
La crescita dei redditi non basta a cancellare le difficoltà economiche di una parte consistente della popolazione. Anche quando le entrate medie aumentano e la percezione delle condizioni finanziarie delle famiglie mostra segnali di miglioramento, il costo della vita e le disuguaglianze continuano a pesare sulla quotidianità di milioni di persone. Per molte famiglie, infatti, riuscire a sostenere le spese essenziali rimane una sfida, soprattutto quando il nucleo familiare è numeroso o comprende figli minorenni.
Il quadro che emerge è quello di un Paese attraversato da differenze territoriali profonde, nel quale le opportunità economiche e le condizioni di benessere non sono distribuite in maniera uniforme. I dati mostrano una distanza significativa tra le diverse aree geografiche e confermano come il miglioramento di alcuni indicatori non coincida necessariamente con una riduzione delle situazioni di disagio. A fotografare questa realtà è il nuovo rapporto dell’Istat sul Benessere equo e sostenibile (Bes) 2025, che analizza le condizioni di vita degli italiani attraverso diversi indicatori economici e sociali.
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Povertà in Italia, oltre 5,4 milioni di persone coinvolte
Sono più di 5,4 milioni gli italiani che vivono in condizioni di povertà assoluta, secondo i dati riportati nel quadro del rapporto. La condizione riguarda circa l’8% delle famiglie italiane e rappresenta uno degli aspetti più critici del benessere economico nazionale.
La situazione appare particolarmente difficile per le famiglie numerose e per quelle con almeno un figlio minorenne. La presenza di più componenti, infatti, comporta esigenze di spesa maggiori e può rendere più complicato affrontare le difficoltà quando le risorse disponibili non sono sufficienti.
La distribuzione territoriale conferma inoltre una disparità ormai consolidata. Il Mezzogiorno presenta le condizioni più problematiche, seguito dal Nord, mentre il Centro registra generalmente valori più contenuti. Una differenza che emerge anche osservando gli altri indicatori economici utilizzati dall’Istat per misurare il benessere della popolazione.
Il rapporto evidenzia dunque come la povertà non possa essere letta soltanto attraverso il reddito medio nazionale. Per comprendere le condizioni reali delle famiglie occorre considerare anche la capacità di sostenere le spese quotidiane, le caratteristiche del nucleo familiare e le opportunità disponibili nei diversi territori.

Redditi medi in crescita, ma il rischio di povertà resta elevato
Nel 2025 il reddito medio disponibile pro capite è aumentato del 2,4% in termini nominali rispetto al 2024. La crescita segue quella del 3% registrata nell’anno precedente rispetto al 2023.
Considerando anche l’andamento dei prezzi, l’incremento dei redditi in termini reali nel biennio è stato pari al 2,2%. Si tratta di un segnale positivo, che indica un miglioramento del potere d’acquisto complessivo rispetto al periodo considerato. Questo andamento, tuttavia, non elimina le difficoltà che continuano a interessare una parte della popolazione.
Il dato più significativo riguarda il rischio di povertà o esclusione sociale. Nel 2025 interessa il 22,6% delle persone residenti in Italia, contro il 20,9% registrato mediamente nell’Unione europea. La distanza è quindi di 1,7 punti percentuali, mentre il rischio di povertà indicato nel rapporto risulta superiore alla media europea di 2,3 punti.
Nel confronto tra i 27 Paesi dell’Unione europea, l’Italia si colloca al ventunesimo posto. Una posizione che segnala le difficoltà del Paese nel garantire condizioni economiche e sociali comparabili a quelle della media europea.
Anche gli indicatori relativi alla distribuzione del reddito disponibile e alla capacità delle famiglie di arrivare a fine mese evidenziano criticità. La crescita delle entrate medie, quindi, non si traduce automaticamente in un miglioramento uniforme delle condizioni di vita.

Arrivare a fine mese, il Mezzogiorno resta l’area più fragile
Tra gli indicatori esaminati dall’Istat figura la quota di persone che vivono in famiglie costrette a dichiarare grandi difficoltà ad arrivare a fine mese. Nel 2025 questa percentuale si attesta al 7,5% a livello nazionale.
Il dato cambia sensibilmente in base all’area geografica. Nel Mezzogiorno raggiunge il 12,3%, un valore nettamente superiore alla media italiana. Nel Centro, invece, si ferma al 4,7%, pur mostrando un peggioramento rispetto all’anno precedente.
La differenza mette in evidenza come le difficoltà economiche non siano distribuite in modo uniforme. Nel Sud una quota più elevata della popolazione dichiara di incontrare ostacoli significativi nel sostenere le spese mensili, mentre nel Centro la situazione appare complessivamente meno problematica, almeno sulla base di questo indicatore.
La distanza territoriale emerge anche considerando il quadro generale del benessere. Secondo il rapporto Bes, tutte le regioni settentrionali e centrali, con l’eccezione del Lazio, presentano risultati superiori alla media nazionale in almeno la metà degli indicatori regionali disponibili.
Nel Mezzogiorno il quadro è in larga parte opposto: fatta eccezione per l’Abruzzo, la maggioranza degli indicatori registra livelli inferiori alla media italiana. La differenza non riguarda quindi soltanto il reddito, ma interessa molteplici dimensioni della vita sociale ed economica.
Il rapporto Bes 2025: le differenze regionali nel lavoro e nel benessere
I ricercatori dell’Istat sottolineano che il divario tra Nord e Mezzogiorno risulta particolarmente evidente in alcuni ambiti fondamentali, tra cui lavoro e conciliazione dei tempi di vita, benessere economico e relazioni sociali.
Questi settori incidono direttamente sulle condizioni quotidiane delle persone. Le opportunità occupazionali, la possibilità di conciliare lavoro e vita privata e la disponibilità di risorse economiche contribuiscono infatti a determinare il livello di benessere individuale e familiare.
Il quadro regionale, tuttavia, non è completamente uniforme. Anche nel Mezzogiorno esistono realtà che mostrano risultati relativamente positivi: Abruzzo e Sardegna si distinguono in diversi ambiti, con valori che in alcuni casi risultano in linea con la media nazionale.
Allo stesso tempo, alcune criticità riguardano anche territori del Centro-Nord. Il rapporto segnala ritardi in settori come innovazione, ricerca e creatività anche in regioni quali Valle d’Aosta e Liguria. Questo elemento mostra che il divario territoriale non si manifesta nello stesso modo in tutti gli ambiti e che ogni regione presenta punti di forza e debolezze specifici.
Povertà ed esclusione sociale, un problema che va oltre il reddito
I dati del rapporto Istat Bes 2025 restituiscono un quadro nel quale convivono segnali di miglioramento economico e persistenti difficoltà sociali. L’aumento dei redditi medi e il miglioramento del potere d’acquisto nel biennio considerato rappresentano elementi positivi, ma non sono sufficienti a superare le fragilità che interessano milioni di persone.
La povertà assoluta, il rischio di esclusione sociale e le difficoltà nel sostenere le spese mensili continuano a rappresentare aspetti centrali del benessere nazionale. Le condizioni delle famiglie numerose e di quelle con figli minorenni richiedono particolare attenzione, mentre la distanza tra le regioni conferma la presenza di disuguaglianze profonde.
Il Mezzogiorno resta l’area maggiormente esposta a numerose criticità, ma le differenze regionali mostrano una realtà più articolata, con risultati positivi in alcuni territori e ritardi specifici anche nelle aree economicamente più sviluppate.
Il dato complessivo è chiaro: la crescita del reddito medio non coincide necessariamente con il superamento della povertà. Per valutare le condizioni di vita degli italiani è necessario osservare insieme risorse economiche, possibilità di lavoro, relazioni sociali e differenze territoriali. È proprio questa lettura complessiva che il rapporto Bes mette a disposizione, offrendo una fotografia delle disuguaglianze che continuano a caratterizzare il Paese.


