Vai al contenuto

“Contro la violenza della polizia!”. Mamme in piazza per difendere i figli: la decisione shock

Pubblicato: 29/10/2026 12:04

Ci sono momenti in cui la preoccupazione di una famiglia supera le mura di casa e diventa una presa di posizione pubblica. Quando i figli partecipano a una manifestazione e tornano raccontando episodi che li hanno spaventati, per i genitori diventa difficile restare spettatori. La paura lascia spazio alle domande, mentre cresce il bisogno di capire che cosa sia successo e di chiedere che il diritto di esprimere le proprie idee venga tutelato. È in queste circostanze che una vicenda vissuta dai ragazzi può trasformarsi in una mobilitazione più ampia, capace di coinvolgere anche chi, fino a quel momento, era rimasto lontano dalle piazze.

Per le madri, il problema non riguarda soltanto ciò che i figli hanno visto durante una protesta, ma anche le conseguenze che quelle esperienze possono lasciare sul loro modo di guardare alle istituzioni e al futuro. La possibilità di manifestare pacificamente, di essere ascoltati e di sentirsi protetti rappresenta un passaggio importante nel rapporto tra giovani e autorità. Quando questo legame viene messo in discussione, la richiesta di chiarimenti può diventare anche un appello alla responsabilità e al dialogo.

È da queste preoccupazioni che nasce l’iniziativa di un gruppo di mamme di studenti bolognesi, deciso a partecipare alla mobilitazione prevista per venerdì 30 ottobre. Tra loro c’è Nicoletta Cantarini, docente di Matematica all’Università di Bologna e madre di tre figli. Due dei suoi ragazzi, Paola, 16 anni, e Gabriele, quasi maggiorenne, avevano preso parte alla manifestazione dello scorso sabato e, secondo il racconto della madre, avrebbero assistito a episodi di violenza da parte delle forze dell’ordine.
Leggi anche: Scontri Milano, Fedez contro Marracash: “Sono quelli come te che…”. È caos

La testimonianza della madre dopo gli scontri

Nicoletta Cantarini ha deciso di trasformare la propria preoccupazione in un’iniziativa pubblica. Insieme ad altre madri di studenti dei licei Fermi e Minghetti, sarà in piazza con uno striscione dal messaggio esplicito: «No alla violenza sui nostri figli». Per riconoscersi durante la manifestazione, le partecipanti hanno scelto di indossare abiti rossi.

La decisione arriva dopo quanto accaduto durante la protesta di sabato, alla quale avevano partecipato i due figli della docente. Nel suo racconto, la donna distingue le esperienze dei ragazzi: Paola si trovava in una posizione meno esposta, mentre Gabriele era più vicino al centro degli eventi.

«Mia figlia non era in primissima linea quindi si è sentita più protetta – racconta la madre – mio figlio maggiore invece era in prima linea, in mezzo a un gruppo di ragazzi che manifestavano in modo pacifico e ha assistito a scene di grandissima violenza: ragazzi completamente disarmati picchiati dalla polizia, mentre gridavano “basta”. I loro amici che imploravano i poliziotti di smettere e venivano manganellati anche loro, sulla testa».

Si tratta della testimonianza della madre, che riferisce quanto appreso dai figli e la propria ricostruzione degli episodi. Il racconto restituisce soprattutto la preoccupazione per la sicurezza dei ragazzi e per le conseguenze di un’esperienza vissuta come traumatica.

Gabriele in prima linea con le mani alzate

Gabriele, rappresentante degli studenti al liceo Fermi, sarebbe stato tra i ragazzi che, durante la manifestazione, hanno scelto di sedersi a terra con le mani alzate. Un gesto che, secondo quanto riferito dalla madre, avrebbe avuto lo scopo di evitare un’ulteriore escalation della tensione.

«Lui forse è stato uno dei primi a farlo, era davanti, il volto completamente scoperto, le persone attorno a lui si sono sedute con le mani alzate e dopo poco è partita Bella ciao», racconta Cantarini.

Nel ricordo della donna, in quel momento un uomo sarebbe rimasto in piedi sventolando una grande tartaruga, particolare che, sostiene, sarebbe visibile anche nei filmati circolati sull’accaduto. La madre afferma che, nonostante i manifestanti fossero seduti e avessero le braccia sollevate, sarebbero seguite cariche delle forze dell’ordine e l’utilizzo degli idranti.

«Poi si è generato il panico», aggiunge.

La ricostruzione descrive una situazione che, nella percezione dei ragazzi e della loro famiglia, sarebbe degenerata nonostante i tentativi di mantenere un atteggiamento pacifico. Il racconto di Cantarini mette in evidenza anche il senso di impotenza provato dai giovani davanti a una situazione che, secondo la sua testimonianza, non sarebbero riusciti a controllare.

«Le forze dell’ordine dovrebbero rassicurare i ragazzi»

A colpire particolarmente la docente è il racconto del figlio sui tentativi di comunicare con gli agenti. Secondo quanto riferito dalla madre, Gabriele avrebbe cercato più volte di rivolgersi ai poliziotti senza riuscire a instaurare un dialogo.

«Ma i poliziotti non li guardavano in faccia, la sensazione che comunicavano era solo di odio e questo spaventa perché le forze dell’ordine dovrebbero rassicurare i ragazzi e i genitori che stanno a casa. Invece non è così», afferma Cantarini.

Il passaggio evidenzia una delle ragioni principali della mobilitazione delle madri: la preoccupazione che episodi simili possano compromettere la fiducia dei giovani nelle istituzioni. La richiesta non riguarda soltanto la sicurezza durante le manifestazioni, ma anche la possibilità che le proteste si svolgano senza che gli studenti si sentano esposti a rischi o privi di strumenti per far sentire la propria voce.

Le mamme hanno preparato anche un comunicato nel quale richiamano l’attenzione sulle testimonianze e sui filmati relativi agli eventi di sabato. Nel documento denunciano presunti episodi di abusi e violenze indiscriminate nei confronti di manifestanti, molti dei quali minorenni, e chiedono che venga tutelato il diritto a esprimere pacificamente il proprio dissenso.

L’obiettivo dichiarato è contrastare la violenza in ogni sua forma e difendere un’immagine delle istituzioni fondata sulla giustizia e sull’ascolto, anziché sulla repressione. Le accuse contenute nel comunicato rappresentano la posizione delle promotrici e richiedono, per eventuali accertamenti sulle singole condotte, le verifiche delle autorità competenti.

La paura per il futuro e la disillusione dei giovani

Dietro la scelta di scendere in piazza c’è anche una preoccupazione che va oltre gli episodi denunciati. Cantarini racconta di aver parlato con il figlio della propria iniziativa e di aver ricevuto una risposta che l’ha colpita profondamente.

«Quando gli ho detto quello che volevo fare mi ha risposto: sarà tutto inutile», spiega la docente, sottolineando quanto Gabriele appaia disilluso rispetto alla possibilità di ottenere un cambiamento.

Per la madre, questo atteggiamento è un segnale preoccupante. Il timore non riguarda soltanto la possibilità di vivere altre situazioni di tensione durante le manifestazioni, ma anche la percezione che i giovani hanno delle prospettive che li attendono.

«Quando gli chiedo perché lui e i suoi amici protestano mi risponde che hanno paura. Paura del loro futuro e paura delle forze dell’ordine», racconta.

È questo il punto che rende la mobilitazione delle madri qualcosa di più di una semplice presenza simbolica. La loro iniziativa vuole riportare al centro il rapporto tra giovani, istituzioni e diritto di manifestare, chiedendo che gli episodi denunciati siano affrontati con attenzione e responsabilità.

Alla manifestazione del 30 ottobre, Nicoletta Cantarini sarà quindi presente insieme alle altre mamme, con lo striscione «No alla violenza sui nostri figli». Anche Gabriele, secondo quanto riferito dalla madre, tornerà in piazza.

La loro scelta nasce dalla convinzione che il diritto di protesta debba essere accompagnato da garanzie di sicurezza e dalla possibilità di un confronto. Per queste famiglie, la questione non si esaurisce negli scontri di sabato: riguarda anche la fiducia che i ragazzi potranno riporre nelle istituzioni e la possibilità di guardare al futuro senza paura.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure