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Cuore bruciato: l’inchiesta sul caso Domenico si allarga ad altri trapianti

Pubblicato: 27/02/2026 14:51

Si amplia l’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore eseguito con un organo ritenuto danneggiato. La Procura di Napoli, secondo quanto emerso, starebbe ora accendendo i riflettori anche su altri due casi sospetti avvenuti nello stesso centro trapianti, per verificare eventuali criticità sistemiche nei protocolli.

A far emergere nuovi elementi è la relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al Ministero della Salute, nella quale si evidenzia che la struttura disponeva già dal 2023 di tecnologie avanzate per il trasporto degli organi, in particolare del sistema “Paragonix”, un contenitore di ultima generazione per la conservazione ottimale. Secondo i documenti, a dicembre erano presenti tre dispositivi: due nella sala trapianti e uno di riserva in farmacia.

Nonostante ciò, l’équipe coinvolta nel prelievo del cuore destinato al bambino avrebbe dichiarato agli inquirenti di “non essere a conoscenza” della disponibilità del dispositivo in azienda. In assenza del box tecnologico, il trasferimento dell’organo da Bolzano a Napoli sarebbe avvenuto in condizioni ritenute dagli investigatori non adeguate.

Dalle testimonianze raccolte emerge inoltre un dettaglio ritenuto particolarmente grave: un operatore della sala operatoria dell’ospedale di Bolzano avrebbe riferito che l’équipe proveniente da Napoli non aveva con sé il contenitore sterile necessario. Secondo il verbale, sarebbe stato quindi utilizzato un comune contenitore di plastica per esami istologici, non sterile e normalmente destinato ai pezzi anatomici. L’organo, sempre secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato inserito in un sacchetto e poi collocato in questo recipiente di fortuna.

Gli inquirenti stanno ora valutando se la tragedia sia il risultato di una catena di errori umani o se esistano carenze strutturali nelle procedure di prelievo, conservazione e trasporto degli organi. L’attenzione della Procura si concentra anche sull’analisi di tabulati, immagini delle telecamere e protocolli interni dell’Azienda dei Colli, con l’obiettivo di ricostruire con precisione ogni fase della vicenda.

L’estensione delle verifiche ad altri episodi sospetti nel reparto di cardiochirurgia rafforza l’ipotesi investigativa di possibili falle nei protocolli del centro trapianti, mentre la famiglia del piccolo chiede verità e chiarezza su quanto accaduto. L’inchiesta punta ora a stabilire responsabilità individuali e organizzative, oltre a valutare eventuali criticità nella gestione della sicurezza dei trapianti all’interno del polo ospedaliero partenopeo.

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