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“Si dimette, ecco quando”. Giorgia Meloni, la notizia è appena arrivata

Pubblicato: 25/10/2026 11:26

Quando le dichiarazioni d’intenti e i proclami ufficiali diffusi davanti alle telecamere ostentano la massima stabilità istituzionale, le trame sotterranee del potere politico tessono uno scenario completamente diverso e pronto a spiazzare gli avversari. Tra summit a porte chiuse tra i vertici di coalizione, febbrili calcoli sulle scadenze di calendario e grandi manovre sullo scacchiere internazionale, l’orizzonte della legislatura rischia di subire un’improvvisa ed eversiva accelerazione. Un intricato puzzle di diplomazia e strategia elettorale che potrebbe spingere i cittadini alle urne ben prima del previsto, trasformando un imminente ed esclusivo evento di gala in un trampolino di lancio per la resa dei conti politica.

Nonostante le secche e ripetute smentite ufficiali fatte filtrare da Palazzo Chigi, decise a confermare la volontà di arrivare fino al termine naturale del mandato, le manovre interne alla maggioranza raccontano una storia ben differente. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe infatti condiviso con i leader alleati Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi un piano d’azione mirato: accelerare i tempi e sciogliere anticipatamente l’esecutivo per presentarsi al giudizio del corpo elettorale nel momento di massima proiezione e forza politica.

Il fulcro dell’intera operazione strategica coincide con lo svolgimento del Consiglio europeo straordinario in programma a Roma per i settant’anni dalla firma dei Trattati della Cee. Un appuntamento di altissimo rilievo internazionale accordato con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e benedetto dal premier belga Bart De Wever, il quale ha accettato di trasferire l’assise lontano da Bruxelles. Sfilare sul Campidoglio accanto ai leader dei Ventisette costituirebbe la cornice perfetta per chiudere la parabola di governo; subito dopo, a fine marzo, la premier salirebbe al Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato.

Il rebus del calendario tra la finestra di maggio e il maxi election day

Qualora il vertice del Colle decretasse lo scioglimento delle Camere, i rigidi vincoli posti dalla Costituzione imporrebbero la convocazione dei comizi elettorali in un arco temporale compreso rigorosamente tra i 45 e i 70 giorni. Facendo partire la clessidra dai primi giorni di aprile, la primissima data utile per il voto si collocherebbe a domenica 16 maggio,costringendo tutti i partiti a una campagna elettorale a ritmo serratissimo.

L’ipotesi che sta guadagnando maggior peso e consenso politico all’interno del centrodestra, fortemente sponsorizzata dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e dal responsabile del programma di Fratelli d’Italia Francesco Filini, mira tuttavia a far slittare la consultazione ai primi di giugno. Una mossa studiata per dare vita a un unico election dayaccorpando le elezioni politiche alle amministrative.

Se da un lato l’accorpamento garantisce un notevole risparmio e una forte mobilitazione dell’elettorato, dall’altro preoccupa i vertici della coalizione per la storica spinta del centro-sinistra nei grandi poli urbani. Proprio per evitare passi falsi, i leader di partito stanno affrettando le trattative per individuare e blindare le candidature a sindaco in snodi decisivi come Milano, Roma, Napoli e Torino.

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