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La famiglia del piccolo Domenico dice che è stato “omicidio volontario”. Sequestrato il diario di perfusione

Pubblicato: 23/02/2026 14:00

Con la morte del piccolo Domenico Caliendo, passata tristemente alla cronaca come la vicenda del “bambino col cuore bruciato”, l’inchiesta entra in una nuova fase. In attesa dei funerali, che si terranno a metà settimana dopo l’autopsia, il caso smette di essere soltanto sanitario e diventa soprattutto giudiziario.

Il bimbo di appena due anni è deceduto domenica mattina all’Ospedale Monaldi di Napoli dopo essere stato sottoposto a trapianto di cuore con un organo ritenuto danneggiato. Una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica e acceso i riflettori sulle procedure adottate.

C’è un settimo indagato nell’inchiesta della procura di Napoli sul caso del trapianto di un cuore danneggiato a Domenico, bambino di due anni e mezzo deceduto sabato mattina nella Rianimazione dell’ospedale Monaldi. Secondo quanto apprende l’AGI, si tratta di un’altro sanitario dell’ispedale. I pm titolari del fascicolo hanno anche chiesto un incidente probatorio al momento dell’esame autoptico della perizia del medico legale collegiale.

La difesa della famiglia ha chiesto alla Procura di Napoli la riqualificazione del reato per i sette indagati, passando da omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale, oltre alla valutazione di eventuali misure cautelari come arresti domiciliari, carcere o interdizioni.

Tragedia del piccolo Domenico: immagine simbolica legata al trapianto di cuore

Al momento, però, i pubblici ministeri non condividono questa impostazione. L’indagine resta formalmente incardinata sull’ipotesi di colpa, mentre si attendono ulteriori elementi tecnici e peritali per chiarire responsabilità e scelte mediche.

L’avvocato dei familiari, Francesco Petruzzi, ha incontrato i pm e ha appreso del sequestro del “diario di perfusione”, documento ritenuto fondamentale. Si tratta del tracciato della circolazione extracorporea, che indicherebbe il momento esatto in cui al piccolo è stato espiantato il cuore prima dell’impianto dell’organo ritenuto compromesso.

Il nodo centrale dell’inchiesta riguarda proprio la tempistica dell’intervento chirurgico: il bambino è stato operato prima o dopo aver verificato le condizioni del cuore da trapiantare? Secondo quanto emerge dagli atti, l’organo sarebbe stato descritto come «un blocco di ghiaccio», sollevando dubbi anche sulle modalità di trasporto e conservazione.

«Il momento dell’espianto poteva essere posticipato, Domenico non era un bambino moribondo», sostiene il legale. Il piccolo, pur affetto da una patologia grave, attendeva un cuore da due anni e, secondo la difesa, avrebbe potuto continuare ad aspettare senza un intervento immediato.

Altro punto controverso riguarda la cartella clinica: secondo la famiglia non vi sarebbe traccia formale dell’ok definitivo all’utilizzo dell’organo. Un passaggio che, se confermato, potrebbe avere un peso determinante nella valutazione delle responsabilità dell’équipe medica.

Intanto la Procura ha dato il via libera all’incidente probatorio, uno strumento che consente di cristallizzare le prove prima del processo. Sarà il Gip a nominare i consulenti che dovranno chiarire la correttezza delle scelte chirurgiche e terapeutiche. «Il dolore me lo tengo per me, ora è arrivato il momento della verità», ha dichiarato la madre Patrizia, chiedendo che sul caso venga fatta piena luce.

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Ultimo Aggiornamento: 23/02/2026 14:09

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