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Paolo Mendico suicida a 14 anni, quattro compagni di classe indagati per stalking: “Preso in giro con insulti e minacce”

Pubblicato: 03/03/2026 13:47

La comunità di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina, è ancora scossa dal dolore per la scomparsa di Paolo Mendico, il quattordicenne che si è tolto la vita lo scorso 11 settembre 2025. Il ragazzo è stato rinvenuto dai genitori all’interno della sua camera da letto, proprio a ridosso dell’inizio del nuovo anno scolastico. Quella che inizialmente appariva come una tragedia privata si è trasformata in un complesso caso giudiziario che punta i riflettori sul fenomeno del bullismo e sulle presunte responsabilità di chi avrebbe dovuto vigilare sul benessere del giovane.
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Le indagini, attualmente in corso, hanno portato a sviluppi significativi sul fronte penale. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Messaggero, sono state aperte due inchieste distinte per fare luce sulle ultime settimane di vita di Paolo. La prima, coordinata dalla Procura dei minori di Roma, vede l’iscrizione nel registro degli indagati di quattro compagni di classe del ragazzo, di età compresa tra i 16 e i 17 anni, con l’ipotesi di reato di stalking. La seconda inchiesta, portata avanti dalla Procura di Cassino, procede invece per istigazione al suicidio contro ignoti, cercando di determinare se vi siano state negligenze fatali.

Le accuse di bullismo e le condotte reiterate

Il cuore dell’indagine riguarda le presunte vessazioni subite da Paolo all’interno dell’ambiente scolastico. Gli inquirenti ipotizzano l’esistenza di condotte reiterate consistenti in insulti, offese e minacce che avrebbero minato la stabilità emotiva del quattordicenne. Paolo sarebbe stato preso di mira per le sue caratteristiche fisiche: la sua statura e la sua corporatura esile erano diventate oggetto di scherno costante da parte dei coetanei.

In particolare, i capelli lunghi e biondi del giovane erano stati trasformati in un pretesto per deriderlo, tanto da affibbiargli il soprannome di “Nino D’Angelo“. Quello che per i compagni poteva apparire come un gioco crudele, per la vittima si sarebbe trasformato in un incubo quotidiano, un isolamento forzato che lo ha accompagnato fino al tragico gesto compiuto tra le mura domestiche. La magistratura sta ora cercando di ricostruire la frequenza e l’intensità di questi attacchi, per capire quanto abbiano pesato sulla decisione finale del ragazzo.

Il ruolo della scuola e le indagini sui docenti

Parallelamente alla posizione dei minori, l’attenzione della Procura di Cassino si è focalizzata sul ruolo degli adulti. L’obiettivo degli inquirenti è verificare se vi siano state omissioni o comportamenti penalmente rilevanti da parte di dirigenti, professori e personale scolastico. Si cerca di capire se i segnali di disagio manifestati da Paolo fossero stati colti o se, al contrario, le denunce e i campanelli d’allarme siano stati sottovalutati o ignorati.

L’inchiesta dovrà stabilire se l’istituto scolastico abbia messo in atto tutte le misure necessarie per contrastare gli episodi di bullismo segnalati e se vi sia una responsabilità oggettiva nel mancato intervento preventivo. Il confine tra la tragica fatalità e la responsabilità per istigazione al suicidio rimane l’asse portante di un’indagine che cerca giustizia per una vita spezzata troppo presto, in un contesto che avrebbe dovuto garantire protezione e crescita, anziché paura e derisione.

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