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Sanremo 2026, top e flop della seconda serata: emozioni altissime ma scaletta con il cronometro

Pubblicato: 26/02/2026 08:06

La seconda serata del Festival di Sanremo 2026 si muove su un equilibrio fragile tra picchi emotivi e scelte di regia discutibili. Una puntata che alterna momenti di grande intensità artistica a una gestione dei tempi firmata Carlo Conti apparsa, a tratti, troppo serrata, con il rischio di comprimere contenuti e tributi importanti.

TOP

Nuove Proposte – TOP generazionale
La vera sorpresa positiva resta la sezione delle Nuove Proposte, che porta sul palco freschezza e coraggio. Non solo canzoni, ma presenza scenica e autenticità: salire sull’Ariston a vent’anni richiede personalità che molti veterani sembrano aver smarrito. Il percorso guidato da Gianluca Gazzoli convince per equilibrio e sensibilità, e le finali di Nicolò Filippucci e Angelica Bove confermano una direzione artistica credibile. Se questo è il ricambio generazionale, la musica italiana può guardare avanti con fiducia.

Achille Lauro – TOP emozione pura
In versione co-conduttore e performer, Achille Lauro domina la scena con eleganza e intensità. Il duetto con Laura Pausini incanta, ma è l’omaggio alle vittime di Crans-Montana a segnare uno dei momenti più forti della serata. Con coro e atmosfera solenne, l’Ariston si trasforma in uno spazio di memoria collettiva, strappando una standing ovation autentica. Un’esibizione che dimostra maturità artistica e senso del contesto: emozionante e necessaria.

Fausto Leali – TOP monumentale
Il Premio alla Carriera a Fausto Leali è il momento che mette tutti d’accordo. Voce graffiante, emozione sincera e un’Ariston in piedi per “Mi manchi” e “Io amo”. A 81 anni, l’artista dimostra che la storia della musica italiana non è nostalgia, ma patrimonio vivo. Il tributo con lo spartito consegnato da Conti è uno dei passaggi più riusciti della serata. Classe infinita.

FLOP

Gestione dei tempi – FLOP velocità eccessiva
Il ritmo imposto da Carlo Conti divide. Anche con meno cantanti in gara, la conduzione appare scandita da un cronometro invisibile: interventi rapidi, spazi compressi e improvvisazione ridotta al minimo. Persino momenti simbolici, come la consegna dei fiori ad alcuni artisti, risultano sacrificati alla tabella di marcia. Con un trio di co-conduttori come Lillo, Pilar Fogliati e Achille Lauro, l’impressione è quella di un potenziale sfruttato solo in parte. Il risultato? Uno show efficiente ma meno respirato.

Omaggio a Ornella Vanoni – FLOP imperdonabile
Il ricordo di Ornella Vanoni finito in una collocazione tardiva e percepita come frettolosa è lo scivolone più discusso della serata. L’esibizione della nipote Camilla Ardenzi, emotivamente comprensibile ma fragile sul piano vocale, non ha avuto il respiro solenne che un’icona della musica italiana avrebbe meritato. La sensazione diffusa è quella di un tributo “incastrato” nella scaletta, più funzionale ai tempi televisivi che alla memoria artistica.

Chiello-gate e caos conferenze – FLOP mediatico
Il caso del presunto divorzio artistico tra Morgan e Chiello diventa il primo vero cortocircuito mediatico del Festival. Tra dichiarazioni contrastanti e versioni divergenti, l’episodio trasforma un progetto musicale in un piccolo caso da retroscena sanremese. Il risultato è confusione comunicativa e attenzione spostata dal palco alle polemiche, con un effetto più gossip che artistico.

Una serata, dunque, segnata da contrasti netti: emozioni autentiche e performance di livello da una parte, gestione televisiva rigorosa e scelte narrative discutibili dall’altra. Sanremo resta spettacolo totale, ma quando la scaletta corre troppo, anche la magia rischia di restare senza il tempo necessario per sedimentare.

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