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Tajani: «Siamo contro la tassa sugli extraprofitti, ma ora la misura è più equa. Di Pietro al Csm? Non lo possiamo votare»

Pubblicato: 29/10/2026 07:43

La Manovra non sarà perfetta, ma per Antonio Tajani il risultato è chiaro: le richieste di Forza Italia sono state recepite e la maggioranza non ha motivo di temere scossoni. Nell’intervista rilasciata a Marco Cremonesi del Corriere della Sera, il vicepremier e ministro degli Esteri difende la legge di bilancio, rivendica gli interventi a favore di famiglie e imprese e respinge le ipotesi di elezioni anticipate. «È una cosa armonica, non ci sono impostazioni contrastanti, abbiamo messo a regime le richieste di tutti. E c’è una visione», assicura. La linea del governo, nelle sue parole, è quella di proseguire senza strappi fino alla conclusione della legislatura.

Sul fronte fiscale, Tajani rivendica i risultati ottenuti da Forza Italia, pur ammettendo che l’obiettivo di una riduzione più ampia dell’Irpef resta rinviato. «Tutto quello che ha chiesto Forza Italia è arrivato», afferma, citando il taglio dell’imposta sul reddito, le agevolazioni per i giovani, le misure per gli anziani e il sostegno alle imprese. La richiesta di portare l’aliquota Irpef al 33% fino a 60 mila euro di reddito, precisa, sarà riproposta nella prossima Manovra: «Sappiamo che la coperta è corta». L’impianto, spiega, ruota attorno a quattro priorità: ceto medio, giovani, anziani e imprese, con interventi compatibili con i vincoli di bilancio.

Tra le misure che il leader di Forza Italia considera più significative ci sono la cedolare secca all’1% per chi affitta ai giovani, il bonus per chi frequenta scuole non statali, l’estensione del congedo parentale e il contributo Inps da 100 euro l’anno per i figli fino ai 18 anni. Interventi che, secondo Tajani, rispecchiano una precisa impostazione politica: «Tutte cose che vanno nella direzione di una politica liberale». Quanto al capitolo difesa, il ministro parla di un pacchetto da oltre quattro miliardi di euro, ancora da definire nei dettagli con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e con il ministro della Difesa Guido Crosetto. Ma insiste soprattutto sul valore della stabilità finanziaria: conti in ordine, credibilità internazionale e investimenti sono, a suo giudizio, condizioni essenziali per sostenere il sistema produttivo italiano.

Più articolato il capitolo dedicato alle banche e al contributo richiesto ai grandi operatori economici. Tajani non nasconde che Forza Italia avrebbe preferito una soluzione diversa, soprattutto per tutelare le banche di credito cooperativo e gli istituti più vicini ai territori. «Io sono contro la tassa sugli extraprofitti, ma è giusto che chi ha utili significativi contribuisca di più», dichiara, riconoscendo che il coinvolgimento anche delle grandi società energetiche rende il provvedimento, nella sua valutazione, più equo. Il vicepremier sottolinea inoltre la protezione garantita alle fondazioni bancarie, che sostengono il terzo settore, e si augura che gli istituti comprendano le ragioni dell’intesa raggiunta, nonostante le perplessità espresse dal comparto.

Sul fronte della giustizia, Tajani conferma invece la contrarietà di Forza Italia a un’eventuale elezione di Antonio Di Pietro al Consiglio superiore della magistratura. «Noi non possiamo votarlo: non condividiamo quello che ha fatto e ha dimostrato in concreto una visione della giustizia alternativa alla nostra», spiega nell’intervista al Corriere della Sera. Alla domanda se Silvio Berlusconi avrebbe potuto sostenerlo, il vicepremier evita di parlare a nome del fondatore del partito, ma ribadisce la posizione attuale: «Non è un fatto personale, intendiamoci: è la sua storia». Una risposta che conferma la distanza politica e culturale di Forza Italia rispetto all’ex magistrato.

Le divisioni nella maggioranza emergono anche sulla guerra in Ucraina, dopo le parole di Matteo Salvini contrario a nuovi aiuti militari a Kiev. Tajani riconosce la legittimità della posizione del leader leghista, ma chiarisce che «la maggioranza del governo la pensa in modo diverso». Il sostegno all’Ucraina, osserva, non riguarda soltanto le armi, ma comprende anche l’assistenza umanitaria, resa ancora più urgente dall’arrivo del freddo. Il pacchetto di aiuti è in preparazione, mentre il ministro auspica un confronto diretto tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky e chiede all’Unione europea di individuare finalmente un proprio rappresentante. Sul Medio Oriente, invece, insiste sulla necessità di fermare la violenza dei coloni in Israele e ribadisce la preferenza italiana per una soluzione diplomatica della questione iraniana.

Non manca un passaggio sulla decisione della giudice per le indagini preliminari di Milano che non ha convalidato il fermo di Youssef Siher, accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e di violenza organizzata. Dopo le polemiche sollevate nel centrodestra, Tajani sostiene che la vicenda rischi di «delegittimare e vanificare il lavoro di intelligence e polizia». Il ministro precisa che nessuno ha messo in discussione l’obbligo di rispettare le decisioni giudiziarie, ma ritiene che il provvedimento possa trasmettere un messaggio negativo qualora Siher fosse stato effettivamente la mente dei disordini. Alla domanda su cosa accadrebbe se questa ricostruzione non fosse corretta, replica: «Come al solito si mette in discussione quello che fanno le forze dell’ordine». Una posizione che alimenta il confronto sul rapporto tra politica, magistratura e attività investigativa.

Il messaggio politico più netto dell’intervista riguarda però la tenuta del governo. Tajani esclude categoricamente l’ipotesi di elezioni anticipate e assicura che l’esecutivo arriverà alla scadenza naturale della legislatura. «Per carità, andrà avanti fino alla fine della legislatura. Gli italiani possono dormire sonni tranquilli, e anche l’opposizione: è un patto davanti agli elettori», dichiara a Marco Cremonesi. Il vicepremier nega che nella maggioranza si sia mai discusso di un ritorno anticipato alle urne e sostiene che anche Salvini condivida questa impostazione. Sullo sfondo restano le questioni internazionali, dalle prospettive di pace in Medio Oriente al dibattito sulla cittadinanza italiana per discendenza, tornato d’attualità con il caso dei Bolsonaro e dello ius sanguinis. Ma la conclusione di Tajani è soprattutto un messaggio di continuità: la maggioranza vuole restare unita, portare avanti la Manovra e completare la legislatura, senza lasciare che le divergenze interne si trasformino in una crisi politica.

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