
Nessuna libertà condizionale per Chico Forti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali dell’imprenditore trentino contro l’ordinanza del tribunale di sorveglianza che aveva già negato la misura alternativa alla detenzione.
Forti, 67 anni, era rientrato in Italia nel maggio 2024 dopo aver trascorso 24 anni in carcere negli Stati Uniti, dove era stato condannato all’ergastolo nel 2000 per l’omicidio di Dale Pike, avvenuto nel 1998. Il trasferimento nel nostro Paese era stato disposto dal governo guidato da Giorgia Meloni, consentendo l’esecuzione della pena in Italia.
Nonostante il parere favorevole dell’équipe carceraria, i giudici hanno ritenuto non sussistenti i requisiti necessari, in particolare quelli relativi al ravvedimento e al risarcimento del danno, elementi centrali per l’accesso alla libertà condizionale secondo l’ordinamento penitenziario.
Forti resta quindi detenuto nel carcere di Montorio, a Verona. Tuttavia, nell’ambito del percorso trattamentale, potrà usufruire di permessi per attività lavorative e sociali: è previsto infatti l’impiego in un’azienda agricola, oltre alla possibilità di recarsi a Trento per visitare l’anziana madre e partecipare ad attività di volontariato. Tra queste anche l’insegnamento del windsurf, disciplina di cui è stato campione in gioventù, rivolto a ragazzi con disabilità.
La decisione della Cassazione chiude, almeno per ora, la strada alla misura alternativa, lasciando aperto solo il percorso graduale di reinserimento previsto dall’ordinamento penitenziario italiano.


