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Marianna Pietropolli morta a Milano dopo essere precipitata dal quarto piano: “Stava scappando?”

Pubblicato: 25/02/2026 10:56

Un dramma avvolto dal mistero scuote il quartiere Barona a Milano, dove la trentunenne Marianna Pietropolli ha perso la vita precipitando dal quarto piano di una palazzina Aler in via Agostino De Pretis 71. L’episodio, avvenuto intorno all’una di martedì, ha immediatamente attivato i soccorsi dell’Areu e l’intervento dei carabinieri, allertati dai residenti della zona svegliati da urla strazianti. Sebbene la dinamica iniziale potesse suggerire un gesto estremo, gli inquirenti seguono ora una pista ben diversa: l’ipotesi è che la donna stesse tentando una disperata fuga da un pericolo imminente all’interno dell’abitazione.

Le prime ispezioni condotte dai militari, coordinati dal pubblico ministero Giovanni Polizzi, hanno rivelato dettagli inquietanti. La vittima, di origini brasiliane, non sarebbe caduta accidentalmente né si sarebbe lanciata volontariamente per togliersi la vita. I rilievi effettuati con il supporto dei vigili del fuoco hanno evidenziato tracce sul davanzale della finestra del bagno e segni di passaggio lungo il cornicione dello stabile. La donna, aggrappata alla grondaia nel tentativo di calarsi verso il basso, portava con sé una borsa, elemento che rafforza l’idea di un allontanamento precipitoso e non pianificato.
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Le indagini sulla permanenza in via De Pretis

Il cuore dell’inchiesta si concentra sulle ragioni della presenza di Marianna Pietropolli in quell’appartamento. La donna era ospite, insieme al proprio compagno, di Cosimo Panaiia, figura già nota alle forze dell’ordine e padre di Gino Panaiia, il giovane trovato senza vita recentemente nei pressi del Naviglio Pavese. Al momento della tragedia, il fidanzato della vittima non risultava essere in casa, mentre Cosimo Panaiia ha dichiarato agli investigatori di non essersi accorto di quanto stava accadendo poiché profondamente addormentato.

Tuttavia, la versione del proprietario di casa è al vaglio degli inquirenti, incrociata con alcune testimonianze raccolte nel vicinato e con i precedenti legati alla vita della trentunenne. Alcuni segnali indicano che Marianna potesse trovarsi in quell’abitazione contro la propria volontà, trasformando la palazzina di via De Pretis in una sorta di prigione da cui era diventato vitale scappare, anche a costo di sfidare l’altezza del quarto piano.

Il ruolo del compagno e le denunce della famiglia

Un altro tassello fondamentale del puzzle investigativo riguarda la vita privata della donna, madre di una bambina di dieci anni. I familiari di Marianna Pietropolli avevano già presentato una denuncia di scomparsa alla fine di gennaio. Nonostante fossero riusciti a mantenere alcuni contatti telefonici con lei, i parenti avevano espresso forti preoccupazioni per la natura del rapporto con il fidanzato. L’uomo viene descritto come un soggetto estremamente possessivo e ossessionato, capace di limitare drasticamente la libertà di movimento della compagna.

Proprio su questa figura si stanno concentrando gli accertamenti dei carabinieri, che intendono scavare nel passato della coppia per verificare se vi fossero stati episodi di violenza o coercizione precedenti al tragico volo. La pista di un femminicidio o di una morte come conseguenza di un altro reato resta dunque aperta, mentre Milano attende risposte su una fine che sembra lontana anni luce dal tragico errore o dal suicidio.

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