Vai al contenuto

Domenico rimasto senza cuore per oltre mezz’ora in sala operatoria mentre cercavano di scongelare quello “bruciato”

Pubblicato: 03/03/2026 11:55

Un intervento atteso come l’unica possibilità di salvezza, trasformato in un caso giudiziario che oggi punta a chiarire ogni minuto trascorso in sala operatoria. È attorno a quella finestra temporale – oltre mezz’ora senza cuore – che si concentra l’inchiesta della Procura di Napoli sulla morte del piccolo Domenico, 2 anni e 4 mesi, deceduto il 21 febbraio dopo due mesi di ricovero sostenuto con Ecmo, il sistema di circolazione extracorporea.
Leggi anche: Cuore bruciato: l’inchiesta sul caso Domenico si allarga ad altri trapianti

Il nodo centrale riguarda il trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre all’ospedale Monaldi. Secondo quanto emerge dagli atti acquisiti, il cuore donato, proveniente da Bolzano, sarebbe arrivato in sala operatoria alle 14.30. Da quel momento si sarebbe aperta una sequenza concitata di eventi: la rimozione del cuore del bambino – durata circa 15 minuti – e la successiva scoperta che l’organo destinato all’impianto risultava completamente congelato, inglobato in un blocco di ghiaccio.

Il cuore congelato e i minuti decisivi

Dalle relazioni agli atti e dalle dichiarazioni rese dal personale sanitario emerge che il materiale refrigerante utilizzato per il trasporto non sarebbe stato ghiaccio convenzionale ma ghiaccio secco, circostanza che avrebbe provocato un congelamento profondo dell’organo. L’estrazione del contenitore interno dal box termico sarebbe risultata inizialmente impossibile.

Secondo la ricostruzione fornita dal primario dei trapianti pediatrici, Guido Oppido, la fase di cardiectomia del piccolo paziente avrebbe richiesto circa 15 minuti. Solo al termine di quella procedura sarebbe emersa la criticità: il secchiello contenente il cuore non poteva essere rimosso perché bloccato dal ghiaccio. Sarebbero stati necessari almeno altri 20 minuti, con l’utilizzo di acqua, per ottenere uno scongelamento parziale e poter accedere all’organo.

Le operazioni successive – lavaggi ripetuti con soluzione salina prima a temperatura ambiente e poi calda – avrebbero ulteriormente allungato i tempi, prima di procedere all’impianto, nonostante il sospetto di un possibile danno da congelamento. In assenza di alternative immediate, l’équipe avrebbe deciso di proseguire con l’intervento.

Le chat acquisite e l’autopsia

A rafforzare il quadro investigativo ci sono anche le conversazioni WhatsApp tra infermieri, acquisite dalla Procura. In uno dei messaggi, inviato intorno alle 15.00, si fa riferimento al cuore “nel ghiaccio secco” e alla difficoltà di impiantarlo. Alle 15.14 un altro messaggio descrive l’organo immerso in acqua calda per tentare lo scongelamento, mentre sarebbe già in corso la procedura di anastomosi. Gli inquirenti precisano che gli orari dei messaggi non coincidono necessariamente con quelli esatti delle manovre chirurgiche, ma rappresentano un elemento utile per ricostruire la cronologia.

Sette le persone indagate, tra cui lo stesso Oppido e la chirurga incaricata dell’espianto a Bolzano, Gabriella Farina. Entrambi avranno modo di chiarire la propria posizione nel prosieguo dell’indagine.

Oggi si svolge l’incidente probatorio con l’esame autoptico disposto dal gip Mariano Sorrentino. Gli accertamenti irripetibili riguarderanno sia il cuore donato sia quello del piccolo Domenico. Il giudice ha accolto la richiesta di ricusazione avanzata dalla famiglia, sostituendo uno dei periti con il professor Ugolini Livi.

La famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, chiede chiarezza su più punti: la possibilità di percorrere un’alternativa terapeutica in attesa di un secondo organo, l’eventuale lesione al ventricolo sinistro e l’esatto orario del clampaggio aortico. Tra le questioni aperte anche la presenza della cartella anestesiologica, documento ritenuto fondamentale per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi.

L’inchiesta punta ora a definire con esattezza il calcolo dei minuti, elemento chiave per comprendere cosa sia accaduto in quella mezz’ora cruciale. Saranno gli esiti dell’autopsia e delle consulenze tecniche a stabilire se vi siano state responsabilità nella gestione del trapianto e se il destino del piccolo Domenico avrebbe potuto seguire un percorso diverso.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure