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Emanuele Durante, arrestato il presunto killer: chi è e cosa lo lega alla famiglia Tufano

Pubblicato: 03/03/2026 09:44

Un’operazione ad ampio raggio, scattata quando la città era ancora immersa nel buio, ha portato in poche ore a oltre cinquanta arresti tra il centro e la Sanità, nel cuore di Napoli. Un blitz coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia che segna un nuovo capitolo nella strategia di contrasto alla camorra urbana, con l’obiettivo dichiarato di spegnere i motori delle stese e delle piazze di spaccio che da mesi alimentano tensione e paura.

L’intervento ha visto impegnati carabinieri, polizia e guardia di finanza in un’azione simultanea, costruita su tre distinti provvedimenti cautelari. Una risposta definita “muscolare” dagli ambienti investigativi, pensata per disarticolare le nuove geometrie criminali che stanno ridisegnando gli equilibri nei quartieri storici della città.
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L’omicidio di Emanuele Durante e il legame con i Tufano

Al centro di uno dei filoni dell’inchiesta c’è l’omicidio di Emanuele Durante, ucciso a marzo 2025 in zona Santa Teresa degli Scalzi. Per quel delitto è stato arrestato il terzo presunto responsabile. Un arresto che assume un peso particolare per il profilo dell’indagato, ritenuto vicino alla famiglia Tufano.

Un intreccio che riporta alla memoria un altro episodio di sangue: la morte del giovane Emanuele Tufano, rimasto vittima a piazza Mercato lo scorso ottobre in un contesto riconducibile al cosiddetto “fuoco amico” della sua stessa paranza. Un incrocio di parentele e dinamiche interne che, secondo gli investigatori, fotografa la complessità della criminalità napoletana, dove alleanze e contrasti si intrecciano in una rete fitta di rapporti familiari e fedeltà di gruppo.

La cattura del terzo presunto killer rappresenta, nelle intenzioni della Procura, un tassello decisivo per chiudere il cerchio su un delitto che aveva riacceso i riflettori sulla spirale di violenza nel centro cittadino.

Borgo Sant’Antonio e Mercato nel mirino

Mentre si stringeva il cerchio sull’omicidio, un secondo fronte operativo si apriva tra il Borgo Sant’Antonio e l’area del Mercato. Qui l’attenzione degli inquirenti si è concentrata su 39 soggetti sospettati di orbitare attorno ai clan Mazzarella e Contini, due nomi storici negli assetti della camorra.

Secondo l’impianto accusatorio, è in queste strade – tra attività commerciali e basi operative dello spaccio – che si gioca una partita cruciale per il controllo del territorio. Le indagini puntano a ricostruire una mappa aggiornata delle alleanze e delle pressioni esercitate per mantenere saldo il predominio sulle piazze, in un equilibrio che coinvolgerebbe anche interessi legati ai tradizionali assetti di Secondigliano.

La Sanità e l’estetica della violenza

L’ultima tranche dell’operazione ha interessato il quartiere Sanità, con 22 arresti che delineano uno scenario definito dagli inquirenti “strutturato e militarizzato”. Le immagini raccolte nel corso delle indagini mostrerebbero gruppi di giovanissimi in scooter, tatuaggi esibiti come segni di appartenenza e armi impugnate come simboli di potere.

Non solo spaccio di droga, ma una vera e propria rappresentazione della forza, funzionale – secondo l’accusa – a blindare le piazze e intimidire chiunque tenti di sottrarsi o ostacolare l’organizzazione. Un’estetica della violenza che diventa linguaggio di dominio e strumento di controllo sociale.

L’operazione coordinata dalla Dda di Napoli si inserisce in una più ampia strategia di contrasto alla nuova camorra metropolitana. L’obiettivo è smantellare le reti operative che alimentano stese, traffico di stupefacenti e omicidi mirati, restituendo spazi di legalità a quartieri storicamente segnati dalla presenza dei clan.

Le indagini proseguono, mentre la città osserva gli sviluppi di un’azione che punta a ridisegnare gli equilibri criminali e a interrompere una scia di violenza che negli ultimi mesi ha segnato profondamente il centro di Napoli.

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