
Nuovo capitolo nel caso della morte di David Rossi, l’ex responsabile della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013. L’ex presidente di Mps, Giuseppe Mussari, ha presentato una denuncia-querela contro il giornalista Massimo Giletti e l’ex collaboratore di giustizia Saverio Giampà, contestando le accuse e le ricostruzioni emerse nelle ultime settimane sulla vicenda. L’esposto, depositato presso le Procure di Roma e Firenze, riguarda anche la presunta diffusione di atti riservati della Commissione parlamentare d’inchiesta.
L’iniziativa giudiziaria, accompagnata da 21 documenti allegati, è stata predisposta dagli avvocati Tullio Padovani, Fabio Pisillo e Francesco Marenghi. Nell’atto vengono ipotizzati, a vario titolo, i reati di calunnia aggravata, diffamazione aggravata, rivelazione di segreti d’ufficio e pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. Si tratta di contestazioni formulate dalla difesa di Mussari, sulle quali spetterà alla magistratura effettuare le necessarie valutazioni.
La denuncia contro Giletti e le accuse sul presunto mandante
Al centro della querela nei confronti di Massimo Giletti ci sono le dichiarazioni diffuse dal giornalista sui social e durante alcune puntate della trasmissione Lo Stato delle Cose, in onda su Rai 3.
In particolare, i legali fanno riferimento a un video pubblicato su Instagram il 18 ottobre, nel quale veniva anticipata una ricostruzione secondo cui il presunto mandante della morte di David Rossi «sarebbe stato il presidente di banca Mps Mussari».
L’argomento è stato poi affrontato nella puntata del 19 ottobre e nelle successive trasmissioni.
Mussari ha respinto categoricamente ogni coinvolgimento, definendo quelle affermazioni «una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali».
La difesa contesta la diffusione di accuse ritenute prive di fondamento e il modo in cui sarebbero state presentate al pubblico, sostenendo che abbiano danneggiato gravemente la reputazione dell’ex presidente della banca senese.
La fotografia mostrata in televisione: «Quell’uomo non è Mussari»
Uno dei punti più controversi dell’esposto riguarda una fotografia notturna mostrata durante la trasmissione di Giletti.
Nel corso del programma era stata riproposta un’audizione parlamentare del 16 febbraio 2022, durante la quale Mussari aveva dichiarato di aver trascorso la sera della morte di Rossi «a Siena, a casa di mia moglie».
Successivamente era stata mostrata un’immagine scattata in un vicolo vicino a quello in cui fu ritrovato il corpo dell’ex manager.
Secondo quanto contestato dai legali, una sagoma presente nella fotografia sarebbe stata attribuita a Mussari, mettendo così in dubbio la veridicità delle sue precedenti dichiarazioni.
La difesa sostiene però che l’identificazione sia sbagliata.
«La persona ritratta in quella fotografia non è l’Avv. Mussari, e anzi è già stata ricondotta all’identità di un diverso cittadino senese», affermano gli avvocati in un comunicato.
E aggiungono: «Ancora una volta, un’attribuzione falsa, mandata in onda dinanzi a una platea nazionale, senza la minima verifica».
L’episodio viene indicato come uno degli elementi a sostegno della denuncia per diffamazione aggravata.
Chi è Saverio Giampà e perché Mussari lo accusa di calunnia
Un altro fronte dell’iniziativa giudiziaria riguarda Saverio Giampà, ex collaboratore di giustizia che ha reso dichiarazioni ai consulenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi.
Nei suoi confronti, Mussari ipotizza il reato di calunnia aggravata.
I legali contestano l’attendibilità del dichiarante, richiamando alcune precedenti vicende giudiziarie.
Secondo quanto riportato nella denuncia, Giampà è stato condannato in via definitiva per calunnia e false informazioni al pubblico ministero, dopo aver accusato ingiustamente una persona di omicidio.
La difesa richiama una pronuncia del Tribunale di Bologna del 2026, secondo la quale l’uomo avrebbe agito per «accreditarsi nuovamente con i magistrati e poter usufruire ancora di programmi di protezione».
Viene inoltre citata una valutazione del Tribunale di Catanzaro del 2025, che aveva definito la sua attendibilità «ictu oculi compromessa», oltre a una successiva condanna a sette anni pronunciata all’inizio del 2026.
Per gli avvocati di Mussari, questi precedenti avrebbero dovuto imporre particolare cautela nella valutazione e nella diffusione delle sue dichiarazioni.
Il secondo testimone e le versioni contrastanti sulla morte di Rossi
Nell’esposto viene menzionato anche Renan William Vilanova Correa, detenuto che in passato ha fornito dichiarazioni sulla morte dell’ex dirigente Mps.
La denuncia si riserva di valutare eventuali iniziative nei suoi confronti qualora dall’esame integrale degli atti emergessero accuse direttamente rivolte a Mussari.
Anche in questo caso, la difesa richiama i precedenti giudiziari del dichiarante.
Correa sta scontando una condanna definitiva per l’omicidio di una donna, avvenuto a Siena nel 2013, ed è stato condannato per calunnia nel 2020 in relazione ad accuse rivolte alla Polizia Penitenziaria.
Secondo i legali, avrebbe inoltre fornito nel tempo almeno quattro ricostruzioni differenti e inconciliabili sulla morte di Rossi.
«Due dichiaranti già condannati per calunnia, dunque. Sarebbe bastato verificarlo», affermano gli avvocati.
I precedenti penali richiamati dalla difesa costituiscono elementi della contestazione, ma non determinano automaticamente la falsità delle dichiarazioni rese nella nuova inchiesta, che dovranno essere valutate dagli organi competenti.
Il sospetto sulla fuga di notizie dalla Commissione parlamentare
La denuncia affronta anche un altro aspetto: la possibile diffusione illecita di documenti riservati.
Secondo quanto sostenuto dalla difesa, alcuni verbali raccolti nell’ambito dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sarebbero stati comunicati all’esterno prima ancora di essere esaminati dalla Commissione stessa.
Gli atti sarebbero stati «anticipati a un giornalista prima ancora che la Commissione li esaminasse», per poi essere ripresi da quotidiani e siti di informazione.
Per questo motivo, Mussari chiede alle Procure di individuare gli eventuali responsabili della diffusione e di verificare se siano stati violati obblighi di segretezza.
Anche su questo punto, l’esistenza di eventuali illeciti dovrà essere accertata dalla magistratura.
Mussari chiede di essere interrogato: «Voglio che sulla morte di David si faccia luce»
L’ex presidente di Monte dei Paschi ha chiesto formalmente di essere ascoltato dai magistrati di Roma e Firenze, dichiarandosi disponibile a chiarire la propria posizione.
Attraverso i suoi legali ha ribadito che il rapporto con David Rossi era legato a un’amicizia personale e ha respinto qualsiasi coinvolgimento nella sua morte.
Secondo la difesa, proprio quell’amicizia sarebbe stata trasformata in un «pretesto per trascinarlo in un’accusa infamante».
Mussari ha infine voluto ribadire la propria vicinanza ai familiari dell’ex responsabile della comunicazione di Mps e l’interesse a conoscere la verità su quanto accaduto il 6 marzo 2013.
«Chi gli era amico desidera, non meno dei suoi familiari, che sulla sua morte si faccia piena luce. Ma la verità non si costruisce sulle parole di chi ha già accusato degli innocenti».
La denuncia apre così un nuovo fronte giudiziario in una vicenda che, a oltre tredici anni dalla morte di David Rossi, continua a essere al centro di interrogativi, approfondimenti investigativi e iniziative parlamentari.


