ha sottolineato, è impedire che le difficoltà logistiche compromettano l’approvvigionamento di supermercati, ospedali e altre strutture essenziali.
Le associazioni: «Gli impegni diventino provvedimenti»
Le organizzazioni nazionali dell’autotrasporto hanno accolto positivamente le misure annunciate durante il confronto con il governo, chiedendo però che le promesse si traducano rapidamente in atti concreti. Oltre allo sblocco dei crediti d’imposta sul gasolio, le associazioni hanno richiamato l’attenzione sui contributi per il trasporto marittimo delle merci, sulle risorse per compensare l’aumento dei costi e sulla necessità di rendere più automatico l’adeguamento delle tariffe di trasporto alle variazioni del prezzo del carburante.
In una nota congiunta, le rappresentanze del settore hanno ribadito che la mobilitazione e la vigilanza proseguiranno fino alla verifica dell’effettiva attuazione degli impegni. Un nuovo incontro al ministero è già fissato per il 27 ottobre. Nel frattempo, Salvini si è impegnato a chiedere la rimozione dei blocchi ancora attivi.
Campania, supermercati sotto pressione: famiglie a caccia di scorte
È soprattutto in Campania che le conseguenze della protesta stanno diventando più evidenti. A Napoli, Caserta e Salerno, tra città e provincia, diversi supermercati registrano difficoltà nel rifornimento dei prodotti freschi. A scarseggiare sono soprattutto uova, carne, frutta e verdura, mentre alcuni banchi refrigerati risultano parzialmente vuoti. La situazione varia da un punto vendita all’altro, ma il timore che i blocchi possano proseguire sta spingendo molte famiglie ad acquistare più alimenti del necessario.
Nei negozi si moltiplicano le scorte di pasta e prodotti a lunga conservazione, mentre in alcuni casi gli acquisti superano i 200 euro per singola spesa. La distribuzione dei prodotti confezionati, grazie alle scorte di magazzino, appare per ora meno compromessa. A soffrire maggiormente è invece la filiera del fresco, che richiede consegne frequenti e una logistica più rapida.
La piccola distribuzione, in alcune zone, riesce a contenere le difficoltà grazie ai rapporti diretti con i produttori locali. Ma la preoccupazione cresce con il passare delle ore. Il rischio è che un blocco prolungato trasformi i ritardi nelle consegne in un problema sociale, alimentando ulteriormente la corsa agli acquisti.
Ischia e Procida, rischio emergenza carburanti: a rischio anche i traghetti
La situazione più delicata riguarda le isole di Ischia e Procida, dove le difficoltà logistiche minacciano sia i rifornimenti alimentari sia quelli di carburante. La compagnia di navigazione Caremar ha inviato una comunicazione alla Prefettura di Napoli e alla Regione Campania chiedendo l’attivazione di un piano di emergenza per garantire le forniture ed evitare il fermo delle navi.
Secondo le informazioni diffuse, le scorte di carburante destinate ai traghetti potrebbero esaurirsi nelle prossime ore, con il rischio di una sospensione dei collegamenti a partire da giovedì mattina. Per il momento, l’approvvigionamento degli aliscafi risulta regolare. La nave destinata a trasportare carburanti per autotrazione e riscaldamento verso le due isole non è però partita dal porto di Pozzuoli, perché i camion cisterna non hanno lasciato i depositi delle raffinerie.
A Ischia si sono già formate lunghe code davanti ai distributori, mentre a Procida le disponibilità di benzina risultano prossime all’esaurimento. Le stime raccolte indicano che le scorte potrebbero bastare ancora 48-72 ore, se la situazione non dovesse cambiare. Anche i supermercati delle isole registrano difficoltà: a Procida gli scaffali risultano ormai vuoti in diversi punti vendita, mentre a Ischia cominciano a mancare soprattutto frutta, verdura, latticini e altri prodotti freschi. Le merci destinate alle due isole sono ferme nelle piattaforme logistiche sulla terraferma, dove i presidi impediscono le normali operazioni di carico e scarico.
Pozzuoli, raccolta dei rifiuti a rischio per i blocchi stradali
Le conseguenze della mobilitazione potrebbero estendersi anche ai servizi ambientali. A Pozzuoli, in provincia di Napoli, i centri di raccolta comunali si stanno avvicinando alla saturazione perché le aziende incaricate non riescono a raggiungere regolarmente gli impianti di smaltimento a causa dei blocchi stradali.
Il Comune ha annunciato la chiusura del centro di raccolta di Toiano e non esclude che, in assenza di miglioramenti, entro domani possano fermarsi anche le altre due isole ecologiche del territorio. È stato inoltre sospeso il servizio di ritiro dei rifiuti ingombranti, mentre anche la raccolta ordinaria potrebbe subire interruzioni.
A lanciare l’allarme sono stati il sindaco Luigi Manzoni e l’assessore all’Ambiente Salvatore Caiazzo, che hanno evidenziato le ripercussioni della protesta sui servizi pubblici. Un ulteriore segnale di quanto il blocco della logistica possa andare oltre il trasporto delle merci e coinvolgere attività indispensabili per la vita quotidiana delle comunità.
Irpinia, code sull’A16 e carenze nei supermercati
In Irpinia la protesta di agricoltori e autotrasportatori prosegue per il terzo giorno consecutivo. Centinaia di mezzi pesanti si sono fermati nei pressi del casello di Avellino Est, sull’A16 Napoli-Canosa, provocando lunghe code sulla rampa di accesso e rallentamenti anche sull’autostrada in direzione Napoli. In mattinata, una mobilitazione analoga ha interessato il casello di Grottaminarda.
Le difficoltà riguardano anche il rifornimento di carburante: in diverse aree di servizio si registrano lunghe attese e, nei supermercati, cominciano a scarseggiare alcuni prodotti di prima necessità, in particolare carne e frutta. La protesta si inserisce in una mobilitazione più ampia, che aveva già interessato nei giorni precedenti il casello di Avellino Ovest e la variante 7 bis.
Molise, il presidio si sposta a Venafro: carburante quasi esaurito
Anche in Molise le ripercussioni diventano più evidenti. Il presidio degli autotrasportatori, inizialmente concentrato a Roccaravindola, si è spostato a Venafro, lungo la Statale 85, arteria di collegamento tra il Molise e la Campania.
Nella provincia di Isernia il carburante risulta esaurito in quasi tutte le stazioni di servizio, mentre nel capoluogo si incontrano difficoltà nel reperire verdure e altri prodotti freschi. Alcuni scaffali dei discount cominciano a svuotarsi, soprattutto nei reparti della carne. Cresce così la preoccupazione di famiglie e pendolari, che temono di non riuscire a fare rifornimento o a raggiungere il posto di lavoro in auto.
Calabria, tir fermi nel Pollino e nella Sibaritide. I panificatori pronti alla mobilitazione
La protesta continua anche in Calabria, dove agricoltori e autotrasportatori presidiano da giorni punti strategici della viabilità. Nel Pollino e nella Sibaritide i mezzi pesanti sono presenti sulla Statale 534, nei pressi dello svincolo Firmo-Sibari, e sulla Statale 106, vicino al Sybaris Motel, nel territorio di Cassano Ionio. Sulla prima arteria sono stati segnalati circa 60 autoarticolati; sulla seconda, oltre 150, con ripercussioni sulla circolazione e tratti in cui il traffico procede a senso unico alternato.
Molti camion trasportano merci deperibili, tra cui frutta, verdura, carne e uova, destinate alla grande distribuzione. Prosegue inoltre il presidio degli agricoltori in contrada Bianchino, a Castrovillari, dove la mobilitazione è arrivata al nono giorno.
A Reggio Calabria anche i panificatori valutano di unirsi alla protesta. Giuseppe Bellamena, presidente del settore panificazione della Claai, ha dichiarato che le imprese non riescono più a sostenere gli attuali costi di energia e carburante e ha chiesto interventi strutturali. Nella nota dell’associazione vengono citati prezzi fino a 2,32 euro al litro per il gasolio e 2,04 euro per la benzina, con un aggravio significativo delle spese di consegna per le attività artigiane.
La protesta resta aperta: il nodo è trasformare gli annunci in aiuti concreti
Dopo l’annuncio dei 480 milioni immediatamente disponibili e delle ulteriori risorse previste per i mesi successivi, il governo punta a riportare la situazione alla normalità e a ottenere la rimozione dei presidi che stanno ostacolando la circolazione delle merci. Gli autotrasportatori, dal canto loro, chiedono garanzie sui tempi dei pagamenti e misure capaci di contrastare in modo duraturo l’aumento dei costi operativi.
La questione non riguarda più soltanto il prezzo del gasolio o la sostenibilità economica delle imprese di trasporto. I blocchi stanno mettendo sotto pressione supermercati, distributori di carburante, servizi di raccolta dei rifiuti e collegamenti marittimi, con conseguenze particolarmente delicate per le comunità insulari.
Il prossimo appuntamento del 27 ottobre sarà un passaggio importante per verificare l’attuazione degli impegni annunciati. Nel frattempo, la priorità resta evitare che le difficoltà negli approvvigionamenti si aggravino ulteriormente e che i disagi per cittadini e attività economiche diventino ancora più pesanti.


