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Trieste, bufera sul sindaco Dipiazza: «Se lanciano bombe carta, io gli sparo in testa». Le opposizioni chiedono le dimissioni

Pubblicato: 08/11/2026 17:00

La violenza durante le manifestazioni e il rapporto tra ordine pubblico e diritto a protestare tornano al centro del dibattito politico. A riaccendere lo scontro sono state alcune dichiarazioni destinate a provocare polemiche, pronunciate da un rappresentante delle istituzioni dopo una giornata di tensione. Parole che hanno immediatamente diviso il mondo politico e sollevato interrogativi sulla responsabilità di chi ricopre incarichi pubblici.

Al centro della vicenda c’è Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste, finito nella bufera per una frase pronunciata commentando gli scontri avvenuti durante una manifestazione. Il corteo era stato organizzato dopo la morte di due giovani in un incendio al Porto Vecchio. Durante i disordini sono rimasti feriti tre appartenenti alle forze dell’ordine.

La frase del sindaco Dipiazza dopo gli scontri a Trieste

«La Costituzione prevede il diritto a manifestare, ma le manifestazioni devono essere pacifiche, se questi continuano a usare la violenza allora ci comporteremo di conseguenza: non possono pensare di occupare casa mia e se lanciano bombe carta nella mia città, allora io gli sparo in testa». È questa la dichiarazione attribuita a Dipiazza e riportata dal quotidiano Il Piccolo.

Il primo cittadino ha pronunciato queste parole facendo riferimento agli episodi di violenza verificatisi durante la manifestazione di venerdì. Gli scontri hanno coinvolto i partecipanti al corteo e le forze dell’ordine, con il lancio di bombe carta e il ferimento di tre agenti. Le dichiarazioni del sindaco hanno però spostato rapidamente l’attenzione anche sul piano politico.

Le opposizioni hanno contestato soprattutto il riferimento all’uso della forza letale, ritenuto incompatibile con il ruolo istituzionale ricoperto da Dipiazza. La condanna della violenza durante le manifestazioni, hanno sottolineato diversi esponenti politici, non può tradursi nell’evocazione di risposte altrettanto violente da parte di chi rappresenta la comunità.

Le opposizioni chiedono le dimissioni

Tra le prime reazioni c’è quella di Debora Serracchiani, deputata del Partito democratico. «A Trieste c’è un sindaco che istiga a “sparare in testa” e tanto basta per chiedergli di fare un passo indietro. È gravissimo che un’istituzione evochi l’esecuzione sommaria contro chiunque, fossero pure gli antagonisti in piazza», ha dichiarato.

Serracchiani ha poi richiamato la responsabilità che accompagna il ruolo di un sindaco: «Un sindaco quando dice ‘io’ dà l’esempio ai suoi cittadini, e non vorremmo mai che qualcuno gli desse ascolto». Una presa di posizione che punta direttamente sul peso delle parole pronunciate da chi ricopre una carica pubblica.

Dura anche la reazione di Stefano Patuanelli, vicepresidente del Movimento 5 Stelle. «Le parole del sindaco di Trieste sono di una gravità inaudita. La violenza va sempre condannata, senza ambiguità, e agli agenti feriti negli scontri va tutta la nostra solidarietà. Ma un rappresentante delle istituzioni non può rispondere alla violenza evocandone altra, addirittura letale», ha affermato.

Patuanelli ha inoltre richiamato il clima di tensione seguito alla morte dei due giovani al Porto Vecchio, chiedendo maggiore responsabilità da parte delle istituzioni. «Servono responsabilità, umanità e rispetto delle istituzioni. Chi ricopre incarichi pubblici ha il dovere di abbassare i toni, non di alimentare ulteriormente l’odio», ha concluso.

Calenda e Avs: «Deve ritirare le parole o dimettersi»

Sulla vicenda è intervenuto anche Carlo Calenda, leader di Azione, che attraverso i social ha chiesto al sindaco di fare marcia indietro. «Ritiri queste parole ridicole e insieme gravissime o si dimetta. Le istituzioni non possono in nessun caso evocare uccisioni», ha scritto.

Ancora più critica Luana Zanella, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera. «È incredibile che il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza abbia davvero usato quelle parole. Se ne è pentito? Probabilmente no, ma deve scusarsi con tutta la comunità triestina che non merita di avere il più alto rappresentante così fuori controllo fino a fomentare violenza», ha dichiarato.

Tre agenti feriti durante la manifestazione

Gli episodi di venerdì avevano già provocato la reazione dei rappresentanti sindacali delle forze dell’ordine. Nella giornata di sabato era intervenuto Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp, denunciando la gravità degli scontri e le conseguenze per gli agenti impegnati nel servizio di ordine pubblico.

«A Trieste, nel corso di una manifestazione improvvisata e violenta, si è sfiorata la tragedia e oggi (ieri, ndr) contiamo tre colleghi feriti: uno del Reparto mobile, uno della Questura e il vicario», aveva dichiarato Pianese.

Particolarmente grave, secondo il sindacato, quanto accaduto al dottor Boido, raggiunto da una bomba carta. «Solo per una frazione di secondo non è esplosa a contatto con la sua testa, deflagrando appena toccato il suolo ai suoi piedi», ha spiegato il segretario del Coisp. Gli scontri e le dichiarazioni del sindaco hanno così aperto due fronti di polemica: da una parte la sicurezza degli agenti e la gestione delle manifestazioni, dall’altra il linguaggio utilizzato dalle istituzioni per commentare gli episodi di violenza.

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