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“Una ca**ata madornale!”. La verità sul Covid: cos’ha detto il famosissimo medico

Pubblicato: 26/10/2026 13:10

Le scelte adottate durante l’emergenza sanitaria continuano a essere oggetto di confronto istituzionale, soprattutto per quanto riguarda le strategie di contenimento del contagio, le campagne vaccinali e le conseguenze delle restrizioni sulla vita quotidiana. A distanza di anni, le decisioni prese in quel periodo vengono riesaminate anche alla luce delle dichiarazioni di chi ha ricoperto incarichi di responsabilità nelle istituzioni sanitarie.

Tra i temi più discussi figurano l’impiego dei farmaci per il trattamento dei sintomi, il ruolo dei vaccini nella prevenzione delle forme gravi di malattia, l’introduzione del certificato verde e gli effetti delle chiusure sulla popolazione più giovane. Questioni diverse, ma accomunate dal dibattito sull’equilibrio tra tutela della salute pubblica, evidenze scientifiche e decisioni politiche. In questo contesto si inserisce l’audizione di Giorgio Palù, già presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e componente di rilievo del Comitato tecnico-scientifico (Cts), davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid.
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Giorgio Palù in commissione Covid: le dichiarazioni sulla tachipirina e la vigile attesa

Durante l’audizione, Palù è intervenuto sulle indicazioni terapeutiche adottate nelle prime fasi della pandemia, soffermandosi sulla strategia conosciuta come tachipirina e vigile attesa. L’ex presidente dell’Aifa ha espresso una valutazione molto critica, affermando: “Tachipirina e vigile attesa? Una cazzata madornale, lo dissi subito appena arrivai in Aifa”.

La dichiarazione riporta al centro del confronto le indicazioni fornite ai medici e ai pazienti durante l’emergenza sanitaria, quando la gestione dei sintomi e il monitoraggio domiciliare rappresentavano aspetti rilevanti dell’assistenza alle persone contagiate.

Le parole di Palù esprimono la sua posizione sulla strategia adottata in quel periodo. Per valutare correttamente la questione è necessario distinguere il giudizio espresso dall’ex dirigente dalle indicazioni cliniche e dalle evidenze disponibili nelle diverse fasi della pandemia, che possono essere cambiate con l’evoluzione delle conoscenze scientifiche.

Vaccino Covid, protezione dalle forme gravi e trasmissione del virus

Un altro passaggio dell’audizione ha riguardato l’efficacia dei vaccini contro il Covid-19. Nel suo intervento, Palù ha sostenuto che i vaccini offrivano protezione soprattutto rispetto alle forme più gravi della malattia, senza impedire in assoluto il contagio.

Il tema dell’efficacia vaccinale ha rappresentato uno degli aspetti centrali del dibattito pubblico durante la pandemia. È importante distinguere, tuttavia, tra la protezione dall’infezione, la riduzione della trasmissione e la prevenzione delle conseguenze più severe della malattia: si tratta di risultati differenti, che non devono essere sovrapposti.

Le evidenze scientifiche hanno mostrato che la protezione dall’infezione e dalla trasmissione poteva variare in funzione del vaccino, del tempo trascorso dalla somministrazione e delle varianti virali circolanti. I vaccini hanno inoltre dimostrato una capacità di ridurre il rischio di malattia grave, ricovero e morte, pur senza garantire una protezione assoluta.

Le affermazioni secondo cui i vaccini avrebbero contribuito a danneggiare chi li aveva ricevuti non possono essere considerate una conclusione generale sulla base del solo testo dell’audizione. Gli eventi avversi vaccinali devono essere valutati attraverso dati clinici ed epidemiologici, distinguendo i rischi documentati dalle affermazioni non dimostrate.

Green pass, Palù torna sulla scelta politica del certificato

Tra gli argomenti affrontati figura anche il Green pass, il certificato introdotto durante l’emergenza sanitaria per regolare l’accesso a determinate attività e favorire la gestione del rischio epidemiologico.

Palù aveva già affrontato la questione nel corso di un fuorionda dell’11 giugno 2021. In occasione dell’audizione, secondo quanto riportato, è tornato a sostenere che il certificato verde fosse soprattutto una scelta politica, contestandone il fondamento scientifico.

Per illustrare la dimensione politica dei certificati, il virologo ha richiamato anche un esempio storico relativo alla peste a Venezia, spiegando che serviva per “fare ammalare i Gonzaga piuttosto che la Serenissima e quindi aveva un fine politico”.

Il Green pass fu uno degli strumenti più discussi delle politiche pubbliche adottate durante la pandemia. La sua introduzione intrecciava valutazioni sanitarie e decisioni politiche, con l’obiettivo dichiarato di contenere i rischi di contagio e consentire la ripresa di diverse attività. Il giudizio sulla sua opportunità e sulla sua efficacia richiede di considerare le finalità delle misure, le conoscenze disponibili all’epoca e i dati relativi ai loro effetti.

La pressione del ministero e le critiche agli open day vaccinali

Nel corso dell’audizione, Palù avrebbe inoltre riferito di una “pressione” esercitata dall’allora ministro della Salute, Roberto Speranza, affinché non venisse alimentata la sfiducia nei confronti della vaccinazione.

Il passaggio riguarda il rapporto tra comunicazione istituzionale, fiducia pubblica e gestione della campagna vaccinale. Durante l’emergenza, le autorità sanitarie erano chiamate a comunicare benefici, rischi e indicazioni operative in un contesto caratterizzato da rapidi cambiamenti delle conoscenze e da un intenso confronto pubblico.

Palù ha ribadito anche la propria contrarietà agli open day vaccinali, iniziative organizzate per favorire l’accesso alle somministrazioni. Il tema richiama il dibattito sulle modalità di vaccinazione dei giovani e sulla valutazione dei rischi associati ai diversi preparati.

Nel testo vengono ricordati i casi di Camilla Canepa, morta a 18 anni dopo una vaccinazione, e di altri giovani che hanno riportato conseguenze gravi. La ricostruzione dei singoli casi richiede però di distinguere le circostanze cliniche accertate dalle valutazioni generali sulle campagne vaccinali. Il rapporto tra un evento avverso e una somministrazione deve essere stabilito attraverso verifiche mediche e scientifiche, senza estendere automaticamente le conclusioni di un caso all’intera popolazione vaccinata.

Lockdown e bambini, la valutazione sui danni delle restrizioni

Un ultimo tema affrontato dall’ex presidente dell’Aifa riguarda le conseguenze delle restrizioni sulla popolazione infantile. Palù ha sostenuto che il lockdown per i bambini abbia provocato “più danni che benefici”.

Le chiusure e le limitazioni alla socialità hanno modificato profondamente la quotidianità dei più piccoli, incidendo sulla frequenza scolastica, sulle relazioni con i coetanei e sulle attività all’aperto. La valutazione degli effetti di queste misure comprende aspetti differenti, tra cui la salute fisica, il benessere psicologico, l’apprendimento e la necessità di ridurre la circolazione del virus nelle diverse fasi dell’emergenza.

La dichiarazione di Palù riapre quindi il confronto sulle conseguenze delle decisioni adottate durante la pandemia e sulla necessità di valutare costi e benefici delle misure restrittive, soprattutto quando coinvolgono bambini e adolescenti.

L’audizione in commissione d’inchiesta riporta complessivamente al centro la gestione della pandemia, il Green pass, le strategie vaccinali e gli effetti del lockdown. Le dichiarazioni dell’ex presidente dell’Aifa offrono la sua lettura di alcune decisioni adottate in quegli anni; la loro valutazione deve essere distinta dalle conclusioni scientifiche documentate e inserita nel contesto delle conoscenze disponibili al momento dei fatti.

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