Vai al contenuto

Ucraina, Erri De Luca scuote la sua sinistra: “È il Paese più aggredito, pacifismo di parte”

Pubblicato: 26/02/2026 08:11

In un’intervista a Repubblica, lo scrittore Erri De Luca ribadisce una posizione netta e senza ambiguità: «Sempre e per sempre dalla stessa parte, la parte degli ucraini». In quattro anni di guerra in Ucraina, l’autore ha compiuto quindici viaggi umanitari a bordo del suo furgone, insieme all’amico Giacinto Fina, attraversando un Paese segnato dall’invasione russa ma ancora saldo nella propria determinazione.

Al suo ultimo viaggio, effettuato durante l’inverno, De Luca racconta di aver trovato una popolazione dalla «compatta tenuta morale», capace di adattarsi alle avversità. Secondo lo scrittore, l’esercito russo, non riuscendo a prevalere sul campo, tenterebbe di colpire le retrovie con bombardamenti mirati a generare il massimo disagio. Eppure, tra i civili, non percepisce stanchezza né rassegnazione. Al contrario, osserva «una crescente fiducia nel loro esercito» e sottolinea quanto pesi, sul morale collettivo, il sostegno dell’Europa e la certezza di non essere soli.
Leggi anche: Il sindaco Napoli si è dimesso. De Luca pronto al ritorno

L’Europa e il conflitto dimenticato

A quattro anni dall’inizio del conflitto, De Luca evidenzia come nei Paesi europei la guerra non occupi più le prime pagine. Le notizie si concentrano sui bombardamenti, ma l’attenzione emotiva appare affievolita. Nonostante ciò, lo scrittore riconosce che il sostegno dell’Unione europea è rimasto «solido, costante e rinnovato», favorendo una maggiore unità d’intenti anche con il coinvolgimento della Gran Bretagna.

Sulla diversa partecipazione alle mobilitazioni di piazza, De Luca si interroga sulla mancanza di empatia verso l’Ucraina, osservando come, in questo caso, le istituzioni europee si stiano comportando meglio dei rispettivi popoli.

Kherson e il rumore della guerra

Tra gli episodi più recenti, lo scrittore ricorda un momento vissuto a Kherson, mentre scaricava aiuti umanitari. Le cannonate provenienti dalla sponda russa del fiume Dnipro risuonavano in sottofondo, ma nessuno sembrava farci caso. «Si forma un callo sul sistema nervoso», spiega, descrivendo l’assuefazione al pericolo costante che segna le popolazioni in guerra.

Il conflitto attuale viene definito «più amaro e fratricida» rispetto alla Seconda guerra mondiale, quando ucraini e russi combattevano insieme contro l’invasione nazista. Oggi, invece, la frattura appare più profonda e dolorosa.

Fake news, politica italiana e pacifismo

Nel dibattito pubblico italiano, De Luca denuncia la diffusione di fake news, a partire dall’idea che la Crimea sia «sempre stata russa», definizione che respinge come una falsità storica. Contesta anche la narrazione di un’Ucraina sul punto di cedere, affermando di aver constatato sul campo il contrario.

Secondo lo scrittore, esiste una componente filorussa nell’informazione italiana, con riflessi politici anche nella Lega. Tuttavia, non ritiene che il sostegno a Kiev possa essere indebolito dalla competizione interna al centrodestra: il partito di maggioranza, osserva, resta filo-ucraino ed europeista.

Critico verso una parte della sinistra che invoca la pace «a tutti i costi», De Luca definisce questo approccio un «pacifismo sbilanciato», che finirebbe per chiedere all’Ucraina di dichiararsi vinta. La sola prospettiva concreta di pace, sostiene, sarebbe fermare Vladimir Putin o un suo avvicendamento interno.

Pace e futuro dell’Europa

Forte dell’esperienza maturata anche durante la guerra nell’ex Jugoslavia, De Luca descrive la pace come un insieme di piccoli gesti di fraternità. Le guerre, afferma, finiscono sempre, e chi ha espresso solidarietà agli aggrediti può riconoscere di aver contribuito, almeno in parte, a costruire la parola più attesa.

Nonostante le critiche ricevute per il suo schieramento, lo scrittore minimizza ogni polemica rispetto al valore dei carichi umanitari consegnati. Quanto al futuro, esclude che una figura come Donald Trump possa determinare la fine del conflitto. La guerra, a suo avviso, si concluderà solo con la rimozione di Vladimir Putin.

Quando ciò accadrà, l’Europa — prevede — uscirà più convinta della necessità di avanzare verso una Federazione degli Stati Uniti d’Europa e pronta ad accogliere l’Ucraina nel proprio mercato interno. Una prospettiva che, nelle parole di De Luca, rappresenta non soltanto un esito geopolitico, ma una scelta di campo morale rimasta immutata fin dal primo giorno di guerra.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure