
Serata ad alta tensione a DiMartedì, il programma d’approfondimento di La7 condotto da Giovanni Floris. In studio, tra gli ospiti, anche Alessandro Di Battista, Antonio Di Bella e Antonio Padellaro per discutere di svariati temi: dalle misure della manovra del governo Meloni ai tagli alla scuola, fino alle spese per il riarmo.
Il più agguerrito di tutti contro la maggioranza è stato proprio Di Battista, che non ha risparmiato attacchi diretti alla premier: «Il governo non ha più una lira e si inventa la buffonata delle targhe personalizzate».
Di Battista contro Meloni: «Buffonata delle targhe personalizzate»
L’ex grillino ha aperto il suo intervento con un paragone che ha subito infiammato il dibattito in studio. Tira in ballo anche Mario Draghi: «Il governo Draghi e il governo Meloni, insieme, hanno dato all’Ucraina come sostegno finanziario di armamenti in totale venti miliardi di euro e nell’ultimo decreto a sostegno dei lavoratori e degli agricoltori, dei pescatori italiani e degli autotrasportatori la Meloni ha invece messo 107 milioni di euro, cioè veramente una mancetta».
Un confronto che, secondo Di Battista, dimostra la mancanza di risorse dell’esecutivo: «Allora sicuramente non hanno più una lira sennò non farebbero quella buffonata delle targhe personalizzate. Veramente una buffonata che soltanto Salvini poteva difendere, perché dice ‘così recuperiamo dei soldi’. Li voglio vedere i cittadini italiani a spendere 300 euro per mettere la targa personalizzata sul motociclo o fino a 1.000 ho letto per le automobili».
Il riferimento è alla misura sulle targhe personalizzate inserita nella manovra, che consentirebbe ai cittadini di scegliere la combinazione alfanumerica pagando un sovrapprezzo. Per Di Battista è la prova di un governo «alla canna del gas».
«Vogliono andare al voto prima possibile»
Di Battista ha poi allargato il discorso alla tenuta politica dell’esecutivo: «Il governo non ha voluto, in questi anni, andare a prendere i soldi dove ci stanno e deve continuare a sopravvivere. Per me vogliono andare al voto prima possibile, perché difficilmente avranno i soldi per fare l’ultima manovra finanziaria, quella che nella testa della Meloni all’inizio del suo mandato le avrebbe consentito di tentare di rivincere le elezioni».
«La situazione, insomma, è sotto gli occhi di tutti ed è difficilissimo sopravvivere oggi in Italia», ha concluso sul punto, dipingendo un quadro di difficoltà economica crescente per famiglie, lavoratori e imprese.
Scontri in piazza e tagli alla scuola pubblica
Quindi, sugli scontri di piazza delle ultime settimane e sui tagli alla scuola, Di Battista non smorza i toni: «In un momento in cui i giovani vedono pregiudicato il diritto allo studio la Meloni taglia sulla scuola pubblica, però mantiene il finanziamento alle scuole paritarie».
Un passaggio che ha riacceso il dibattito sul finanziamento pubblico all’istruzione privata: «Ricordo che la Costituzione dice che ‘enti e privati, soprattutto religiosi, hanno il diritto sì di istituire scuole e istituti di educazione, senza però oneri per lo Stato. Ad un istituto religioso io non darei mai i soldi. Si finanziassero con le rette che pagano gli studenti e non con i soldi pubblici, non con i soldi dello Stato».
Una posizione netta, che ha diviso lo studio e che si inserisce nel più ampio scontro tra governo e opposizione sulla manovra, tra proteste degli studenti e rivendicazioni del mondo della scuola.


