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“Si occuperà anche di quel processo”. Caso Youssef Siher, la scoperta sulla giudice

Pubblicato: 29/10/2026 13:04

Le decisioni dei magistrati finiscono spesso al centro del dibattito pubblico, soprattutto quando riguardano vicende giudiziarie capaci di suscitare reazioni politiche e polemiche. In questi casi, l’attenzione si concentra non soltanto sui provvedimenti adottati, ma anche sul percorso professionale di chi è chiamato a decidere e sui principi che regolano l’esercizio della giurisdizione. Ricostruire questi elementi richiede attenzione, perché le posizioni personali, le attività pubbliche e le valutazioni contenute negli atti giudiziari appartengono a piani distinti, che non possono essere sovrapposti senza adeguate verifiche.

È in questo contesto che il nome di Tiziana Landoni, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, è tornato al centro dell’attenzione dopo il provvedimento relativo a Youssef Siher, il trentenne scarcerato dopo la decisione del gip. La vicenda ha provocato dure reazioni politiche e un confronto pubblico sul rapporto tra magistratura e governo. A richiamare ulteriore interesse è la presenza del nome della giudice tra i sottoscrittori di un appello dedicato alla tutela dei diritti fondamentali nella Striscia di Gaza, insieme a una ricostruzione dei procedimenti giudiziari di cui si è occupata nel corso della carriera.
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L’appello per Gaza e la firma di Tiziana Landoni

Il nome di Tiziana Landoni compare nell’elenco dei firmatari dell’Appello dei giuristi per Gaza, pubblicato il 1° ottobre 2025 da Giustizia Insieme. La magistrata risulta indicata al numero 766, con la qualifica professionale riferita al Tribunale di Milano.

Il documento, promosso da Valeria Bolici e Marco Imperato, raccoglie le adesioni di 3.135 operatori del diritto e richiama l’attenzione sulle presunte violazioni dei diritti fondamentali della popolazione civile nella Striscia di Gaza. I promotori sostengono che «il silenzio ha smesso da tempo di essere un’opzione» e invitano a considerare le responsabilità degli Stati alla luce della Costituzione, delle convenzioni internazionali e degli obblighi assunti per contrastare i crimini più gravi.

Tra le iniziative proposte figura la lettura quotidiana, nelle aule giudiziarie e universitarie, del preambolo dello Statuto della Corte penale internazionale, adottato a Roma nel 1998 e ratificato dall’Italia nel 1999. L’obiettivo dichiarato è rendere visibile l’impegno di magistrati, avvocati e studiosi del diritto nella difesa delle persone più vulnerabili e nella promozione della giustizia internazionale.

Nello stesso elenco, al numero 305, compare anche Francesca Crupi, pubblico ministero che ha seguito l’inchiesta relativa a Siher.

La partecipazione all’appello costituisce un’adesione a un’iniziativa pubblica sui diritti umani e sul diritto internazionale. Da sola, non dimostra alcun collegamento tra le convinzioni espresse nel documento e le valutazioni compiute dalla magistrata nei singoli procedimenti. Per analizzare correttamente l’attività giudiziaria occorre fare riferimento ai provvedimenti, alle motivazioni e agli elementi specifici di ciascun fascicolo.

Il caso Youssef Siher e le reazioni del Tribunale di Milano

È soprattutto la decisione sulla posizione di Youssef Siher ad aver riportato Landoni sotto i riflettori. La scarcerazione del trentenne, collegato alla creazione dell’account social «Movimento 17 ottobre», ha provocato forti contestazioni da parte di esponenti politici e numerose reazioni sui social network.

Il provvedimento ha alimentato il confronto sulle ragioni della decisione giudiziaria e sulla valutazione degli elementi raccolti durante le indagini. La discussione si è rapidamente estesa al rapporto tra governo e magistratura, con interventi pubblici da parte di esponenti istituzionali.

In risposta alle critiche, i vertici del Tribunale di Milano sono intervenuti con una nota congiunta. Il presidente Fabio Roia e la presidente della sezione Gip-Gup, Ezia Maccora, hanno definito «irricevibili» le contestazioni rivolte alla giudice, richiamando la necessità di rispettare le regole dello Stato di diritto.

I due dirigenti hanno sottolineato che le decisioni dei magistrati si fondano sui principi costituzionali e che eventuali dissensi devono essere espressi attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento. Nel loro intervento hanno inoltre contestato quella che hanno descritto come una «scarsa conoscenza, reale o mascherata» degli istituti giuridici.

La presa di posizione si è conclusa con un riferimento diretto alle polemiche politiche, attraverso una frase particolarmente netta: «La vergogna riguarda altre categorie della vita sociale, non il responsabile e difficile esercizio della giurisdizione».

Il messaggio dei vertici giudiziari è chiaro: le decisioni possono essere contestate, ma il confronto deve rispettare l’autonomia della magistratura e le procedure previste dalla legge. La legittimità di un provvedimento, del resto, va valutata sulla base delle sue motivazioni e degli eventuali strumenti di impugnazione, non attraverso il consenso o il dissenso suscitati nel dibattito politico.

Dai procedimenti più delicati all’inchiesta sulla morte di Ramy Elgaml

Il percorso professionale di Landoni comprende diversi procedimenti di rilievo. Tra quelli richiamati nella ricostruzione della sua attività figurano l’inchiesta sulla morte di Ramy Elgaml, i fascicoli relativi alla presunta attività di spionaggio riconducibile all’indagine Equalize, un procedimento per terrorismo e un caso economico che coinvolge Amazon.

La vicenda di Ramy Elgaml riguarda il diciannovenne morto il 24 novembre 2024 dopo un inseguimento dei carabinieri a Milano. Nel procedimento sono coinvolti Fares Bouzidi, che guidava lo scooter, e sette militari. Le contestazioni indicate comprendono, a seconda delle posizioni, omicidio stradale, favoreggiamento, depistaggio e falso.

L’udienza preliminare prevista per il 24 settembre è stata rinviata a causa dell’astensione degli avvocati. Il procedimento, secondo il calendario riportato, dovrebbe riprendere il 6 novembre, con un’ulteriore convocazione fissata per il 21 dicembre 2026. La difesa di Bouzidi ha inoltre annunciato l’intenzione di chiamare in causa il Ministero della Difesa come responsabile civile.

Un altro fascicolo riguarda l’inchiesta Equalize, per la quale è stata fissata al 3 dicembre la ripresa della maxi udienza preliminare. Il procedimento coinvolge 74 imputati, tra cui Enrico Pazzali e Nunzio Samuele Calamucci, e conta oltre 830 persone offese. Tra coloro che intendono costituirsi parte civile figurano anche il campione olimpico Marcell Jacobs e il cantante Alex Britti. La prima udienza, celebrata il 13 ottobre, è stata rinviata per problemi nelle notifiche.

Tra i procedimenti più rilevanti viene inoltre ricordata la sentenza del novembre 2024 relativa ad Alaa Refaei, condannato a cinque anni di reclusione per partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo. Il processo riguardava attività di propaganda dell’Isis, proselitismo jihadista attraverso i social network e finanziamenti a persone legate all’organizzazione terroristica.

Sul versante economico, è arrivata sul tavolo della magistrata anche la richiesta di processo nei confronti di Amazon Eu Sarl e quattro dirigenti, nell’ambito di un’indagine della Procura su una presunta evasione dell’Iva da 1,2 miliardi di euro attraverso il sistema di gestione delle vendite online. Si tratta di contestazioni formulate nell’ambito del procedimento, che non devono essere confuse con responsabilità già definitivamente accertate.

Gli anni a Busto Arsizio e il trasferimento a Milano

Prima di arrivare al Tribunale di Milano, con un trasferimento disposto nel 2024, Landoni aveva lavorato a Busto Arsizio, occupandosi anche di procedimenti riguardanti persone vulnerabili, femminicidi e reati contro la pubblica amministrazione.

Nel giugno 2021 aveva ammesso alla messa alla prova l’ex direttrice della farmacia comunale di Castellanza. Nel dicembre dello stesso anno aveva firmato un’ordinanza cautelare nei confronti del presunto responsabile della rapina ai danni di Maria Scampini, novantenne di Magnago morta alcune settimane dopo l’aggressione subita nella propria abitazione.

Nel 2023 aveva condannato a sei mesi un medico dell’ospedale di Legnano per la morte di una paziente caduta dal letto durante il ricovero, disponendo inoltre il rinvio a giudizio di due infermiere. Nel gennaio 2024 era arrivato un provvedimento relativo a un ginecologo dell’ospedale di Saronno, accusato di peculato e truffa. Secondo l’ipotesi investigativa, il professionista avrebbe effettuato visite private senza emettere fattura, utilizzando successivamente i laboratori della struttura pubblica per gli esami.

Questi precedenti restituiscono il quadro di un’attività giudiziaria articolata, che comprende ambiti molto diversi tra loro. Ogni procedimento presenta contestazioni, elementi probatori e valutazioni specifiche, da esaminare separatamente.

Il ruolo della magistratura al centro del dibattito pubblico

Il caso Tiziana Landoni riunisce oggi questioni differenti: la firma su un appello relativo alla situazione a Gaza, il percorso professionale della giudice e le polemiche nate dopo la scarcerazione di Youssef Siher.

Il punto essenziale è evitare che elementi distinti vengano utilizzati per suggerire collegamenti che non risultano dimostrati. La sottoscrizione di un documento sui diritti umani non costituisce, di per sé, una prova di parzialità nell’esercizio delle funzioni giudiziarie. Allo stesso modo, l’ampiezza dei procedimenti seguiti da una magistrata non consente di formulare giudizi automatici sulla correttezza di una singola decisione.

Per comprendere il caso Siher, il riferimento decisivo resta il contenuto del provvedimento giudiziario e il quadro giuridico nel quale è stato adottato. Le critiche politiche possono alimentare il confronto pubblico, ma non sostituiscono l’analisi degli atti né gli strumenti di controllo previsti dalla legge.

La presa di posizione di Fabio Roia ed Ezia Maccora riporta così l’attenzione su un principio centrale dello Stato di diritto: l’indipendenza della magistratura deve essere tutelata anche quando le decisioni dei giudici suscitano forti reazioni. È su questo terreno, e non sulle appartenenze presunte o sulle polemiche personali, che si misura la qualità del confronto tra istituzioni e società.

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