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Dazi Trump bocciati dalla Corte Suprema: il presidente reagisce e rilancia con nuove tariffe globali

Pubblicato: 21/02/2026 07:31

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha inflitto un duro colpo alla politica commerciale di Donald Trump, stabilendo che i dazi imposti unilateralmente dal presidente sono illegali perché adottati senza l’autorizzazione del Congresso. La sentenza, approvata con una maggioranza di sei giudici contro tre, rappresenta una svolta istituzionale e politica di enorme portata: non solo delegittima uno dei pilastri economici del secondo mandato di Trump, ma apre anche la strada a possibili rimborsi miliardari per le aziende che hanno già pagato le tariffe, per un totale superiore ai 130 miliardi di dollari. Il presidente ha reagito con durezza, definendo la decisione una “vergogna” e accusando apertamente i giudici di essere influenzati da potenze straniere, annunciando contemporaneamente nuove tariffe globali del 10% per aggirare il blocco imposto dalla Corte Suprema.

La sentenza della Corte Suprema e il limite costituzionale ai dazi

Il cuore della decisione riguarda il principio costituzionale della separazione dei poteri, e in particolare il ruolo esclusivo del Congresso nella regolazione del commercio internazionale. Trump aveva giustificato i dazi invocando l’International Emergency Economic Powers Act del 1977, sostenendo che i deficit commerciali rappresentassero un’emergenza nazionale tale da giustificare misure straordinarie. Ma la Corte Suprema ha respinto questa interpretazione, chiarendo che il presidente non può esercitare un potere così ampio senza un’autorizzazione esplicita del Parlamento.

Nella motivazione, firmata dal presidente della Corte John Roberts, si legge che il presidente “afferma il potere straordinario di imporre unilateralmente dazi di importo, durata e portata illimitati”, ma che una simile autorità richiede una base legislativa chiara e inequivocabile. Il dato politicamente più significativo è che la maggioranza ha incluso anche due giudici conservatori nominati proprio da Trump, Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett, insieme ai tre giudici liberal. Questo dettaglio rafforza il peso istituzionale della sentenza, che appare come una difesa trasversale dell’equilibrio costituzionale più che una decisione ideologica.

Le conseguenze pratiche sono immediate e potenzialmente devastanti per l’amministrazione. Tutte le tariffe imposte senza autorizzazione parlamentare vengono ora considerate illegittime, e la Corte Suprema ha lasciato aperta la possibilità che il governo debba restituire le somme già incassate, una cifra stimata in oltre 133 miliardi di dollari. La questione sarà ora affrontata dai tribunali, ma il rischio di un’enorme esposizione finanziaria per il Tesoro è concreto.

Trump rilancia con nuovi dazi e apre una nuova battaglia istituzionale

La risposta di Trump è stata immediata e aggressiva. In conferenza stampa, il presidente ha attaccato frontalmente la Corte Suprema, accusando i giudici di aver tradito il Paese e annunciando nuove misure per ripristinare la sua strategia commerciale. In particolare, ha dichiarato l’introduzione immediata di un nuovo dazio globale del 10%, questa volta basato su una diversa base legale, la Section 122 del Trade Act del 1974, che consente al presidente di imporre temporaneamente tariffe per proteggere l’economia nazionale.

Questa norma, tuttavia, presenta limiti significativi: le misure possono restare in vigore solo per 150 giorni, e per renderle permanenti sarà necessario avviare procedure più complesse, come quelle previste dalla Section 301, che richiede indagini formali sulle pratiche commerciali scorrette dei partner internazionali. Ciò significa che la nuova offensiva tariffaria di Trump potrebbe essere solo una soluzione temporanea, destinata a sfociare in una nuova serie di controversie legali.

Il conflitto tra la Casa Bianca e il sistema giudiziario si preannuncia lungo e destabilizzante. La Corte Suprema ha chiarito che qualsiasi tariffa di ampia portata richiede l’approvazione del Congresso, e questo limita fortemente la capacità del presidente di utilizzare i dazi come strumento politico immediato. Trump, tuttavia, sembra intenzionato a trasformare la battaglia legale in una battaglia politica, presentandosi come il difensore dell’industria americana contro un sistema istituzionale che, a suo dire, ostacola la sovranità economica del Paese.

Sul piano politico, la sentenza arriva in un momento delicato. I dati economici più recenti indicano una crescita del Pil rallentata all’1,4%, e la sconfitta davanti alla Corte Suprema rischia di indebolire ulteriormente la narrativa di Trump come leader capace di proteggere l’economia nazionale. Con le elezioni di midterm all’orizzonte, la decisione rappresenta non solo una battuta d’arresto giuridica, ma anche una sfida strategica per la sua leadership politica e per l’intero progetto di ridefinizione dei rapporti commerciali globali perseguito dalla sua amministrazione.

La partita, in ogni caso, è tutt’altro che chiusa. La sentenza ha posto un limite formale al potere presidenziale, ma ha anche aperto una nuova fase di conflitto tra potere esecutivo, Congresso e Corte Suprema, destinata a ridefinire il ruolo degli Stati Uniti nel sistema del commercio internazionale.

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