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Guerra in Iran, cosa pensa Fini: “Meloni ha collocato l’Italia dalla parte giusta”

Pubblicato: 03/03/2026 11:49
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La guerra in Iran tra Stati Uniti, Israele e Teheran si complica e, mentre il Medio Oriente vive ore di forte tensione, in Italia il confronto politico si accende attorno a una domanda precisa: quale postura tenere davanti a uno dei dossier più instabili degli ultimi anni?
Nel pieno dell’escalation, interviene Gianfranco Fini. E lo fa con parole nette, che intrecciano lettura geopolitica e giudizio sulla linea del governo guidato da Giorgia Meloni, tra alleanze internazionali, credibilità europea e scelte di politica interna.

Il contesto: attacchi, nuovi fronti e nervi scoperti

La situazione sul campo resta fluida e delicata. Nelle ultime ore l’escalation ha toccato nuove aree del Medio Oriente, con attacchi incrociati e operazioni militari su più fronti, alimentando un clima di crescente instabilità regionale.

L’ambasciata Usa a Riad è stata colpita da droni, con un incendio e danni lievi all’edificio. Washington ha promesso una risposta e, secondo fonti militari, gli Stati Uniti si preparano a un “forte aumento” degli attacchi nelle prossime 24 ore.

Hormuz, Golfo e Libano: perché l’escalation pesa su tutti

Nel Golfo Persico, le difese aeree di Emirati e Qatar hanno intercettato missili balistici lanciati dall’Iran, mentre il Bahrein sarebbe stato preso di mira da droni e razzi contro una base americana. Lo Stretto di Hormuz resta uno snodo cruciale: centinaia di petroliere e navi Gnl risultano bloccate, con ripercussioni sui mercati energetici.

Parallelamente, Israele ha annunciato operazioni di terra nel sud del Libano contro Hezbollah, parlando di “misure tattiche” per garantire la sicurezza della popolazione. Raid aerei hanno colpito Beirut e Teheran, mentre l’Idf rivendica la distruzione di basi missilistiche e centri di comando delle Guardie Rivoluzionarie.

Fini sulla guerra in Iran: tra regime e apparati di potere

È in questo scenario che si inserisce l’intervento di Gianfranco Fini, ex presidente della Camera ed ex ministro degli Esteri, che in un’intervista ha preso posizione sulla crisi.

Fini ha definito “un fatto positivo” la fine della guida suprema Ali Khamenei, pur sottolineando che questo non significa automaticamente la caduta del regime degli ayatollah. Il sistema di potere iraniano, ha osservato, continua a poggiare su una struttura solida composta da Pasdaran e Basij, radicata nel Paese da decenni.

“Meloni ha collocato l’Italia dalla parte giusta”

Nel suo ragionamento, Fini difende la linea del governo guidato da Giorgia Meloni, sostenendo che in un contesto internazionale così complesso l’Italia abbia assunto una posizione chiara e coerente.

Secondo Fini, la fermezza dimostrata sull’Ucraina e l’equilibrio mantenuto sul fronte israelo-palestinese avrebbero rafforzato la credibilità internazionale del Paese. A suo giudizio, chi immaginava un’Italia isolata o euroscettica avrebbe dovuto ricredersi.

Europa e referendum: il quadro più ampio secondo Fini

L’ex leader politico richiama anche il rapporto con la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen e il peso assunto dall’Italia nelle dinamiche comunitarie. L’Italia, ha affermato, sarebbe tornata a essere un riferimento all’interno dell’Unione europea.

Infine, un passaggio sul referendum in materia di giustizia: Fini ha annunciato il proprio Sì, definendo la riforma necessaria e invitando a riportare il confronto sul merito, evitando toni propagandistici.

Una crisi globale, un riflesso domestico

Mentre il conflitto in Medio Oriente resta aperto e imprevedibile, l’intervento di Gianfranco Fini fotografa un punto: la guerra in Iran non è solo una questione lontana, ma un test che rimbalza anche nella politica italiana, tra posizionamento internazionale, scelte europee e clima interno.

Ed è proprio qui che il racconto si fa più vicino: perché, quando la tensione sale fuori dai confini, anche il modo in cui un Paese si presenta al mondo diventa parte della notizia.

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